Il deterioramento è stato ampio e ha riguardato anche i servizi, segnalando che l'effetto di riapertura si stava esaurendo verso la fine dell'estate. A nostro avviso, una contrazione del Pil potrebbe ancora essere evitata nel 3T22, non nel 4T22. I dati Istat mostrano che a settembre la fiducia

dei consumatori è scesa di nuovo al livello di luglio, il più basso da maggio 2020, in pieno periodo di pandemia. I consumatori sono sempre più preoccupati per l'andamento dell'economia e prevedono un peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie. Unitamente alle crescenti preoccupazioni sulla disoccupazione futura, ciò si traduce in una minore propensione all'acquisto di beni durevoli, secondo Paolo Pizzoli, Senior Economist di Ing.

La fiducia è scesa per la terza volta consecutiva nel settore manifatturiero, registrando il livello più basso da febbraio 2021, trainata dall'indebolimento dei beni di consumo e intermedi, dove gli ordini hanno registrato il terzo peggioramento consecutivo. Il calo è stato molto più contenuto nel settore dei beni di investimento, forse a causa del continuo sostegno del Fondo europeo di ripresa e resilienza. Le aspettative di produzione sono diminuite in modo marcato in tutti i settori, indicando un ulteriore deterioramento della spinta dell'industria sul fronte dell'offerta nel quarto trimestre del 2022. Il settore delle costruzioni è stato l'unico a registrare un miglioramento della fiducia, recuperando parzialmente il terreno perso ad agosto. A quanto pare, l'impatto dei generosi incentivi fiscali sulle costruzioni edilizie è ancora in atto e le crescenti aspettative occupazionali delle imprese sembrano riflettere la fiducia nel fatto che le condizioni restino favorevoli.

Dopo essersi stabilizzata nei primi mesi estivi, la fiducia nel settore dei servizi ha subito un brusco calo a settembre, raggiungendo il livello più basso dal febbraio 2022. Ciò ha coinvolto tutti i sottosettori, suggerendo che l'effetto di riapertura, favorito dal rilancio dei flussi turistici, sta svanendo. Ciò sembra confermato dal calo di fiducia dei dettaglianti. Nel complesso, i dati sulla fiducia di settembre indicano un ampio deterioramento del quadro economico italiano. Riteniamo ancora che, nonostante un probabile freno del settore manifatturiero, i servizi e le costruzioni potrebbero essere riusciti a generare una piccola espansione del Pil nel corso del 3T22. Tuttavia, l'effetto congiunto della pressione dell’inflazione sui redditi disponibili e di un probabile indebolimento della produzione industriale a fronte di un raffreddamento degli ordini renderà quasi inevitabile una contrazione del Pil nel 4T22, segnando l'inizio di una recessione tecnica. Per il nuovo governo italiano si prospetta un inizio difficile: in un contesto di mancata crescita dovrà immediatamente fare i conti con la realtà, elaborando una legge di bilancio in cui le promesse elettorali dovranno fare i conti con l'evaporazione dello spazio fiscale.