Come tutti i Paesi, anche il Vietnam ha risentito della crisi sanitaria. Tuttavia, grazie a stra­tegie vincenti e tempestive, “il Paese è riuscito a evitare un’epi­demia su larga scala”. Allo stesso tempo, l’econo­mia vietnamita si basa su im­port/export e sta dunque risen­tendo pesantemente

della contra­zione mondiale. “Ad oggi il con­tagio può dirsi contenuto e le at­tività sono tornate alla quasi normalità, quindi è attesa una ri­partenza piuttosto rapida: il Vietnam sarà, secondo molti os­servatori, una delle poche eco­nomie a crescere nel 2020 (+2/3% per il Governo, +1,5% per la Banca Mondiale)”.

Ambasciatore Alessandro, quante e quali risorse sono sta­te destinate per fronteggiare la crisi?

La Banca Centrale Vietnami­ta sta espandendo l’offerta mone­taria con riduzioni dei tassi. Inol­tre, il Governo ha prima dilazio­nato e poi tagliato l’imposizione fiscale, in particolare la Corpora­te Income Tax e i diritti d’uso dei terreni. Infine, sono stati ap­provati pacchetti di sostegno al reddito per le fasce di popolazio­ne più vulnerabili.  Più che su risorse finanziarie aggiuntive, tuttavia, il Vietnam ha puntato su un’accelerazione delle riforme necessarie per mo­dernizzare la propria economia: attenzione allo sviluppo sosteni­bile; investimenti in infrastruttu­re, che rappresentano uno dei punti deboli del paese; transizio­ne energetica verso le rinnovabili per ridurre la dipendenza dal car­bone; meccanizzazione agricola; industria 4.0. Infine, un occhio di riguardo sarà dedicato al turi­smo, per farlo ripartire non appe­na l’emergenza sarà passata.

Il Covid, come sta cambian­do il Paese?

Come dicevo, per la riparten­za le autorità intendono puntare sulla modernizzazione del Paese. Per continuare nel suo percorso di crescita (+6% annuo in media nell’ultimo decennio), il Vietnam ha urgenza di specializzarsi in produzioni a maggior valore ag­giunto e di integrarsi maggior­mente nelle catene globali del valore, superando il modello fin qui adottato di “assemblatore” per le grandi multinazionali.  I nuovi indirizzi socio-econo­mici verranno ufficializzati a ini­zio 2021, quando il Congresso del Partito Comunista, massimo organo decisionale che si riuni­sce ogni 5 anni, nominerà la nuo­va leadership e approverà i piani di sviluppo quinquennale e de­cennale da qui al 2030. Secondo alcuni osservatori il Cocid sta spingendo molte aziende ad af­fiancare, alle proprie produzioni in Cina investimenti in altri Paesi dell’area, per diversificare le op­zioni di approvvigionamento e mettersi al riparo dalle possibili conseguenze delle tensioni Usa-Cina. Il Vietnam si candida ad attrarre parte di questo flusso. È un trend, in verità già avviato da alcuni anni, che va monitorato con interesse.

Il primo agosto è entrato in vigore all’accordo di libero scambio Ue-Vietnam; che cosa rappresenta per il Paese e qua­li sono i vantaggi per le nostre imprese?

L’Accordo di Libero Scam­bio siglato da Ue e Vietnam (Evfta) è una straordinaria occa­sione. Si tratta del più ambizioso accordo commerciale concluso dall’Ue con un’economia emer­gente, che non solo abbatterà gradualmente i dazi ma faciliterà gli scambi attraverso la limita­zione delle barriere non tariffarie e l’adozione in Vietnam di stan­dard qualitativi, sociali e am­bientali in linea con quelli euro­pei. L’Evfta sarà poi completato da un accordo per la Protezione degli Investimenti, che è al mo­mento al vaglio dei Parlamenti Nazionali europei.  Per l’Italia, il rilancio dell’ex­port è una priorità nazionale e quindi un accordo che azzera i dazi con un importante partner commerciale è una buona noti­zia: il Vietnam è un mercato di destinazione estremamente pro­mettente, con 96 milioni di abi­tanti e una classe media in forte crescita, una struttura economica che, come detto, ha necessità di adeguamento tecnologico.  Tutto ciò fa del Paese un tar­get ideale per le nostre eccellen­ze. Attraverso previsioni ad hoc, inoltre, i nostri marchi saranno tutelati in tutto il territorio viet­namita. Ad esempio, vengono ri­conosciute ben 39 delle nostre identificazioni geografiche sulle quasi 170 europee. Bisogna infi­ne ricordare che il Vietnam ha una fitta rete di accordi di libero scambio con moltissimi Paesi e costituisce un “hub” regionale naturale, in cui le nostre aziende potranno inserirsi con investi­menti più protetti e procedure burocratiche più snelle grazie all’Evfta.

