Secondo l’Istituto di Statistica Tedesco Destatis, la Germania destina alla sanità circa 375 miliardi di euro annui, pari all’11,5% del Pil e a 4.544 euro a cittadino. Secondo i dati della Comunità Europea, l’Italia investiva nel 2017 2.483 di euro per cittadino

pari all’ 8,8% del suo Pil; la media europea corrisponde al 9,8% del Pil.

Presidente Gatti, perché la sanità tedesca non è al collasso di fronte all’emergenza Covid-19?

Le probabili ragioni sono da individuare in quattro fattori: negli investimenti strategici, nelle casse mutue, nell’alto numero di posti letto e nei poliambulatori.

In Germania gli oneri sanitari dei lavoratori dipendenti vengono pagati sia dal datore di lavoro che dal lavoratore come deduzione dal suo stipendio netto destinata ad una delle Cassa Mutua a sua scelta. Le Casse Mutue, grazie a fruttuose sinergie, facilitano i rapporti con i medici curanti, gli acquisti, l’uniformità dei sistemi informativi e i contratti di somministrazione di servizi ospedalieri.

Destatis evidenzia l’esistenza di 1.942 ospedali con circa 497mila letti.

Gli studi dell’Università berlinese TU Berlin stimano 27mila posti di terapia intensiva di cui oltre 20mila con un supporto respiratorio. Assumendo che il 10% dei pazienti positivi al virus necessitino di supporto respiratorio e che la durata della degenza sia di una settimana, la Germania sarebbe teoricamente in grado di accettare 2mila nuovi pazienti al giorno. 

Un ulteriore fattore riguarda l’istituzione nel 2003 dei cosiddetti poliambulatori che forniscono cure mediche da parte di medici a contratto organizzati in gruppi e non solo in studi individuali. Presso tali Centri, come anche presso la maggior parte dei medici mutualisti, è possibile avere immediatamente riscontri diagnostici (sia biochimici che strumentali), che evitano ai pazienti inutili e spesso dannosi spostamenti.

Ci illustra brevemente la dipendenza tra il sistema economico tedesco e quello italiano?

I dati Istat di marzo 2019 confermano che nel 2018, per il quarto anno consecutivo, la Germania è stato il primo partner commerciale dell’Italia. Il volume dell’interscambio commerciale ammonta a 128,4 miliardi di euro.

Nel 2019 Statista, Il Sole 24 Ore ed Ice hanno inoltre evidenziato quali sono le regioni italiane e tedesche ad alimentare questa importante sinergia: Lombardia, Veneto ed Emilia – Romagna dal lato italiano e Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia dal lato tedesco. Centrale nella partnership italo-tedesca è la produzione industriale; in particolare i settori dei macchinari, dell’automotive, della chimica/farmaceutica e dell’elettronica/elettrotecnica fanno da perno all’interscambio commerciale.

Credo che questi dati rappresentino un chiaro segnale dell’interconnessione tra il sistema economico tedesco e quello italiano. Come Camera di Commercio Italiana per la Germania la nostra mission consiste nel conservare e, dove possibile, nell’incrementare le relazioni imprenditoriali bilaterali tra i due Paesi.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 27 aprile 2020

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