I tassi d’interesse globali, in particolare front-end, sono aumentati drasticamente negli ultimi mesi, poiché gli alti livelli d’inflazione a livello globale si sono rivelati meno transitori di quanto le autorità monetarie avessero previsto. La Banca d’Inghilterra ha già aumentato i tassi,

la Fed ha accelerato il proprio tapering del QE, e anche la BCE ha dovuto respingere le aspettative del mercato nei confronti un rialzo già alla fine del 2022. Inutile specificare che la maggior parte dei titoli bancari europei attualmente non ingloba alcun potenziale dalla crescita dei tassi, con stime che non apportano alcun beneficio e con i multipli dei titoli sensibili ai tassi scambiati a sconto (a differenza degli Stati Uniti, dove vengono negoziati con un premio). Tuttavia, con l’inflazione dell’Eurozona che attualmente si trova al livello più alto da quando fu istituita la moneta unica, le possibilità che la BCE possa seguire le orme della Banca d’Inghilterra e della Fed stanno certamente aumentando, e qualsiasi aumento del tasso di base produrrebbe un enorme beneficio per il settore. In alcuni casi, come in quello di Commerzbank, pochi aumenti potrebbero arrivare a raddoppiare i guadagni. Benché non si tratti del nostro caso base per il 2022, se l’inflazione dovesse rimanere elevata, e più difficile da domare di quanto previsto dalle autorità monetarie, le banche europee ne trarrebbero un enorme vantaggio, agendo come una forte copertura dall’inflazione.

Da quando il divieto di distribuire dividendi è stato finalmente revocato a settembre, il rendimento del capitale è stato un forte driver per le banche europee. Durante il periodo di un anno e mezzo del divieto, le banche europee hanno accumulato una significativa quantità di capitale, e le perdite sui prestiti hanno raggiunto una sola frazione di ciò che era stato inizialmente temuto. Da quel momento, singoli annunci di grandi pagamenti – compresi i riacquisti di azioni, avvenuti per molte banche europee per la prima volta da più di quindici anni – hanno incrementato i rendimenti prospettici ben più del 10% per diverse banche di alta qualità. Ci aspettiamo che nuovi annunci di questo tipo si verifichino nel 1° trimestre in concomitanza con i risultati del 4° trimestre, e/o durante le giornate del mercato finanziario in cui vengono presentati nuovi piani aziendali. Inoltre, crediamo che sia improbabile che tali rendimenti elevati persistano – i profitti a due cifre sono tipicamente accompagnati da bilanci deboli, non da aziende che emergono da una recessione con livelli record di capitale in eccesso. Mentre il mercato elabora tali alti rendimenti, ci aspettiamo che questi continuino a dirigere il re-rating più vicino al 3.5%, la media a lungo termine per questo settore.