Con una raccolta di 1 miliardo e 67 milioni di euro da 219 emissioni nel 2021, l’industria è in netta ripresa rispetto ai 900 milioni da 191 emissioni del 2020. A crescere è anche il numero di intermediari e investitori interessati a questi strumenti alternativi, oltre alla quantità di imprese

italiane che impiegano tale tipologia di finanziamento. Lo confermano i dati emersi dall’ottavo report sui minibond, pubblicato a marzo 2022 dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano. Le Pmi costituiscono il 99% del tessuto imprenditoriale italiano. Tuttavia, la ridotta dimensione aziendale e la natura familiare delle proprietà rappresentano spesso un freno nella ricerca di nuovi finanziatori e nel reperimento di fondi presso gli investitori istituzionali. Dietro questa scarsa propensione si cela anche la forte tendenza “bancocentrica” delle fonti di finanziamento, che in Italia è più alta rispetto ad altri Paesi europei. Per le imprese, inoltre, sono aumentate le difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari a causa della prolungata fase recessiva che ha colpito l’economia italiana, in conseguenza della crisi finanziaria globale e della crisi dei debiti sovrani. Sono proprio le piccole e medie imprese a subire le ripercussioni delle restrizioni del credito, in termini sia di minori erogazioni sia di costi più elevati soprattutto con un’accezione di medio termine. In questo scenario esistono nuove fonti di finanziamento per la crescita delle Pmi. Il governo ha varato negli anni una serie di provvedimenti a sostegno delle imprese, per favorire nuovi canali alternativi al credito tradizionale e agevolare il ricorso al mercato dei capitali, al fine di incrementare la competitività. Con il Decreto Sviluppo e il Decreto Sviluppo Bis è stata rivista la disciplina relativa a tutti gli strumenti di debito emessi da piccole e medie imprese e da società non quotate, tra cui le obbligazioni a medio-lungo termine (i cosiddetti Minibond). Il Decreto Destinazione Italia, inoltre, ha introdotto specifiche misure per eliminare ulteriori vincoli di natura normativa e fiscale, agevolando la diffusione di forme di finanziamento di medio-lungo termine alternative o complementari a quelle bancarie. Tra le principali novità è utile ricordare l’agevolazione dell’investimento in Minibond per assicurazioni e fondi previdenziali e la possibilità per il Fondo Centrale di Garanzia di prestare garanzie anche alle società di gestione del risparmio, per gli investimenti dei fondi specializzati in Minibond. La diversificazione delle fonti di credito può offrire innumerevoli opportunità per generare liquidità per il consolidamento e la crescita delle imprese. Il ricorso ai Minibond consente alle Pmi di fruire di una serie di vantaggi.

L’emissione di un Minibond, inoltre, rappresenta una “prova generale” in vista di potenziali steps di crescita successivi, come il private equity e la quotazione in Borsa, certamente meno invasiva dal momento che non comporta alcuna variazione nella compagine societaria. Lato investitori, invece, il mercato dei Minibond consiste in una nuova asset class che si configura sul mercato italiano come de-correlata dalle classiche esposizioni ai mercati azionari e obbligazionari concentrati sui grandi emittenti. Gli investitori istituzionali hanno l’opportunità di diversificare i loro portafogli con tipologie di attivi che offrono un efficiente rapporto tra rischio e rendimento e che sono tuttavia caratterizzati da un profilo di bassa liquidità. Solitamente la politica d’investimento perseguita è quella del buy and hold, che consiste nella sottoscrizione degli strumenti al momento dell’emissione e il mantenimento in portafoglio fino alla naturale scadenza. Alla luce dei vantaggi tangibili nei tempi e nei costi di accesso al capitale, attivare strumenti di finanza alternativa per la propria azienda è la strada giusta da percorrere. I Minibond, in particolare, sono strumenti innovativi e complementari rispetto al credito bancario, chiamati ad assolvere a un’unica finalità: veicolare il risparmio, privato e istituzionale, verso le piccole e medie imprese.

Per le Pmi ricorrere quindi al supporto di un Advisor finanziario rappresenta una scelta strategica per valutare la fattibilità dell’operazione di emissione. Questa figura gestisce il processo di comunicazione tra azienda emittente e investitore, ha il compito di guidare la strategia dell’operazione (timing dell’emissione, controvalore di titoli, scadenza, possibile tasso di interesse) e affianca l’impresa nei rapporti con gli altri soggetti coinvolti, in particolare con il team di gestione del fondo di investimento. L’Advisor, in particolare, svolge un ruolo chiave nel supporto alla costruzione di un business plan dettagliato, credibile e trasparente che rappresenta un elemento fondamentale dell’emissione, in quanto in nessun caso le risorse derivanti dalla sottoscrizione dell’obbligazione dovranno essere destinate al finanziamento di precedenti debiti in scadenza o supportare la gestione del circolante. Per le Pmi, nello specifico, la predisposizione di una corposa e dettagliata documentazione può rappresentare uno sforzo produttivo che richiede energie, tempo e talvolta anche sensibilità non sempre alla portata di una piccola realtà produttiva.