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Lo scenario internazionale, caratterizzato dall’incertezza a livello politico ed economico-finanziario, ha visto il 2019 chiudersi in linea con il suo inizio: rispetto all’anno precedente è stata registrata una marcata riduzione delle attività del mercato M&A

per le aziende a media capitalizzazione, con operazioni in calo del 15% circa. Nonostante questo, i risultati sono stati migliori di quanto si potesse auspicare. Come accade per tutti i mercati, infatti, anche Merger & Acquisitions è stato caratterizzato da una certa ciclicità: nello scorso decennio, per esempio, dopo un avvio in crescita si sono susseguiti cinque anni molto difficili che solo alla fine hanno lasciato spazio a una lieve ripresa.

Il Q4 2019 si è chiuso con un +160 miliardi di dollari nel valore aggregato delle operazioni: si tratta di risultati che consentono di guardare al decennio 2020 con un certo ottimismo. È quanto emerge dalla prima edizione annuale di Horizons, il report periodico sul mercato dell’M&A a cura di BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza alle imprese.

Q4 2019: lo scenario M&A a livello regionale. Se si guarda ai dati regionali registrati nel trimestre finale del 2019, emergono alcune interessanti variazioni. Dall’America Settentrionale in cui le operazioni sono state limitate (come del resto in tutto l’anno), alla Cina che ha invece mostrato segni di forte ripresa, passando per una diminuzione dei deal nell’area DACH e in India. Risultati estremamente positivi sono invece stati registrati tra Australasia, Asia, Regno Unito e Irlanda. E nel resto d’Europa?

Focus sull’Europa Mediterranea. Con 127 deal totali per un valore aggregato di 11,4 miliardi di dollari, il Q4 2019 nell’area dell’Europa Mediterranea ha registrato una forte diminuzione nel volume e nel valore delle transazioni, chiudendosi come il trimestre più lento dal 2014. Rispetto a quello precedente si è assistito a una significativa diminuzione nel volume delle transazioni (-20,1%) e del valore aggregato (-21,4%). Va tuttavia sottolineato che, rispetto allo stesso trimestre del 2018, il valore medio delle operazioni è aumentato, passando da 83,5 a 89,9milioni di dollari.

Per quanto riguarda il settore Private Equity, si è delineata una situazione piuttosto insolita per il Q4 2019. Il numero di deal è infatti diminuito rispetto al trimestre precedente passando da 41 a 35, ma se si guarda alle operazioni PE in proporzione al totale delle transazioni, si nota che la loro percentuale è cresciuta ed è arrivata a rappresentare il 27,6% del totale (rispetto al 25,8% del Q3 2019). Se si prende invece in considerazione il valore dei deal, si torna a registrare una forte diminuzione (-52,6% rispetto al trimestre precedente). La panoramica si chiude attestando il Q4 2019 del settore PE come il peggiore dal Q1 2016, con un valore medio dei deal diminuito drasticamente di quasi il 50% (da 125 milioni di dollari nel trimestre precedente a 69,3 in quello appena concluso).

In un contesto così complicato, il settore Industrial & Chemicals ha fatto da traino rivelandosi ancora una volta il settore più attivo. Nonostante il volume delle transazioni sia stato più basso rispetto ai trimestri precedenti, i 29 deal del Q4 2019 hanno rappresentato ben il 22,8% del totale. Segue il comparto Consumer, con 22 transazioni a rappresentare il 17,3% del totale.

È interessante notare come i settori Consumer e Real Estate siano stati gli unici due a registrare un aumento delle operazioni rispetto al trimestre precedente, attestandosi come quelli più performanti insieme a Technology, Media & Telecommunications.

Nel complesso, i 10 maggiori deal nell’Europa Mediterranea hanno rappresentato il 34,1% delle transazioni totali del trimestre, realizzate nei settori più diversi (Consumer, Industrials & Chemicals, TMT).

L’Italia si conferma un mercato interessate. In Italia, il 2019 si è chiuso con alcune operazioni di rilievo, tra cui l’acquisizione di una quota di maggioranza di GEDI Gruppo Editoriale da parte di EXOR S.p.A. e l’acquisizione di Industria Chimica Emiliana (ICE) da parte di Advent International, senza il ruolo di rilievo assunto da Zucchetti Group (51%) all’interno di Amilon.

Va infine ricordata una delle principali operazioni del trimestre, con la sua risonanza a livello globale: la fusione tra Group PSA e Fiat Chrysler Automobiles N.V., che ha dato vita al quarto maggior OEM al mondo per volume, terzo per fatturato.