Gli indici relativi alle categorie azionarie con specificazioni geografiche sono tutti positivi. Il record è detenuto dagli azionari Austria, che allungano in media del 29%, seguiti a breve distanza da Turchia e Brasile (performance in euro). La classifica si presenta estremamente

eterogenea per macro-aree. Si evidenzia una sovraperformance delle large cap sulle small in Europa, mentre il contrario si verifica sui mercati Usa. La standard deviation più elevata è del 27% ed è registrata dalla Turchia. Volatilità elevata anche in Norvegia e Brasile, mentre la categoria meno rischiosa è rappresentata dai frontier markets (6,5%). La massima perdita è stata registrata dagli azionari Norvegia (12,5%) ed in generale dai mercati europei, seguiti dagli Usa, mentre gli asiatici registrano il massimo draw down più contenuto. Esiste una lieve correlazione inversa tra rendimento e livelli di rischiosità.

Anche le specializzazioni settoriali mostrano risultati sensazionali. In testa troviamo le energie alternative con un +27%, forti di un trend ormai strutturale, seguite da finanza ed energia tradizionale. Bene anche risorse naturali ed i metalli, trascinati da una parziale ripresa della produzione. Il ranking è chiuso dall'immobiliare e dai metalli preziosi che, senza la copertura in euro, cedono quasi il 7%.

La volatilità massima è registrata dalla finanza (34%) mentre gli investimenti socialmente responsabili sono tra le categorie meno volatili. Il massimo draw down penalizza i metalli preziosi e raggiunge il 17%. Tra le categorie obbligazionarie a dominare sono gli asset convertibili, soprattutto se coperti in euro, valuta in forte apprezzamento nel periodo. Il rally degli azionari trascina, inoltre, anche gli high yield. I bond di Usa e Asia risultano penalizzati dalla flessione del dollaro e registrano variazioni anche negative.  In Europa i long term sovraperformano le scadenze brevi, mentre negli Usa si verifica il fenomeno opposto.