Le pressioni inflazionistiche in Usa stanno rallentando con la crescita dei salari nel mese di dicembre a +0,3% contro +0,6% previsto dagli economisti. Anche la creazione di posti di lavoro è rallentata nel mese di dicembre a 223.000 nuovi occupati. L’ISM Servizi, inoltre, è calato di 6,9 punti

scendendo sotto la soglia di 50 a 49,6 per il mese di dicembre, mentre l’indice del settore manifatturiero è sceso per il secondo mese consecutivo a 48,4 da 49 di novembre. Questi dati hanno alimentato le aspettative di minori rialzi dei tassi da parte della FED, nonostante quanto riportato nei verbali dell’ultima riunione del FOMC pubblicati lo scorso mercoledì. I dati macro di Eurozona sono stati positivi, con ad esempio le vendite al dettaglio in Germania salite nel mese di novembre e diversi indici PMI migliorati per il mese di dicembre. In calo anche l’inflazione in Germania, Francia ed Italia. I dati sembrano allontanare il rischio di una profonda recessione in Eurozona per il momento.

Avvio d’anno positivo per i mercati europei, con l’Italia tra i migliori indici. I listini europei (indice Stoxx 600) si sono portati sui massimi da 7 mesi. Le recenti misure market friendly del governo cinese hanno sostenuto gli indici locali. Le autorità hanno approvato nuovi sostegni al settore immobiliare in difficoltà. L’Hang Seng ha chiuso così la settimana in rialzo di oltre il 6%. Tencent ed Alibaba hanno guadagnato circa $100 mld di capitalizzazione in questo avvio di 2023, dopo che l’anno scorso avevano perso oltre ¼ del loro valore di borsa. L’indice MSCI China è in rialzo di circa il 50% dai minimi di 11 mesi toccati lo scorso ottobre. Le azioni americane hanno chiuso la prima settimana positiva in un mese, riuscendo a recuperare dopo un avvio debole. Martedì scorso è trascorso un anno esatto da quando l’S&P 500 toccò il suo massimo storico il 03/01/2022.

La lettura deludente dell’ISM servizi negli Usa ha contribuito a far scendere i rendimenti dei Treasury. Il decennale americano ha così chiuso la settimana con un calo dei rendimenti di 32 bps. Il rendimento del decennale tedesco ha registrato il più forte calo settimanale della storia.

Valute e materie prime

La debolezza del dollaro ha contribuito a sostenere il comparto delle commodity (Oro e Argento in primis) in generale sul finire di settima scorsa e dopo un avvio debole. Il petrolio ha sofferto i cali delle sedute di martedì e mercoledì su timori per l’espansione di casi di Covid in Cina, l’aumento della produzione Opec ed il taglio dei prezzi da parte dell’Arabia Saudita.

Nella settimana saranno pubblicati alcuni indicatori di produzione industriale in Europa, oltre che numerose letture di inflazione, tra cui anche quella americana. Il consensus prevede un calo a 6,5% a/a per il dato globale (contro 7,1% precedente), mentre quello “core” a 5,7% a/a (da 6%). Un rallentamento marcato dell’inflazione potrebbe alimentare le aspettative di una FED meno aggressiva, con un rialzo di 25 bps nel prossimo meeting del 1° febbraio (rispetto a 50 bps del mese di dicembre). Se confermato, questo dovrebbe sostenere l’appetito degli investitori per gli attivi di rischio, mentre il dollaro soffrirne. Le misure cinesi più favorevoli alla crescita del Paese sono previste avere un impatto positivo anche se nel breve ci sarà una certa incertezza legata all’evoluzione dei casi di Covid.