L’area pesa per il 40% del totale in termini di potenza cumulata installata da FER. Al Sud il 26% della nuova potenza fotovoltaica ed il 95% della nuova potenza eolica del Paese. • Guardando al futuro, “Competenze, Connessioni e Competitività” (le 3 C) rappresentano le nuove sfide.

Potenziare queste tre dimensioni è l’obiettivo primario da perseguire. Le risorse ci sono ed è ora il momento che il Sud Italia faccia il definitivo salto di qualità. 2 Srm – Mezzogiorno: panorama economico di mezz’estate 2022 Exsecutive Summary Il contesto socioeconomico meridionale è caratterizzato, come per il resto dell’Italia, dagli effetti degli ultimi eventi. Alle difficoltà generate dalla pandemia si sono aggiunte quelle legate al conflitto tra Russia e Ucraina che hanno aggravato le fragilità macroeconomiche del Paese generando un nuovo shock alla ripresa; l’aumento dei prezzi delle materie prime, la crisi energetica e la fragilità delle supply chain globali sono solo alcuni degli elementi da considerare nell’attuale dibattito geo-economico per gli effetti che potranno generare nel breve e medio/lungo termine. Il 2021 si è chiuso con una ripresa, seppur parziale, dell’economia (a livello nazionale la crescita del Pil è stata del 6,6%, mentre per il Mezzogiorno del 5,9%) e le stime per il 2022 erano inizialmente indirizzate ad un ulteriore recupero; tuttavia, gli eventi più recenti hanno portato ad una correzione rapida e continua dell’indicatore. A seguito di tutti i possibili impatti generati (diretti, indiretti ed indotti), si è stimata quindi per il Mezzogiorno una revisione al ribasso della crescita del Pil nell’anno in corso. Revisione che, anche sulla base degli ultimi dati Istat relativi al primo trimestre 2022, portano da circa un +3,7% dello scenario pre-bellico ad un intervallo che va dal +2,6% al +3%. Andamento simile si prevede anche a livello nazionale: tra il +2,9% ed il +3,3%, a fronte del +4,1% ante-guerra. Allo stesso tempo, va segnalato il forte recupero dell’export: i dati del primo trimestre 2022 mostrano per il Sud una crescita del 26,3% rispetto all’analogo periodo del 2021 (con 14,8 miliardi di euro di export), a fronte di +22,6% medio a livello nazionale. Altro elemento centrale per l’attuale momento storico è la presenza di nuovi strumenti di contrasto alla crisi economica e sociale generata dagli eventi trascorsi; strumenti che hanno previsto una considerevole mole di risorse da investire, anche nella logica dei nuovi paradigmi comunitari di una transizione verde e digitale. Ecco, quindi, che per i prossimi anni il Mezzogiorno avrà a disposizione oltre 210 miliardi di euro, dei quali circa 80 miliardi relativi al PNRR da utilizzare in maniera sinergica e complementare con gli altri Programmi, in primis con i fondi strutturali 2021/27 che prevedono per il Sud 54 miliardi di euro. Le risorse per reagire alle attuali crisi, quindi, ci sono, ma ciò non è sufficiente. È, infatti, ora necessario puntare sulla capacità progettuale e sull’efficacia della spesa al fine di intraprendere un percorso di rilancio che garantisca non solo la tenuta del sistema, ma anche una nuova crescita che punti, tra l’altro, ad un riequilibrio territoriale. Ed è proprio nella logica di un’efficace progettualità che bisogna tener presente tutti i punti di forza e le debolezze del territorio, per valorizzare i primi e ridurre i gap che contraddistinguono il Mezzogiorno in riferimento alle seconde. In tale contesto, alcuni settori specifici (come il turismo, l’energia, i trasporti e l’economia sociale) assumono una particolare rilevanza per il rilancio e la resilienza del Mezzogiorno, uniti a quei fattori trasversali che ne possono ulteriormente stimolare la crescita (si pensi, ad esempio, a ricerca e innovazione ed alla sostenibilità). Decisivo sarà poi il ruolo giocato dal mondo imprenditoriale e, soprattutto, dalle grandi aziende del territorio. La survey che SRM conduce annualmente sul tessuto manifatturiero meridionale, con una particolare attenzione per le imprese più grandi, mostra un 3 Srm – Mezzogiorno: panorama economico di mezz’estate 2022 considerevole aumento della loro propensione ad investire, elemento che funge da traino alla crescita dell’intera area. Il tessuto industriale rappresenta sicuramente un possibile vettore di sviluppo, configurandosi come traino per il rilancio dell’intero sistema territoriale, in particolar modo oggi che le trasformazioni in atto, da un lato, e le risorse disponibili, dall’altro, richiedono un grande impegno a parte di tutti i soggetti presenti.