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Categoria: Interviste

l trend dell’interscambio italiano con Israele, caratterizzato da una crescita costante negli ultimi 10 anni (+3,9% medio annuo), si è mantenuto pressoché costante attestandosi nel 2019 a3,3 miliardi di euro. Nel 2019“le nostre esportazioni hanno raggiunto

i 2,55 miliardi di Euro, mentre l’Italia ha acquistato merci israeliane per 799 milioni di euro. Siamo il 6to fornitore di Israele e il suo 14mo cliente”. Le esportazioni italiane sono sospinte dai macchinari di impiego generale e speciale, dal settore arredamento e mobili, dai prodotti chimici e dalla gioielleria e metalli preziosi. Inoltre “il settore agroalimentare è tradizionalmente uno dei settori trainanti del nostro export in Israele con una quota di mercato pari al 6,7%, che beneficia anche della crescita dei flussi turistici verso il nostro Paese e la popolarità,tra l’attento pubblico israeliano,del turismo enogastronomico”.

Ambasciatore Benedetti, quali sono i punti di forza dell’ecosistema israeliano e qual è stato l’impatto del coronavirus?

Gli indicatori economici pre-coronavirus descrivevano un Paese in crescita. Tasso di crescita al 3,5%, più di 6000 start-up,4,3% del Pil investito in ricerca e sviluppo (il tasso più alto nell’area Ocse), primo Paese al mondo per investimenti venture capital pro-capite (674$), 8,3 miliardi di dollari investiti in start-up innovative nel 2018, disoccupazione al 3,4%. Questi erano (e sono) i punti di forza dell’ecosistema dell’innovazione israeliano, affiancati da un basso debito pubblico (sotto il 60%) che ha consentito di allargare i cordoni della borsa una volta sopraggiunta la crisi. La pandemia da Covid-19, è stata contenuta dal punto di vista sanitario, ma ha scatenato una profonda recessione, la prima nell’ultimo ventennio, che ha spinto il Governo a intervenire con un pacchetto di aiuti di 100miliardi di Nis (circa 25 miliardi di euro). Banco di prova del nuovo Esecutivo insediatosi il 17maggio sarà proprio la ripresa economica, il recupero dell’occupazione e la tenuta dei conti pubblici con il varo entro l’estate della legge di bilancio.

Quali le opportunità per l’Italia?

L’etichetta “Start-up Nation”comincia ad andare stretta al Paese. In un momento storico in cui gli indirizzi governativi spingono a industrializzare i brevetti e le idee per coinvolgere un maggior numero di persone nel benessere generato dall’economia hi-tech, che al momento occupa solo l’8,3% della forza lavoro,Israele sta rapidamente trasformandosi in una “Scale-up Nation”. In questo quadro, la collaborazione con l’industria internazionale è cruciale e l’Italia può diventare un partner privilegiato,rafforzando l’esistente collaborazione in una logica win-win.  La complementarietà tra il nostro eccellente ecosistema manifatturiero e il dinamico ecosistema di innovazione israeliano offre oggi opportunità straordinarie. Da un lato, le nostre grandi aziende (e a cascata le medie e piccole) possono trovare qui un ambiente favorevole e dinamico per sviluppare in una logica di open innovation collaborazioni tecnologiche anche con incentivi del governo israeliano. Dall’altro lato il nostro sistema, soprattutto nei settori in cui siamo tradizionalmente più forti, può diventare il naturale punto di attracco delle start-up israeliane mature che hanno bisogno di industrializzare i loro prodotti, crescere ed entra¬re nel mercato globale.

Ci sono esempi di aziende italiane che hanno seguito questa strada?

Fra le 350 multinazionali straniere che hanno deciso di aprire centri di ricerca e sviluppo, ci sono anche aziende italiane, ma la nostra presenza continua a essere al di sotto di quella dei nostri grandi partner e e non all’altezza delle nostre potenzialità. Grazie agli accordi con l’Autorità per l’Innovazione israeliana, Snam e Adler stanno selezionando startup con cui sviluppare collaborazioni mentre STMicroelectronics ha un proprio centro di ricerca e sviluppo a Tel Aviv. Ma l’esperienza di maggior successo è indubbiamente quella di Enel che nel giro di tre anni ha aperto un hub tecnologico a TelAviv, un “Innovation Lab” a Haifa e a maggio si è aggiudicata, tramite Enel X, la gara per un nuovo “Innovation Lab” su fintech a Beer Sheva, il polo mondiale della cybersecurity. Ciò costituisce un modello di successo che può certamente ispirare le strategie di innovazione di altre nostre aziende di punta e dimostra che una presenza strutturata in Israele rappresenta un fattore determinante, oserei dire quasi essenziale, per intercettare le opportunità di sviluppo e collaborazione tecnologica più promettenti.

