Lo studio congiunturale realizzato dalla Camera di commercio con riferimento al secondo trimestre dell’anno ha approfondito il tema della finanza aziendale. Alla fine del citato periodo l’impatto dell’emergenza sanitaria sulla situazione finanziaria viene giudicato

ancora grave dagli imprenditori bergamaschi, ma in attenuazione rispetto alle valutazioni fatte dopo i primi tre mesi dell’anno: in tutti i settori diminuisce infatti la quota di imprese che pensa di non riuscire a recuperare le perdite accumulate durante il confinamento, percentuale che si attesta intorno al 25% con l’eccezione dell’industria, dove tale valore scende al 15%.

Allo stesso tempo si allarga la fetta di imprese che afferma di non avere avuto effetti negativi, passando dal 5% al 10% nell’industria, dal 7% all’11% nell’artigianato e dal 9% al 15% nei servizi. Solo nel commercio al dettaglio si assiste a una riduzione della quota di imprese “immuni” dagli effetti del Covid-19 (dal 31% al 26%). Va però sottolineato che, da un lato, la percentuale rimane superiore agli altri settori e che, dall’altro, tale riduzione si accompagna a una significativa crescita delle imprese che pensano di recuperare le perdite in tempi più o meno brevi.

Nonostante questi primi segnali positivi, lo shock causato dalla pandemia sulla situazione finanziaria delle imprese rimane di eccezionale gravità, mettendo in difficoltà gran parte delle realtà imprenditoriali non solo per la riduzione di fatturato e ordini, ma anche per la necessità di continuare a sostenere costi. Le imprese della provincia hanno fatto fronte all’emergenza accrescendo l’indebitamento, come dimostra la brusca discesa della percentuale di chi dichiara un rapporto tra mezzi terzi e mezzi propri inferiore a 1. Il calo rispetto al 2019 è significativo per tutti i settori, in particolare per commercio e servizi, e porta queste percentuali vicine ai valori registrati nel 2014, certificando così l’interruzione di quel processo di rafforzamento patrimoniale e riduzione della leva finanziaria che ha caratterizzato gli ultimi anni e che ha comunque consentito alle imprese di affrontare la crisi del 2020 da una posizione finanziaria più solida.

Le principali fonti di finanziamento a cui le imprese bergamasche hanno fatto ricorso nell’ultimo anno si confermano l’autofinanziamento e il credito bancario, anche se con percentuali generalmente in calo rispetto al 2019. In particolare risulta in diminuzione l’autofinanziamento, in linea con la tendenza alla crescita dell’indebitamento: la quota di imprese che si finanziano con risorse interne cala moderatamente nell’industria, ma in maniera significativa nell’artigianato, nel commercio al dettaglio e nei servizi. Aumenta invece in maniera rilevante l’utilizzo di contributi pubblici, anche grazie alla mole di strumenti messi in campo dalle istituzioni per sostenere le imprese.

Anche il credito commerciale ha rappresentato un’ancora di salvezza per molte imprese, che hanno a loro volta subito gli effetti negativi dei ritardi di pagamento dei loro clienti: il ricorso a questa forma di finanziamento è cresciuto in tutti i settori con l’eccezione dell’industria, raggiungendo il 16% nei servizi e nel commercio al dettaglio. Le previsioni degli imprenditori per i prossimi sei mesi confermano queste tendenze, indicando un minor ricorso alle fonti tradizionali dell’autofinanziamento e del credito bancario e un’ulteriore crescita di contributi pubblici e credito commerciale.

Il bisogno crescente di liquidità da parte delle imprese emerge chiaramente come spinta preponderante per la richiesta di credito, in netta crescita rispetto al 2019: se l’anno precedente tale motivazione raccoglieva circa il 40% delle risposte ora rappresenta circa il 60% dei casi. I finanziamenti destinati a investimenti produttivi rimangono però al secondo posto, registrando un calo non eccessivo rispetto al 2019 e addirittura una crescita nel settore dei servizi, a testimoniare la volontà delle imprese di ricominciare a pianificare il futuro. La dimensione di impresa si conferma una variabile fondamentale nel determinare la propensione all’investimento, come emerge dal valore significativamente superiore registrato nell’industria. Aumenta inoltre la quota di imprese che ha chiesto finanziamenti per consolidare o ristrutturare un debito già esistente.

Il tema della liquidità ha rappresentato il problema più urgente nel pieno dell’emergenza sanitaria, quando la riduzione, o l’interruzione, dell’attività ha reso difficile sostenere le spese correnti per una percentuale di imprese bergamasche comprese tra il 31% dell’industria e il 50% dell’artigianato. Il canale di trasmissione principale della crisi di liquidità sono stati i ritardi di pagamento dei clienti, soprattutto nei servizi e nell’industria e poi nell’artigianato. Nel commercio al dettaglio hanno pesato maggiormente i costi di adeguamento ai protocolli di sicurezza e le spese di magazzino.

Nonostante le istituzioni abbiano potenziato gli strumenti di garanzia di accesso ai prestiti e abbiano cercato di snellire le procedure burocratiche per accedere ai finanziamenti, i giudizi espressi sulle condizioni di accesso al credito evidenziano una maggiore insoddisfazione rispetto al 2019. Il 45% delle imprese industriali, che beneficiano di una maggiore dimensione aziendale, non riscontra criticità, ma negli altri settori sono in questo caso solo un terzo circa dei rispondenti.

L’aspetto più critico è quello legato alla tempestività, elemento cruciale quando scarseggia la liquidità: solo due imprese su tre giudicano adeguati i tempi per l’accesso al credito, con un sensibile peggioramento denunciato dai servizi e dal commercio al dettaglio. Giudizi severi anche per le condizioni accessorie, sebbene con un deterioramento meno marcato rispetto al 2019.

Commenta questi risultati il presidente Carlo Mazzoleni: “Le condizioni eccezionali di questo primo semestre dell’anno hanno lasciato traccia anche nella finanza aziendale. Le imprese hanno reagito allo shock cogliendo le opportunità messe a disposizione dalle istituzioni. Dalle risposte raccolte si avverte un bisogno di credito per sostenere le spese correnti, cui fanno fronte criticità legate alle procedure di accesso. Per altro verso si intravede un segnale incoraggiante da chi prevede orizzonti più corti per il recupero delle perdite rispetto alle prime valutazioni.”