Tra gennaio e settembre, le vendite del made in Brescia in Germania sono diminuite di circa 437 milioni rispetto allo stesso periodo del 2019: si tratta della dinamica (in termini monetari) più negativa tra tutte le province italiane. A pesare su tale evoluzione

sono in particolare modo i comparti metalmeccanici, che, con un venduto pari a 1.620 milioni, valgono nel complesso il 77,1% dell’export bresciano in Germania. Per contro, il settore alimentari e bevande è stato l’unico protagonista di una crescita delle esportazioni, pari all’11,4% (+8 milioni): A evidenziarlo è una ricerca del Centro Studi di Confindustria Brescia su dati ISTAT. La Germania si conferma comunque il principale partner commerciale della provincia di Brescia, nonostante gli effetti della pandemia da Covid-19. I dati cumulati dei primi nove mesi del 2020 indicano che la quota di esportazioni verso la Germania vale il 19,7% delle esportazioni bresciane totali e il 31,4% di quelle verso i Paesi UE.

Un primato che resiste, nonostante il brusco ridimensionamento dei valori dovuto alla pandemia, che ha causato, nei primi nove mesi del 2020 su base annua, una contrazione delle vendite sul mercato tedesco del 17,2% e delle importazioni del 16,6%. Riguardo alle sole esportazioni, la dinamica trimestrale degli ultimi due anni mette in evidenza un andamento negativo già a partire dal secondo trimestre del 2019, in coincidenza con il rallentamento del commercio mondiale e con un indebolimento dell’economia tedesca. Il quarto trimestre 2019 segna un calo delle esportazioni bresciane verso la Germania del 10,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (tendenziale), il primo trimestre 2020 del 10,9%. È con il secondo trimestre 2020 tuttavia che si rileva la contrazione maggiore (-30,4%), seguita da un rallentamento nella caduta nel periodo estivo (-9,8%).

Tra le province italiane, Brescia è al secondo posto, dopo Milano, per valore delle esportazioni verso la Germania: 2.101 milioni nel periodo gennaio-settembre 2020, una quota pari al 5,2% del totale nazionale. Seguono: Bergamo (1.794 milioni), Torino (1.491), Verona (1.480) e Vicenza (1.476). Risulta invece al primo posto della classifica delle province italiane per valore del saldo commerciale, pari a 1.005 milioni. Al secondo posto si colloca Chieti (809 milioni), seguita da Treviso (778), Reggio Emilia (621) e Cuneo (520).

Nel dettaglio, per quanto riguarda i settori e in particolari i già citati comparti metalmeccanici, i prodotti della metallurgia segnano un -22,2% (-158 milioni), i mezzi di trasporto un -33,0% (-103 milioni), i prodotti in alluminio un -19,6% (-67 milioni), macchinari e apparecchiature un -11,8% (-59 milioni). Al di fuori della metalmeccanica va segnalata la forte discesa sperimentata dagli articoli in gomma e materie plastiche (-27 milioni, -15,3%).

La contrazione dell’export bresciano in Germania appare coerente con la brusca frenata dell’attività produttiva nel paese: nel terzo trimestre del 2020, nonostante un recupero del 14,0% congiunturale, la produzione nell’industria in senso stretto si attesta al di sotto del 9,8% nei confronti dello stesso periodo del 2019. Va inoltre sottolineato come la crisi economica derivante dalla pandemia si sia inserita, come accennato, in un contesto già in rallentamento per la locomotiva tedesca, un movimento iniziato addirittura nel secondo semestre del 2018.

Nell’ultimo trimestre dell’anno, il manifatturiero tedesco avrebbe proseguito la risalita: l’indice PMI di Markit si è infatti attestato stabilmente in area di crescita, raggiungendo a dicembre i livelli massimi da tre anni a questa parte (58,3). Una performance che non riguarda il comparto dei servizi, che rimane invece “al palo” (47,0), a seguito delle chiusure imposte dal secondo lockdown. Vi è una diffusa preoccupazione, tuttavia, circa la recrudescenza dei contagi rilevata nelle ultime settimane in Germania: la conta dei decessi ha superato le 42 mila unità, con un trend in accelerazione. Nonostante ciò, lo stock dei positivi per ogni milione di abitanti (pari a circa 23 mila) rimane ben al di sotto di altri paesi europei come Regno Unito (46 mila), Spagna (45 mila) Francia (43 mila) e Italia (38 mila).