Il comparto dell’auto, per il quale l’anno si prospettava difficile già prima dello scoppio della pandemia, continua ad attraversare una fase critica, complici le decisioni attendiste di famiglie e imprese nel sostenere acquisti e investimenti di importi rilevanti, come ad esempio

gli autoveicoli. In questo senso è possibile leggere il calo del 24% evidenziato da Istat per le vendite all’estero di autoveicoli nei primi otto mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre la componentistica italiana registra un calo delle vendite del 26% nei primi sette mesi del 2020. In particolare, verso i Paesi Membri dell’Unione Europea il calo dell’export nel settore automotive ha segnato un -25,5% (gen-ago 2020 vs. gen-ago 2019), mentre al di fuori del mercato unico, il calo si è assestato a un -22,3% nello stesso periodo. Il primo mercato di destinazione di automezzi italiani sono gli Stati Uniti, che hanno mantenuto una domanda più alta della media (-17,4%). L’export verso il Giappone e Turchia, invece, ha visto una crescita, rispettivamente, dello 0,3% e del 7,5%.

Negli ultimi dati disponibili relativi ad agosto 2020 si evidenzia comunque un primo segnale positivo: +7,9% dell’export di autoveicoli rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Secondo le previsioni del Rapporto Export di SACE, l’export del settore dei mezzi di trasporto segnerà quest’anno una riduzione del 10,2%, mentre è attesa una buona ripresa già dall’anno successivo (+11,9%), dovuta al fatto che il mercato potrà contare su parte della domanda rimasta inespressa nel 2020 e anche ad una maggiore propensione dei consumatori ad acquistare nuovi veicoli, considerati più sicuri dei trasporti pubblici in un frangente di diffusi contagi, optando eventualmente anche per veicoli a minore impatto ambientale sfruttando gli incentivi agli acquisti offerti in alcuni Paesi.