Per Lucio è un viaggio visivo e sonoro nell’immaginario poetico e irriverente del cantautore bolognese Lucio Dalla. Una narrazione inedita del suo mondo condotta attraverso le parole del suo fidato manager Tobia e del suo

amico d’infanzia Stefano Bonaga. Il film unisce biografia e storia, realtà e immaginario, dando vita a un ritratto che attinge dall’infinito bacino dei repertori pubblici e privati, storici e amatoriali.

Liriche e musiche dipingono un’Italia sotterranea e sfumata, immergendo lo spettatore in una libera narrazione del Paese attraverso i tragici eventi del periodo e il boo economico. Il film attraversa un pezzo della storia recente del paese intrecciata alle diverse sfaccettature della biografia e dell’opera di Lucio. È una sorta di mosaico in cui si incastrano tessere di Storia generale con tessere di Storia particolare. L’evolversi del paese a partire dalla fine della seconda guerra mondiale viene raccontato attraverso il racconto per immagini della ricostruzione, della rinascita industriale e culturale che ha segnato gli anni ’50 e ’60, per trasformarsi in un ritratto della grande mutazione antropologica della società italiana segnata dallo sviluppo, mal temperato, delle città e dello spazio urbano; dalla grande migrazione operaia, dalla scomparsa dell’Italia contadina e l’affermazione di un paese operaio in cui l’automobile e le autostrade diventano oggetti principali del paesaggio. Così la Mille Miglia con le sue automobili sfreccianti e i suoi piloti/eroi, diventa lo specchio delle migliaia di operai ed operaie che sono diventati l’ossatura della grande fabbrica italiana della Fiat.

Le contraddizioni sociali emergono dai testi (prima di Roversi poi di Lucio) e trovano forma in immagini che riportano le asperità dello sviluppo sociale: il consumismo sfrenato e la rivolta degli esclusi, la classe dirigente e le trame eversive che segnano il paese con bombe ed attentati, stragi come quella del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. È una storia dell’Italia non solo di archivio, ma una trama storica visionaria che sovrappone lo sguardo collettivo allo sguardo dell’artista e del poeta.