«La firma dell’addendum al protocollo di intesa per il nodo ferroviario di Padova è un passo avanti sostanziale verso la città del futuro, ha il merito di fissare con definitiva chiarezza i rispettivi impegni progettuali e realizzativi (rimasti a lungo ambigui, e perciò eludibili),

sull’Alta Velocità da Vicenza a Padova, sulla riqualificazione dell’attuale stazione di Padova centrale e la connessa ricucitura e riqualificazione urbana nell’area circostante fino al Polo dell’innovazione in fiera e a Padova Uno, sul raddoppio del binario di Interporto, indispensabile per supportare la crescita dei traffici e valorizzare l’investimento nelle nuove gru a portale. Nodi decisivi non solo per il futuro del sistema Padova, ma integrati in una visione organica, di rango metropolitano che riguarda lo sviluppo, la competitività e l’attrattività di tutto il Veneto centrale, che ridisegna la mobilità intermodale del quadrante Est quindi a servizio del nuovo Policlinico universitario e rilancia, mi auguro definitivamente, il completamento di un’opera di cui oggi avvertiamo tutta l’urgenza funzionale per connessioni rapide, sostenibili e di area vasta, come il Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr). È un esito istituzionale e un punto di chiarezza lungamente atteso, fortemente voluto e sostenuto in ogni modo e in ogni sede da Assindustria Venetocentro, e dalle categorie economiche attraverso l’ente camerale, a cui dovrà seguire altrettanto lavoro di squadra per le risorse necessarie». Così Massimo Finco, Presidente Vicario di Assindustria Venetocentro, dopo la firma a Palazzo Moroni dell’addendum al Protocollo di intesa per la valorizzazione del nodo ferroviario di Padova tra Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, Regione Veneto, Comune di Padova, Rete ferroviaria italiana e Fs Sistemi urbani.

«Il rafforzamento della dotazione infrastrutturale e logistica - continua Finco - è condizione imprescindibile per la ripartenza di un’area a forte vocazione manifatturiera, al crocevia dei flussi merci e passeggeri verso gli altri Paesi europei, verso i quali è rivolto il 63% delle nostre esportazioni. Crediamo che sia una delle chiavi di volta per il rilancio dell’economia nazionale e del Veneto nell’attuale, difficile fase di ripartenza. Ma deve essere fatto con un’azione determinata e continuativa, con investimenti e tempi certi, coinvolgendo i territori, a cominciare da quelli trainanti il resto del Paese, semplificando e velocizzando procedure e finanziamenti, anche con procedure eccezionali, laddove necessario, come avvenuto a Genova. Se le infrastrutture rappresentano davvero il volàno della nostra ripresa, i tempi lunghi dei nostri cantieri sono una palla al piede. Otto-dieci anni per l’Alta Velocità a est di Verona fino a Padova sono drammaticamente incompatibili con i tempi dell’economia e della competizione internazionale. Per questo chiediamo alla Signora Ministro De Micheli e al Governo e per le sue competenze alla Regione Veneto, che l’Alta Velocità da Verona a Venezia possa rientrare tra i progetti da finanziare attraverso il Recovery Fund e sia inserita tra quelli da commissariare per abbattere i tempi, in quanto progetto strategico, non solo per il Veneto e l’intero Paese, ma una volta completata la Milano-Venezia, anche per l’Europa, considerato che va a completare il corridoio Mediterraneo dalla Spagna all’Ucraina. L’auspicio è che questo progetto segua la lezione imparata con il ponte di Genova e permetta la realizzazione di un’opera altrettanto veloce e di qualità».