Il moderno settore finanzia­rio in Russia è nato praticamente da zero, e la sua formazione “è stata influenzata da una serie di fattori sociali ed economici fon­damentali, tra cui la diversifica­zione dell’economia, il livello di benessere della popolazione, lo sviluppo

delle istituzioni statali e giuridiche, il grado di integra­zione nei mercati globali dei ca­pitali”.  Il modello del mercato finan­ziario russo “è in gran parte si­mile a quello di altri mercati emergenti, come Messico, Ar­gentina, Indonesia, Turchia, Ka­zakistan e Pakistan”. Le sue ca­ratteristiche sono “il predominio delle banche sugli istituti finan­ziari non creditizi, la tendenza degli agenti economici a investi­re facendo affidamento su risor­se proprie e il ruolo preminente del bilancio statale nella ridistri­buzione delle risorse finanzia­rie”. La digitalizzazione e l’intro­duzione di innovazioni tecnolo­giche nell’industria finanziaria russa sono i fenomeni più impor­tanti degli ultimi anni e il loro ritmo accelera ogni anno.

Ambasciatore Razov, quali risultati ha ottenuto l’econo­mia russa nell’ultimo anno, quali sono le previsioni per il 2020?

Nel 2019, la crescita del Pil della Russia è stata dell’1,3%, si mantiene la tendenza al miglio­ramento dei principali indicatori macroeconomici. Secondo l’a­genzia di statistica, le dinamiche migliori sono state dimostrate dal settore finanziario e assicura­tivo (9,7%), alberghiero e della ristorazione (3,2%) e minerario (2,7%), in particolare dell’estra­zione del gas naturale e conden­sati (10,6%), nonché dei minera­li e metalli non ferrosi (9,2%). Nel settore manifatturiero, la produzione di prodotti farmaceu­tici (18,6%) e di prodotti finiti in metallo (8,7%) ha registrato una crescita molto intensa. Il tasso di inflazione è stato pari al 3%, mentre il tasso di disoccupazione è stato del 4,7%.

Ugualmente le previsioni per il 2020 sono nel complesso favo­revoli, anche se, naturalmente, la diffusione dell’infezione di coro­navirus e un forte calo dei prezzi mondiali del petrolio possono determinarne alcune rettifiche.

Quali settori e indirizzi so­no di reciproco interesse per la cooperazione in materia di in­vestimenti?

Secondo la Banca di Russia, a metà del 2019, gli investimenti diretti italiani complessivi in Russia ammontavano a 5,3mld di dollari. L’Italia, relativamente a questo parametro, supera paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Giappone, il Belgio, la Spagna, il Canada, la Norvegia e altri. Gli investimenti diretti rus­si in Italia sono stati pari a 2,8mld di dollari.

Oggi, la cooperazione più at­tiva tra i nostri paesi si realizza in settori quali: energia, industria mineraria, meccanica, costruzio­ne di macchine utensili, ingegne­ria aereonautica, agricoltura.

In particolare, Lukoil è pro­prietario della raffineria Isab in Sicilia, Pao NK Rosneft è azio­nista del Gruppo Pirelli. Rusal è proprietaria della fabbrica di al­lumina Eurallumina” in Sarde­gna. Tra i maggiori investitori italiani in Russia vanno citati il gruppo Enel, Leonardo, Pirelli, Barilla, Coeclerici, Cnh Indu­strial, Iveco, Danieli, Marcega­glia, Cremonini, Ferrero, Mena­rini, Cimolai e molti altri.

L’Italia è uno dei paesi lea­der dal quale è possibile il trasfe­rimento tecnologico necessario alla modernizzazione dell’indu­stria russa. È noto che la Russia esporta molte materie prime. Questo è al tempo stesso un pro­blema e un’opportunità di cresci­ta. Ci sono prospettive colossali nella lavorazione del legno. Lo stesso vale per il petrolio greg­gio e il gas naturale: la petrolchi­mica e la chimica del gas, la pro­duzione e l’introduzione del car­burante per motori a gas si stan­no sviluppando attivamente. C’è anche una domanda di tecnolo­gie moderne per la produzione di componenti automobilistici, l’e­nergia rinnovabile, l’elettrotecni­ca e il comparto agro-industriale. Tenendo conto degli esempi esi­stenti di positiva partecipazione del capitale italiano a progetti in­frastrutturali russi, riteniamo che anche quest’area abbia grandi potenzialità di ulteriore sviluppo.

La comunità imprenditoriale italiana segue con crescente at­tenzione e interesse il tema dei progetti nazionali in Russia, nonché il miglioramento della legislazione russa in materia di tutela e promozione degli inve­stimenti esteri, in quanto atten­gono direttamente ai suoi inte­ressi economici. Grandi speranze sono legate al disegno di legge sulla protezione e la promozione degli investimenti che mira a mi­gliorare il clima degli investi­menti in Russia nel suo comples­so e a creare le condizioni per at­trarre nell’economia del paese progetti di investimento per al­meno 30 trilioni di rubli.

Per quanto riguarda i progetti congiunti già in corso di realiz­zazione, citerò solo i più grandi. La società italiana Maire Tecni­mont ha completato la costruzio­ne e avviato in esercizio un im­pianto di produzione di ammo­niaca nella regione di Leningra­do (investimento totale: 1 miliar­do di dollari). La stessa società partecipa alla costruzione del­l’impianto di trattamento del gas dell’Amur.

