A Bari è stato presentato  il 10° Rapporto su ‘la finanza territoriale’ in Italia. Un lavoro sviluppato attraverso la partnership di sei istituti di ricerca socioeconomica: IRES Piemonte, IRPET Toscana, SRM, Éupolis Lombardia, Ipres Puglia e Liguria Ricerche.

 

L’evento è realizzato con il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dell’Aisre (Associazione Italiana di Scienze Regionali).

Il Rapporto monitora e analizza l'evoluzione delle entrate e delle spese degli enti territoriali italiani. In aggiunta, quest’anno si esamina, con un focus speciale, l’avvio delle Città Metropolitane, la grande sfida che toccherà il governo locale italiano.

Diversi gli aspetti considerati, a partire dal bisogno di ricercare accordi e compatibilità nella finanza dei comuni di ogni area metropolitana (in particolare si esamina la situazione torinese), proseguendo sulla progettualità infrastrutturale ed economica di area vasta (esaminata nel caso di Napoli e di Firenze), oppure sull’integrazione dei servizi (Bari). Altri aspetti trattati sono l’impostazione normativa data dalla Legge “Del Rio” ed il rapporto con le Regioni.

Il Rapporto esamina anche la difficile congiuntura economica, finanziaria  e normativa della finanza territoriale. L’evoluzione decennale (da quando iniziò la pubblicazione del volume) mette in evidenza il cambiamento intervenuto dal 2008 per tutti gli enti territoriali: le uscite correnti iniziano a contrarsi, seppur lentamente, per Province, Regioni e più recentemente anche per i Comuni e gli enti sanitari.

Negli ultimi due anni la persistenza della crisi economica ha portato l’accumularsi di manovre indette per ridurre l’indebitamento, per razionalizzare la spesa, per stimolare la crescita. Ma non mancano le incongruenze tra le stesse.

La spending review ha prodotto più una riduzione drastica che una razionalizzazione della spesa; le misure per sboccare i crediti delle imprese verso le P.P.A.A. hanno inciso solo sulle spese correnti, e gli investimenti non hanno registrato alcuna inversione di tendenza. 

Il 2013 ha poi visto un dibattito confuso sulla sospensione dell’Imu sulla prima casa, poco chiaro ai contribuenti, soprattutto negli esiti finali: si stima che l’impatto della Tasi in termini di pressione fiscale potenziale non si discosti molto da quella Imu anche perché tutti i capoluoghi italiani hanno applicato le aliquote massime della Tasi sull’abitazione principale, nonché quelle massime di Imu e/o Tasi per il resto degli immobili. A fronte dell’incertezza sulle risorse molte amministrazioni hanno puntato sulle leve rimaste, come l’aumento dell’addizionale sull’Irpef.

I processi in corso sono molteplici e di grande rilevanza: dall’impatto della crisi e dell’austerità fiscale; all’evoluzione della fiscalità locale di origine immobiliare; dal riassetto istituzionale (forme associative dei comuni, partecipazioni degli enti locali,  funzioni delle Province) alle nuove regole di bilancio in pareggio.

Disporre di un monitoraggio dell’intervento locale, complessivo e nelle sue specifiche dimensioni tematiche, risulterà quindi sempre più importante, soprattutto se saprà cogliere i suoi riflessi sul territorio e quelle particolarità locali che spesso sfuggono negli aggregati di finanza pubblica.

Nel corso dell’ultimo decennio (2003-2012) il totale della spesa pubblica italiana ha visto aumentare la propria incidenza sul Pil, passando dal 48,1 al 50,6%.

La spesa per la sanità, nel decennio considerato, è aumentata, passando da un’incidenza rispetto al Pil del  6,4% nel 2003 ad una del 7,3% del 2012, valore perfettamente in linea con quello medio dell’Unione Europea, leggermente inferiore a quello di Francia e Regno Unito (rispettivamente 8,3% e 8%), e più elevato di quelli di Germania (7%) e Spagna (6,2%).

Segue l’istruzione, con una percentuale di spesa per l’Italia in calo dal 4,8% al 4,2%, valore decisamente più basso della media europea (5,3%) e delle percentuali di Francia e Regno Unito (6,1%), ma sostanzialmente in linea con quello di Germania (4,3%) e Spagna (4,5%).

Gettito dell’addizionale Irpef: aumenta nel 2013 e passa dai 3,6 miliardi del 2012 ai 4,1 miliardi del 2013 (+16%). Il carico fiscale passa quindi da 61 euro pro capite a 70 euro pro capite medi nel 2013.

Nel 2013 il gettito  sul patrimonio immobiliare che è andato ai comuni è pari a 311 euro pro capite, di cui 184 da Imu e 127 da Tares. Nel 2012, anno di pieno funzionamento dell’Imu, il gettito è stato pari a 23,7 miliardi, di cui 13 per i comuni. Di questi 3,8 sono frutto dello sforzo fiscale aggiuntivo richiesto dagli enti oltre a quello standard.Nel complesso è evidente che il mancato pagamento sull’abitazione principale nel 2013 abbia determinato una riduzione consistente delle entrate.

Indebitamento complessivo di Regioni, Province e Comuni pari a oltre 98,6 miliardi di euro con un peso sul Pil del 6,3%. Se si considerano i dati assoluti, l’area con il maggior stock debitorio è il Mezzogiorno con un ammontare pari a oltre 31 miliardi di euro che gravano sul Pil complessivo dell’area per l’8,5%. Segue il Nord-ovest con un debito di quasi 28,3 miliardi di euro e un’incidenza del 5,6%.

Mutui per investimenti: nuove concessioni 2012 pari a 1,443 miliardi di euro, valore che fa registrare una contrazione del 23,6% rispetto al 2011. Il Nord-ovest è la macro area in cui si registra il maggior ricorso allo strumento con un importo di 581 milioni di euro corrispondenti al 40,3% del totale nazionale.

Sempre sui Mutui, a livello regionale, al primo posto vi è la Lombardia che, con un importo di 373 milioni di euro, assorbe il 25,8% del dato Italia; seguono Lazio e Friuli con un peso che ammonta, rispettivamente, al 23,9% e all’8,9% del totale. Campania e Calabria prime nel Sud con 43 e 73 milioni.

Project financing: 2.987 gare nel 2013 per un volume di oltre 5 miliardi di euro. Rispetto al 2012, la domanda è in calo sia in riferimento al numero (–2%) sia in riferimento al relativo importo (–35%).