Una serie di onorificenze al suo attivo per “Le eccezionali qualità morali, intellettuali e professionali”, carriera militare tutta in ascesa che lo ha portato a ricoprire le cariche più prestigiose, partecipazione alla politica durata un ventennio e, non da ultimo, il suo impegno nel sociale; il Generale Luigi Ramponi è un personaggio di elevato spessore. Una bandiera italiana lo accompagna nel suo lungo tragitto di vita

“L'unico furto che ho fatto in vita mia” - sostiene – la stessa bandiera che portavo come Alfiere del Reggimento, l'ho ritrovata, da Colonnello, dimenticata in un cassetto, molti anni dopo. L'ho incorniciata e da allora mi ha sempre seguito, è venuta alla scuola di Guerra, negli Stati Uniti, alla Brigata, al Comando della Guardia diFinanza, ai Servizi Segreti, alla Camera, al Senato. Con lei dietro la mia scrivania io non ho paura di niente”.

Per il Generale la bandiera ha un significato profondo: “Nei luoghi pubblici si vedono bandiere, lerce, sporche, trasandate. La bandiera è il simbolo del tuo retaggio storico e dovrebbe essere esposta con orgoglio: linda. I giovani oggi sono sfiduciati e hanno perso il senso della Patria”.

E ai giovani, oltre che hai propri figli, il Generale dedica il libro “Val la pena divivere”, un'autobiografia ricca di aneddoti che si sono succeduti nella sua lunghissima carriera militare e politica, presentato nelle più autorevoli sedi istituzionali, primo fra tutti il Senato. “Sono stato restio per molto tempo nello scrivere un'autobiografia,  prosegue – poi ho deciso di mettere nero su bianco, episodi della mia vita, fantasiosa e ricca di incarichi entusiasmanti. Vieni al mondo senza che nessuno te lo chieda, muori senza che nessuno te lo chieda, in un attimo si conclude tutto”. Ho scritto il libro per far sì che i giovani traggano la convinzione che comunque val la pena di vivere”.

Nominato Generale nel 1979; dal 1977 al 1980, Addetto Militare presso l'Ambasciata italiana a Washington; dal 1982 al '85, Comandante della Regione Militare della Sardegna; dal 1985, Capo Ufficio del Segretario generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti; nel 1988, Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa; dall'1989 al '91, Comandante Generale della Guardia diFinanza e, dal 1991 al '92 Direttore del SISMI, per citare gli incarichi di maggior prestigio.

Avendo anche avuto una carriera politica, gli abbiamo chiesto un parere sulle elezioni amministrative,in particolare quelle romane, lui ci ha regalato un piccolo saggio su politica e Parlamento. “Sono stato in politica per venti anni, Senatore, fra i fondatori di Alleanza Nazionale e conosco bene il ruolo della politica e del Parlamento - esordisce –. Il Parlamento è come un'aula diTribunale dove c'è accusa e difesa, vale a dire, maggioranza e opposizione ma manca la corte. Detto ciò, ogni “sentenza” è già precostituita: vince la maggioranza. Trattasi di una cattiva impostazione istituzionale che taglia ogni valore al Parlamento. Di fatto siamo una Repubblica Governativa e non Parlamentare. Sprechiamo le migliori energie nelle polemiche e non ci concentriamo sui fatti. Il Paese è in una situazione davvero preoccupante, ma se non si da luogo a un riscatto morale ed etico, andremo sempre peggio e premieremo sempre di più la furberia.  La situazione di Roma è molto triste e non credo che i 5 Stelle faranno chissà che cosa. Roma va risanata e i romani devono collaborare. Nel mio libro, sulla politica scrivo la verità, quel tanto difarsa che c'è nella politica e di imbroglio nei confronti dei cittadini, un imbroglio che loro stessi vogliono ,in quanto protagonisti della classe politica”.

La solidarietà è un elemento molto forte nella vita del Generale Ramponi che si traduce in sostegno ad importanti iniziative di volontariato quali, la collaborazione con i Centri di recupero tossicodipendenti di Muccioli, di Don Gelmini e di Padre Morittu, a lui si debbono l'istituzione di un Centro diippoterapia per disabili e l'organizzazione di una campagna per la raccolta disangue. Anche la mensa dei poveri del Convento di S. Antonio a Roma ha sempre potuto contare sulla sua disponibilità, ha inoltre costruito due asili in Tanzania, che assicurano l'educazione e la nutrizione di centocinquanta bambini. “Occuparmi di solidarietà mi gratifica – dichiara -. L'ultima iniziativa che ho intrapreso, grazie al contatto con un sacerdote del Congo, è rivolta a 72 famiglie per sostenerne progetti di lavoro. I soldi non sono regalati ma prestati e verranno reimpiegati. In questo modo creeremo un notevole fondo a rotazione che finirà per dar vita al miracolo di costituire la sorgente dello sviluppo di una ragguardevole area di quel paese africano”.

E, infine, le Radici. Quelle che ognuno di noi si porta con sé per tutta la vita. Le radici del Generale Ramponi nascono in Emilia e si ramificano in molti luoghi, anche all'estero.  “Ho vissuto da ragazzo un periodo molto intenso; allora non si poteva discutere il fascismo perchè insieme al fascismo c'erano le monarchie, il comunismo, il nazismo. Eravamo più protagonisti allora di quanto non lo siano i ragazzi di oggi, più cattivi. Noi celebravamo Sparta, il proverbio cinese “fai soffrire a tuo figlio il freddo e la fame” , celebravamo certe forme dure dieducazione che secondo noi tempravano il carattere, l'uomo. Molti genitori oggi hanno rinunciato, per quieto vivere o per pigrizia e indolenza, al ruolo che i nostri genitori avevano con noi. Loro, pur amandoci infinitamente, sapevano essere duri. Per noi lo schiaffo o il castigo erano una liberazione, era un modo per rimediare all'errore commesso”. E con tristezza d'animo conclude “Mia mamma era un'insegnante elementare, non esiste in Italia un monumento alla madre e neppure alla maestra”.

 

Adriana Caccia - Intervista pubblicata nell’edizione cartacea di Tribuna Economica