Due anni fa ci aveva preannunciato l’idea di lanciare un programma per la mobilità delle start-up italiane in Israele. Come è andata?

La prima edizione del programma “Accelerate in Israel” si è appena conclusa con pieno successo. Sette giovani start-up italiane, selezionate attraverso un bando dell’Ambasciata e un comitato scientifico internazionale hanno svolto un periodo di accelerazione da gennaio ad aprile(superando anche le difficoltà e limitazioni imposte dal Covid-19) presso l’Eilat Tech Center, con un intenso programma formativo, approfondimenti tecnici specifici per i loro settori e momenti di confronto con investitori e imprenditori. Per i partecipanti si sono aperte significative opportunità di business e precise offerte di partnership e due startup hanno anche chiuso un round di finanziamento. La seconda edizione del programma parte con un nuovo bando fra pochissimi giorni con la collaborazione di Agenzia Ice,Ministero dell’Innovazione, Intesa Sanpaolo  Innovation Center e Camera di Commercio Israele-Italia. Con una compagine rafforzata e un budget raddoppiato ci attendiamo un successo ancora maggiore.

La scoperta di giacimenti off-shore di gas nel Mediterraneo orientale ha rivoluzionato il mercato energetico nell’area. Quale ruolo per l’Italia?

La scoperta a partire dal 2009 di importanti giacimenti di gas naturale ha ridisegnato l’economia di Israele e, oltre all’impatto politico regionale in termini di una rinnovata cooperazione tra i paesi dell’area, ha reso il Paese autosufficiente e ha attratto nuovi investimenti in progetti infra¬strutturali. L’Italia, collegamento naturale tra il gas del Levante ed Europa, gioca un ruolo di primo piano sia dal punto di vista politico per favorire il dialogo e lo sviluppo di tutti Paesi della regione, sia dal punto di vista economico, offrendo l’expertise di primissimo livello delle proprie aziende del settore. Per quanto riguarda le infrastrutture, permettetemi di aggiungere che il Governo israeliano ha definito una serie di progetti, nel settore delle costruzioni, dei trasporti e delle comunicazioni, per un valore di quasi 50 miliardi di euro nel prossimo quadriennio. In collaborazione con l’Ice, promuoviamo e sosteniamo la partecipazione di aziende italiane alle prossime gare, facendo leva anche sulle collaborazioni nate in occasione dell’ultima missione Ance-Oice svoltasi a Tel Aviv nel 2019. Un’attenzione particolare è inoltre dedicata ai progetti di sviluppo della nostra grande azienda di comunicazioni Telecom-Sparkle.

Come è cambiata l’attività dell’Ambasciata e la collabora¬zione bilaterale a seguito della diffusione della pandemia?

La nostra politica di cooperazione scientifica e tecnologica ultra decennale ha consentito di creare un tessuto di rapporti accademici e tra centri di ricerca di grandissimo livello che è stato utilissimo sin dai primi giorni della crisi per promuovere collaborazioni sui alcuni temi legati alla battaglia contro la pandemia come lo sviluppo di anticorpi odi piattaforme digitali per la pre diagnostica da remoto. Sfruttando anche le misure straordinarie previste dai decreti“Liquidità” e “Cura Italia” l’Ambasciata ha inoltre definito un articolato programma di appuntamenti in stretto coordinamento con tutti gli attori del Sistema Italia presenti in Israele, Ice, Enit, Camera di Commercio per rilanciare l’immagine del nostro Paese e sostenere i programmi di export e sviluppo in Israele delle aziende italiane. Abbiamo rimodulato alcune attività, organizzando webinar e iniziative virtuali nel settore economico e scientifico, oltre che in quello culturale. Tra queste la presentazione di start-up italiane a investitori internazionali presenti in Israele, la partecipazione a fiere virtuali in Italia e in Israele e seminari scientifici. Per la seconda parte dell’anno, sono in programma iniziative reali di grande impatto: un evento sul design, la tradizionale settimana della cucina, un “Innovation day” e un’iniziativa in via di definizione tra il Tel Aviv Museum of Art e la Galleria Nazionale di Arte moderna e contemporanea di Roma. Forte attenzione intendiamo dedicare al turismo, fiore all’occhiello delle relazioni tra Italia e Israele con numeri costantemente in crescita negli ultimi anni: insieme a Enit stiamo definendo una campagna per rilanciare l’offerta di Italia che fra il pubblico israeliano è sempre molto apprezzata.

 

 Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 25 maggio 2020

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