L’economia statunitense continua a crescere a un tasso basso ma sostenibile, ma adesso è aumentata l’attenzione nei confronti della Fed. Lo scenario base dell’Istituto centrale americano prevede una fase di sviluppo moderato. Noi siamo più vicini alla visione

relativamente ottimistica di Janet Yellen piuttosto che ad altre previsioni di mercato più fosche; alcuni scenari prevedono addirittura un’imminente recessione degli Stati Uniti. A nostro avviso, queste preoccupazioni non hanno fondamento, specialmente data l’assenza di catalizzatori riconoscibili nell’economia reale. Una possibile causa delle forti vendite sul mercato può essere ritrovata nel continuo declino dei prezzi del petrolio (che sono scesi per breve tempo anche sotto i $28 a barile, per il Brent).

 

Molti esperti considerano questi recenti forti crolli dei prezzi un sintomo di un eccesso di offerta, causato da una sovrabbondanza di produttori non intenzionati a ridurre la produzione. Al contrario, i mercati hanno visto nei crolli delle quotazioni un sintomo della debolezza della domanda – forse persino un precursore che potrebbe portare a una recessione dell’economia a stelle e strisce

 

Malgrado la lenta crescita del PIL registrata nell’ultimo trimestre del 2015, non riteniamo di certo che sia imminente una recessione. D’altro lato, anche se l’economia resta vicina alla piena occupazione, ci sono pochi dubbi sul fatto che i tumulti di mercato e la continua caduta dei prezzi del petrolio abbiano spinto il FOMC a essere meno certo che l’inflazione possa raggiungere il target del 2% nei tempi previsti durante il meeting di dicembre.

 

Per questo, tenendo conto che il FOMC è pronto a reagire alle condizioni del mercato finanziario e che ci sono sempre meno probabilità di un’inflazione che tocchi a breve il target del 2%, riteniamo che i rialzi dei tassi di interesse, in precedenza previsti per il 2016, verranno con molta probabilità rimandati.

 

Nel complesso, le valutazioni sono diventate molto più attraenti dopo i recenti crolli. Le potremmo meglio descrivere come ‘ragionevoli’, dato il punto in cui ci troviamo nel ciclo economico, sebbene vada sottolineato che tale visione è fondata sulla premessa di una continua capacità di crescita dei rendimenti.   

 

I mercati “toro” di solito finiscono con una recessione o sono causati da una bolla sulle valutazioni – ora, non ci sono segnali di nessuna delle due. Un rallentamento nella crescita all’estero potrebbe condizionare l’economia degli USA, ma finora questo non si è verificato, anche considerando gli ultimi anni di crescita sotto la media in altre economie sviluppate o emergenti. Ci sono inoltre meno ostacoli da un punto di vista di bilancio, dato che Washington aumenta la spesa pubblica in vista delle prossime elezioni presidenziali.

 

Nel frattempo, i consumi – la parte più ampia dell’economia americana – continuano ad avere un buon andamento. Un’inflazione dei costi bassa, se non negativa, per le imprese (spinta dal crollo del prezzo del petrolio) dovrebbe anche aiutare a stimolare la crescita futura e supportare le aziende negli sforzi di offrire risultati migliori.

 

Infine, con l’inflazione che rimarrà contenuta, è probabile che la Fed approccerà in maniera più pacata i futuri rialzi dei tassi di interesse: dunque la politica monetaria dovrebbe rimanere accomodante. Dati questi fattori, rimaniamo ragionevolmente costruttivi, ma le prospettive da qui in avanti sono naturalmente ancora più specifiche per ogni titolo azionario di quanto non lo siano state in passato.

A cura di Helen Ford, Portfolio Specialist US Equities di T. Rowe Price