La Federal Reserve ha aumentato i tassi di 50 pb e ha comunicato l’inizio della riduzione del suo bilancio a partire da giugno. La banca centrale americana ha anche segnalato la probabilità di rialzi dei tassi di 50 pb nei prossimi due incontri. Durante il Q&A, il presidente Powell ha risposto

a chi chiedesse se i tassi più alti avrebbero spinto l’economia statunitense verso una recessione, affermando che il mercato del lavoro è ancora incredibilmente stabile e che i consumi rimangono sostenuti. Nonostante Powell abbia minimizzato la probabilità di un rialzo di 75 pb, l’incontro è stato complessivamente caratterizzato da toni ancora abbastanza aggressivi, con la dichiarazione sui molteplici rialzi di 50 pb per le riunioni a venire e la prospettiva che tali rialzi non aumenteranno materialmente il rischio di una recessione. La Banca d’Inghilterra rimane estremamente indietro sul percorso di inasprimento monetario. La banca centrale inglese ha, infatti, alzato i tassi di interesse all’1% ma ha previsto che l’inflazione raggiungerà il 10% entro la fine dell’anno – il che implica che i tassi reali rimarranno probabilmente profondamente in territorio negativo nel Regno Unito. In teoria, la BoE dovrebbe alzare i tassi in modo aggressivo, anche a rischio di indebolire ulteriormente i consumi britannici. Tuttavia, pensiamo che la BoE continuerà a rimanere in ritardo sul suo percorso nella lotta all’inflazione, soprattutto per colpa delle sfide post-Brexit. La volatilità è aumentata in tutte le asset class questa settimana, poiché le banche centrali sono rimaste ferme sulla necessità di inasprire la politica monetaria. I maggiori movimenti sono stati registrati soprattutto dalle attività direttamente colpite dalla stretta monetaria, ad esempio i rendimenti e gli spread sul credito. I tassi sono quasi al di sopra dei livelli del 2018 e gli spread di credito si sono ampliati al di sopra dei valori del 2018. Entrambe le asset class non hanno sottoperformato in modo significativo rispetto alle azioni e alle materie prime dall’inizio dell’anno. A nostro avviso, i rendimenti potrebbero essere ancora più alti, dato che, secondo i nostri modelli, l’inflazione statunitense dovrebbe rimanere sopra il 5% fino alla fine dell’anno. Ai livelli attuali, tuttavia, gli spread iniziano a sembrare interessanti e pensiamo che essi stiano prezzando i rischi di una recessione. Mentre è probabile che la crescita sia debole a causa della stretta monetaria, i nostri modelli mostrano finora consumi forti in grado di sopportare tassi più alti.