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Nelle ultime settimane i mercati stanno ponendo attenzione alle trimestrali delle più importanti società americane, ovvero quelle quotate nell’S&P 500. In particolare, dai dati usciti fino ad ora, gli analisti si attendevano dei risultati migliori, poiché il numero di aziende che hanno battuto le stime risulta

inferiore alla media degli ultimi 5 anni, a causa degli utili eccezionalmente elevati registrati nello stesso periodo dell’anno scorso e del rallentamento dell’economia. Si veda l’ultima revisione al ribasso della crescita del Pil Usa stimata dal Fondo Monetario Internazionale per il 2022: +2,4%, ovvero 1,4 punti percentuali in meno rispetto a quanto dichiarato ad aprile. I settori che iniziano a soffrire maggiormente sono quelli ciclici, con quello finanziario e dei consumi discrezionali che hanno segnato i ribassi più ampi. Ad esempio, per il finanziario, a mancare le stime degli analisti, tra le altre, è stata J.P. Morgan, dove si è registrato un aumento degli accantonamenti per coprire i potenziali crediti deteriorati possibili con la minore crescita. Invece, grazie agli alti prezzi delle materie prime, l’energetico ha realizzato profitti record, confermandosi il settore che ha accresciuto maggiormente gli utili rispetto all’anno scorso. Inoltre, nonostante il forte apprezzamento del dollaro americano abbia disincentivato le esportazioni dagli States, i colossi petroliferi Exxon Mobil e Chevron, che generano più del 50% dei ricavi al di fuori dagli Stati Uniti, sono riusciti a contenerne l’impatto. Tuttavia, un dato da monitorare con attenzione è quello dei margini di profitto poichè, attestandosi mediamente attorno all’11,3%, risultano in diminuzione rispetto al primo trimestre dell’anno dove, secondo le società, a pesare è stata l’inflazione, che a giugno ha toccato il +9,1% su base annua. Dalle aziende tech sono arrivati dei dati più in chiaroscuro. Netflix ha registrato un calo degli abbonati inferiore al previsto, ma la forza del dollaro ha avuto comunque un impatto significativo sui ricavi. Su Snapchat e Meta a pesare è l’advertising, che fa disattendere le aspettative su entrambi i titoli. A brillare in borsa, invece, è stata Microsoft che, seppur di poco sotto le stime degli analisti, ha registrato ricavi per 51.87 miliardi, grazie agli enormi profitti generati dal cloud computing, un segmento che sta mantenendo una buona marginalità nonostante le prospettive economiche siano meno rosee. Infine, sia Amazon che Apple sono riuscite a battere le attese sui ricavi, nonostante le pressioni inflazionistiche, facendo salire in borsa il valore delle due Big Tech.