L’industria dell’automotive è una delle più coinvolte nel tema del cambiamento climatico e della transizione energetica. Tuttavia, il contesto geopolitico e macroeconomico attuale può rappresentare un freno temporaneo verso una mobilità più sostenibile. Infatti, sebbene l’intenzione del Parlamento Europeo

e della Germania sia quella di uno stop in Europa entro il 2035 per gli autoveicoli a combustione interna, e delle loro emissioni, il Ministro della Transizione Ecologica italiano si è fatto portavoce di una proposta più accomodante per i Paesi europei, cercando di estendere sia la data di “stop” proposta dall’Unione Europea, che i termini di emissioni prodotte dai convenzionali autoveicoli. A frenare la transizione, dunque, non solo concorrono le difficoltà di approvvigionamento (e gli alti prezzi) delle materie prime necessarie all’industria, come il cobalto, il nickel ed il litio, in cui la Cina e la Russia giocano un ruolo fondamentale nelle forniture, ma anche le incertezze sul futuro dell’economia globale. Infatti, a inizio dello scorso mese, il fondatore della più grande azienda produttrice di autoveicoli elettrici, cioè Tesla, temendo una recessione negli Stati Uniti, ha annunciato la volontà di ridurre il personale dell’azienda del 10% e, per il momento, fermare le assunzioni. Le intenzioni dei grandi gruppi automobilistici, invece, sono altre: continuare apportare ingenti investimenti nel tema ed imporsi il prima possibile, a livello mondiale, come validi produttori, creando veicoli competitivi sia in termini di prezzi, che di efficienza, e conquistando così importanti quote di mercato. Di fatti, come si può vedere dal grafico sopra riportato, secondo uno studio, Volkswagen, così come altre aziende, sta puntando a diventare leader nel settore entro il 2024 e, in tal senso, programma di investire circa 90 miliardi di dollari nel prossimo futuro, inaugurando in Europa nuove fabbriche per la realizzazione di batterie. Similarmente, il colosso giapponese Toyota, principale produttore di autoveicoli al mondo, e leader nel settore dei motori ibridi, ha impiegato 8 mila miliardi di yen ($70 miliardi) nel tentativo di elettrificare la produzione già entro il 2030 e, in vista di un sempre più crescente mercato delle auto a zero-emissioni, lo scorso anno ha presentato 16 nuovi modelli che inizieranno ad essere messi in commercio nei prossimi anni. In totale, secondo gli analisti, nonostante le difficoltà nel breve periodo, le grandi multinazionali del settore prevedono di allocare circa 500 miliardi di dollari, tra il 2022 e il 2026, nella rivoluzione che inevitabilmente riguarderà l’intera industria automobilistica, cercando di imporsi come leader in un settore molto competitivo, ma ancora agli albori