Nell’ambito della collabora­zione con Nuovo Pignone e Sai­pem, Oao Novatek ha localizza­to in Russia la produzione di at­trezzature per i progetti Yamal Lng e Arctic Lng-2.

Coeclerici prosegue la sua intensa attività in Russia: dal 2008 è proprietaria del giaci­mento di Korchakol, situato in Siberia, e si occupa della produ­zione e del trasporto del carbone fino agli utenti finali. L’azienda ha organizzato un sistema effi­ciente di trasporto ferroviario fi­no a Murmansk, da dove il car­bone viene spedito via mare ver­so altri paesi.

Enel Group continua la co­struzione di tre impianti di pro­duzione di energia eolica nelle regioni di Rostov, Murmansk e Stavropol. L’ammontare totale degli investimenti previsti è di circa 500 milioni di euro e le da­te di avvio in esercizio sono ri­spettivamente il 2020, 2021 e 2024.

Come possiamo caratteriz­zare le attuali relazioni politi­che, commerciali ed economi­che tra i nostri Paesi?

Nonostante le sanzioni anti­russe, a cui l’Italia ha aderito, ri­spettando la disciplina di blocco in ambito Nato e Ue, l’amicizia secolare e la reciproca simpatia dei popoli, il potenziale accumu­lato in molti anni di cooperazio­ne reciprocamente vantaggiosa contribuiscono a sviluppare una collaborazione produttiva nelle attuali condizioni che non sono certo le più favorevoli.

Nell’ultimo anno si sono svolti diversi eventi che confer­mano il carattere costruttivo e solido della cooperazione bilate­rale russo-italiana.

Evento di massima rilevanza è stata, il 4 luglio 2019, la visita ufficiale in Italia del Presidente russo Vladimir Putin che ha avu­to colloqui ad ampio raggio con il Presidente Mattarella e il Pre­sidente del Consiglio dei Mini­stri Conte.

Il 6 dicembre 2019, a Roma, nell’ambito dei loro incontri, il Ministro degli Esteri russo La­vrov e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione In­ternazionale Di Maio, hanno di­scusso approfonditamente di questioni bilaterali e internazio­nali.

Il 14 febbraio si è svolta la visita di lavoro in Italia del Mi­nistro russo dell’Industria e del Commercio Dmitry Manturov, co-presidente del Consiglio rus­so-italiano per la cooperazione economica, industriale e moneta­ria-finanziaria che ha avuto col­loqui con il copresidente italia­no, Ministro degli Affari Esteri Di Maio, e un incontro con Con­te.

Il 18 febbraio a Roma, dopo molti anni di interruzione, si è tenuta la riunione dei Ministri degli Affari Esteri e della Difesa nel formato “2+2”, durante la quale è stata discussa una vasta gamma di questioni dell’agenda bilaterale e internazionale.

L’Italia è tradizionalmente uno dei principali partner com­merciali ed economici della Rus­sia, e per molti anni si è classifi­cata al 3°/4° posto in termini di fatturato commerciale con il no­stro Paese. Purtroppo, la situa­zione in questo ambito è cambia­ta e non in meglio. Il trend posi­tivo di crescita dei volumi di scambi bilaterali registrati nel periodo 2016-2018, l’anno scor­so hanno prima perso molto in dinamica, per poi virare in nega­tivo. Alla fine del 2019, il volu­me del commercio russo-italiano è diminuito del 6,5% rispetto al 2018 e si è attestato a 25,2 mi­liardi di dollari. Le esportazioni russe verso l’Italia sono diminui­te del 12,6% attestandosi a 14,3 miliardi di dollari, mentre le im­portazioni dall’Italia sono cre­sciute del 3% a 10,9 miliardi di dollari. L’Italia è ora al 7° posto tra i partner commerciali esteri della Russia.

Quali tendenze prevalgono nella politica sociale dello Stato russo? Quali sono le sue prio­rità?

Le questioni del migliora­mento della salute delle persone, della qualità e dell’aspettativa di vita sono un importante obiettivo nazionale e una priorità per il la­voro degli enti governativi a tutti i livelli. In generale nell’ultimo anno, gli indicatori chiave in questo settore sono migliorati. Secondo il Ministero della Sanità russo, l’aspettativa di vita in Russia è salita a 73,6 anni nel 2019, ovvero 0,7 anni in più ri­spetto al 2018. Il tasso di morta­lità nel 2019 è diminuito rispetto al 2018.

Una delle priorità della politi­ca sociale in Russia è l’istruzio­ne. Secondo l’Istituto di ricerca statistica della Scuola Superiore di Economia, nell’anno scolasti­co 2018/2019 si sono laureati 933.200 studenti su un totale di 4,1 milioni di studenti degli isti­tuti universitari.

Il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente proposto degli emendamenti alla legge “Sull’istruzione”, che consenti­rebbero ai cittadini di conseguire gratuitamente una seconda lau­rea. L’elenco completo delle spe­cialità per le quali sarà possibile farlo è in corso di definizione.

Nel campo dell’istruzione si stanno sempre più diffondendo in Russia le tecnologie innovati­ve. Ad esempio, secondo uno studio di Interfax Academy, il mercato dell’istruzione online in Russia cresce ogni anno e nel 2020 potrebbe raggiungere i 60 miliardi di rubli (rispetto ai 45-50 miliardi di rubli del 2019). L’istruzione supplementare per adulti costituisce la metà del mercato totale, i corsi online più popolari in Russia sono quelli di lingue.

 

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 23 marzo 2020

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