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A circa un anno dalle prime indiscrezioni, il percorso verso la creazione di una subholding italiana di Unicredit è tracciato e dovrebbe essere concluso entro ottobre. Già in aprile, una nota di Mediobanca Securities e un’altra di Banca IMI avevano confermato che il piano

era ormai in fase avanzata. E il post crisi Covid ne ha dato ora un’inevitabile accelerata, anche in vista della semestrale prevista per il 5 agosto.

La decisione di Unicredit di creare una subholding italiana – evidenzia Gabor David Friedenthal, partner di Exton Consulting – è una notevole inversione di tendenza rispetto al progetto one for client lanciato dal management quasi dieci anni fa. Esso tuttavia risponde soprattutto a una logica di ottimizzazione dei costi della raccolta e, nonostante possa dare adito a diverse speculazioni su possibili m&a, riteniamo che rientri nella logica di potenziamento stand alone del gruppo”.

Anche le cessioni, nei giorni scorsi, di npl per ulteriori 840 milioni di euro rispondono a questa logica. “Il gruppo – prosegue Friedenthal – sta cercando di creare le condizioni per rispondere solidamente a un contesto economico che si prospetta molto difficile nella seconda parte del 2020. E quello italiano potrebbe essere particolarmente penalizzato. In ogni caso ci aspettiamo – conclude il partner di Exton Consulting – che il gruppo riveda significativamente gli obiettivi del piano industriale della fine 2019 e che ne presenti una versione aggiornata all’inizio del 2021”.

Ieri, il capo economista di Unicredit, Erik Nielsen ha confermato la tendenza del gruppo evidenziandola come un percorso preferenziale per le banche europee, perché le fusioni crossborder serviranno ad abbassare il rischio degli istituti di credito, così come la creazione di una bad bank europea.