E’ quanto risulta dall’elaborazione dei dati sull'andamento delle assunzioni e cessazioni relativi ai primi sei mesi del 2022, presentata dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro Settore Sviluppo della Provincia Si tratta di un risultato molto positivo, anche se più contenuto

in confronto ai primi semestri dei passati 2021 e 2019, e con segni di rallentamento della dinamica negli ultimi mesi, in particolare a giugno. Qualsiasi buon esito è purtroppo reso provvisorio dall’attuale crisi energetica che si sta già abbattendo in modo pesante sulle nostre aziende - spiega il Presidente della Provincia di Bergamo La Provincia rimane a disposizione come referente territoriale, e a tal proposito sarà riconvocata a breve la cabina di regia provinciale per prepararci, congiuntamente al mondo del lavoro e della formazione, ad affrontare le sfide che l’autunno ci ha già annunciato”.

I flussi delle nuove assunzioni (78.202 tra gennaio e giugno, +22,9% sullo stesso periodo del 2021) e delle cessazioni (69.210, +31,8% ) confermano la ripresa della mobilità del mercato del lavoro dipendente in provincia. L’incremento delle uscite è in larga misura attribuibile alla successione di rapporti temporanei e alle dimissioni volontarie, mentre i licenziamenti economici, in aumento, sono ancora al di sotto dei livelli del periodo antecedente il loro blocco.

Il rallentamento nel secondo trimestre dipende in parte da un esaurimento fisiologico della fase di rimbalzo post-Covid. Inoltre, ulteriori aumenti della domanda di lavoro da parte delle imprese sembrano frenati non soltanto dalle grigie previsioni sul ciclo economico, minacciato da inflazione e rischi di recessione, ma dai limiti di espansione dell’offerta di lavoro in provincia imposti dalla demografia, dai disallineamenti di competenze e professionalità e dalle dimensioni esigue della riserva di persone in cerca di occupazione, cioè disoccupati e inoccupati. Incertezze sul breve e medio periodo, vincoli dell’offerta e la stessa intensa riallocazione di lavoratori tra imprese e settori che s’intravede dietro il massiccio flusso di dimissioni delineano una fase di consolidamento più che di espansione dell’occupazione: la crescita annua a metà 2022 risulta composta per circa due terzi da contratti in apprendistato o a tempo indeterminato e solo per un terzo da rapporti temporanei. La variazione netta dei rapporti a tempo indeterminato è trainata dalla progressione delle stabilizzazioni, cioè delle trasformazioni contrattuali dal tempo determinato al tempo indeterminato (7.445 nel primo semestre) in continuo incremento dalla metà del 2021. E’ la conseguenza, traslata di qualche trimestre, del boom delle assunzioni temporanee riattivatesi nella seconda metà dell’anno scorso. Le stabilizzazioni sono diffuse in tutti i settori, segno di una tendenza generalizzata delle imprese (e incentivata dagli esoneri contributivi) a investire su rapporti di lunga durata. Le transizioni dal bacino del lavoro temporaneo a quello più strutturale si traducono, soprattutto per le attivazioni permanenti, in un aumento del peso relativo dei profili professionali di medio e alto livello, dalle professioni impiegatizie a quelle tecniche e di alta specializzazione. In tutti i macrosettori la variazione occupazionale è positiva ma in rallentamento. Nel composito insieme del commercio e servizi il saldo del primo semestre 2022 è particolarmente consistente nelle attività di trasporto e magazzinaggio, seguite a distanza dai servizi operativi alle imprese e dai servizi di alloggio e ristorazione; modesto nel commercio all’ingrosso e al dettaglio; negativo per banche, sanità e assistenza sociale e altri servizi alle persone. Dopo la pesante penalizzazione subita dalle lavoratrici nel 2020-2021, le assunzioni femminili sono in recupero, con una dinamica più intensa di quelle maschili. La crescita netta tra giugno 2021 e giugno 2022 è per oltre la metà rappresentata da donne. Poco meno della metà della crescita annua dei dipendenti è attribuibile ai lavoratori stranieri che si confermano come la componente più mobile e flessibile del mercato del lavoro provinciale, anche perché concentrati nei contratti temporanei e nelle professioni meno qualificate e più soggette a turn over. Infine si rilevano segnali positivi per l’occupazione giovanile: più della metà delle assunzioni riguardano lavoratori con meno di 35 anni e la loro incidenza sulle attivazioni a tempo indeterminato sale in tre anni dal 47,3% al 50,1%.