Come, il Sistema Italia, si posiziona nel Paese e in quale misura rispetto ai competitors?

L’Italia è il secondo esporta­tore europeo in Vietnam, a pari merito con la Francia e dopo la Germania, con una quota di mer­cato dello 0,8%. In termini asso­luti. Nel 2019 abbiamo esportato 1,3 miliardi di euro di prodotti. I settori più importanti sono la meccanica industriale, il tessile e la pelletteria, ma stanno emer­gendo anche la moda e i beni di consumo, oltre all’agro-alimen­tare di qualità. Insomma, c’è spa­zio per crescere, anche perché il made in Italy è un marchio rico­nosciuto e stimato, indice di qua­lità ed eleganza per il consuma­tore vietnamita.  Le imprese italiane presenti sul territorio, oltre un centinaio e alcune da oltre venti anni, sono indotte ad investire qui dalla sta­bilità che il Paese offre, grazie anche ad una politica industriale incisiva che consente prevedibi­lità. Peraltro, gli investimenti ita­liani sono molto apprezzati per il modo “italiano” di fare impresa, sempre attento alla sostenibilità sociale e ambientale e al trasferi­mento di tecnologia. Vi è poi forte complementarità tra i due Paesi, nella misura in cui molti prodotti finiti giungono sui mer­cati nazionali ed esteri tramite una stretta integrazione delle due catene industriali.  Oggi la priorità per le nostre imprese è conoscere l’Evfta, ve­ro “game-changer” dei prossimi anni. I Paesi europei nostri con­correnti lo stanno facendo e noi non possiamo rimanere indietro.

Sempre in tema di Sistema Italia, quali sono le azioni con­crete che Istituzioni pubbliche e private mettono in campo per favorire e migliorare i rapporti commerciali?

Il Patto per l’Export firmato l’8 giugno rappresenta il quadro generale entro cui ci muoviamo. Il Sistema Italia (Farnesina, Ice, Sace, Simest) ha introdotto solu­zioni informative e finanziarie, agevolazioni e contributi a fondo perduto. Tutte le informazioni sono reperibili su export.gov.it, il nuovo portale unico dedicato all’export.  L’Ambasciata italiana è im­pegnata a rilanciare l’export, in­sieme a tutto il sistema istituzio­nale in Vietnam: il Consolato Generale a Ho Chi Minh City, l’ufficio Ice, la Camera di Com­mercio italiana in Vietnam (Icham).  Nei mesi più duri della pan­demia siamo stati chiamati ad as­sistere le nostre aziende che, a causa delle limitazioni ai viaggi internazionali, non potevano in­viare tecnici nel Paese. Quando possibile abbiamo facilitato auto­rizzazioni speciali all’ingresso. Abbiamo poi avviato attività di formazione e informazione on li­ne, sul Vietnam e sull’Evfta. Tutto questo è affiancato dalla attività di promozione degli scambi, condotta per ora preva­lentemente on-line per quanto ri­guarda i rapporti con l’Italia.

Turismo e cultura sono due leve fondamentali per com­prendere un Paese; oggi, questi due settori complementari tra loro, hanno subito un grave colpo. Quali strumenti mettere in campo?

Le limitazioni agli arrivi ex­tra-Ue in Italia non ci consento­no di puntare ancora al rilancio del turismo, ma la promozione culturale – come stiamo speri­mentando in questi mesi – non si deve arrestare. Con mezzi nuovi, e in qualche modo creativi, pro­seguiamo in quest’azione in Vietnam. Siamo riusciti a portare una straordinaria mostra digitale dedicata a Raffaello che è al mo­mento il principale evento cultu­rale internazionale di Hanoi. Ce­lebreremo poi il design, l’arte contemporanea, il cinema e la cucina del nostro Bel Paese, per promuoverne l’immagine. In questo modo, alla fine dell’emer­genza, avremo terreno fertile per rilanciare il turismo dal Vietnam, che negli ultimi anni aveva fatto registrare numeri interessanti.

Relazioni diplomatiche Ita­lia-Vietnam: siamo sulla giusta via?

Assolutamente sì. Italia e Vietnam sono legati da un parte­nariato strategico, formalizzato nel 2013 per i 40 delle relazioni diplomatiche, che si declina in scambi e collaborazioni in ambi­to politico, economico, culturale, scientifico e tecnologico. Le visi­te sono frequenti e solo lo scorso anno abbiamo avuto ad Hanoi il Ministro degli Esteri Moavero e il Presidente del Consiglio Con­te. Quest’anno abbiamo poi rafforzato la nostra cooperazione con l’Asean, della quale il Viet­nam è Presidente di turno, diven­tandone “partner di sviluppo”. In conclusione, l’attenzione e la consapevolezza dell’importanza di questa parte di mondo cresco­no in Italia, sia presso le istitu­zioni che nella società civile, e a giusto titolo.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 26 ottobre 2020

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