I rapporti bilaterali tra Italia e Ungheria “sono da sempre posi­tivi e costanti, anche alla luce dei legami profondi che uniscono i nostri due Paesi”. L’Italia con­tinua ad esercitare una particola­re attrazione per gli operatori economici ungheresi anche ri­guardo all’eccellenza

dell’offerta italiana “in comparti innovativi e ad alto contenuto tecnologico. Intensificare i rapporti già esi­stenti significa rafforzare le rela­zioni economiche e la reciproca conoscenza dei nostri Paesi”. A giugno scorso è stato vara­to il “Patto per l’Export” per il rilancio delle esportazioni italia­ne nel mondo. “Attraverso gli ul­timi provvedimenti normativi e gli strumenti che ne derivano, su impulso del Maeci e del Mef, so­no state messe a sistema risorse significative destinate all’offerta di finanziamenti a tassi agevolati e garanzie a favore delle imprese italiane e ciò potrebbe rappre­sentare un valido strumento per rafforzare la nostra presenza an­che su questo mercato”.

Ambasciatore, che cosa dir­ci sui rapporti bilaterali e eco­nomici tra Italia e Ungheria?

L’emergenza sanitaria provo­cata dalla pandemia da Covid-19 ha interrotto un periodo di forte crescita dell’economia ungherese ed ha comportato nel corso del corrente anno una grave interru­zione dell’attività economica. Nei primi otto mesi del 2020, gli scambi con l’estero dell’Un­gheria, presentano un calo del 9,4% su base annua. Conseguen­temente, anche l’interscambio con l’Italia segna una diminuzio­ne complessiva nell’ordine del 12%. Nel periodo gennaio-ago­sto del corrente anno, l’Italia ha esportato verso l’Ungheria beni per circa 2,6 miliardi di euro che le hanno consentito di mantenere l’ottava posizione nella classifica dei principali Paesi fornitori, con una quota di mercato del 4,2%. Sempre nello stesso periodo di riferimento, l’Italia ha acquistato dall’Ungheria beni per un valore di oltre 3,3 miliardi di euro che la collocano alla quarta posizione tra i Paesi clienti. Nel 2019 il vo­lume degli scambi bilaterali ha superato la soglia dei 10 miliardi di Euro. Nel periodo 2015-2019 l’interscambio commerciale ha registrato un incremento del 27,6%.

Può descriverci brevemente il Patto per l’Export?

Il Patto per l’Export, varato per sostenere e promuovere le imprese italiane sui mercati in­ternazionali, recepisce le istanze delle nostre associazioni rappre­sentative di tutti i comparti pro­duttivi, dal settore agroalimenta­re alla meccanica, dal sistema fieristico a quello infrastruttura­le, passando per il comparto dell’innovazione, della salute e dei servizi all’export. Il Patto mira al rilancio eco­nomico del Paese nella fase post-emergenza sanitaria e si prefigge l’obiettivo di accrescere il nume­ro di imprese esportatrici, e di aumentare le esportazioni delle imprese già presenti sui mercati internazionali attraverso l’ado­zione di strategie commerciali e modelli innovativi. Al riguardo, sono stati individuati sei pilastri sui quali costruire, nel corso dei prossimi mesi, le necessarie azioni. Il Patto verrà realizzato dalla Farnesina, grazie anche alla rete diplomatico consolare, da Ice Agenzia e dal Gruppo Cdp-Sace-Simest.

Quali sono i principali in­terventi normativi riguardanti il Maeci a sostegno dell’internazionalizzazione delle impre­se?

A distanza di poco più di un anno sono state trasferite dal Mi­se al Maeci le competenze in ma­teria di definizione delle strategie della politica commerciale e pro­mozionale con l’estero e per lo sviluppo dell’internazionalizza­zione del Sistema Paese; sono stati attribuiti al Maeci i compiti di indirizzo, controllo e vigilanza diretta sull’Agenzia Ice, da eser­citarsi in raccordo con il Mise; sono state rafforzate le interazio­ni tra Maeci e Simest, con l’attri­buzione al Maeci dell’ammini­strazione dei fondi rotativi, gesti­ti da Simest, a sostegno delle im­prese esportatrici. Con il D.L. 18/2020 è stato istituito nello stato di previsione del Maeci un “Fondo per la Pro­mozione Integrata” destinato alla realizzazione di diverse linee di intervento, successivamente rifi­nanziato dal D.L. 34/2020 c.d. “Decreto Rilancio” con una dota­zione aggiuntiva al Fondo 394. Da ultimo con il D.L. 104/2020 sono state introdotte ulteriori mi­sure in tema di rafforzamento pa­trimoniale ed estensione dell’o peratività del Fondo 394 e del Fondo di Venture Capital.

A proposito di investimenti, come si posiziona il nostro Pae­se in Ungheria rispetto ai competitors?

L’Ungheria esercita una forte attrazione per gli investimenti esteri, oltre alla sua posizione geografica, il Paese dispone di expertise locale, di importanti in­frastrutture, di un sistema impo­sitivo agevolato e di incentivi agli investimenti nei comparti ad alto contenuto tecnologico. Nel periodo 2014-2019 gli investimenti italiani sono presso­ché triplicati. Secondo i dati del­la Banca Centrale ungherese, nella graduatoria degli investi­menti diretti esteri l’Italia occupa a fine 2019 la nona posizione con un totale complessivo di 2,9 miliardi di euro, pari al 3,3% del totale degli Ide in entrata. Rispet­to al 2018, anno in cui lo stock di investimenti italiani è stato di 2,7 miliardi di Euro, l’aumento ten­denziale è stato dell’8,3%.  Se rapportiamo il dato agli Ide in entrata dai soli Paesi che appartengono alla c.d. “area Eu­ropa”, da cui proviene l’80% de­gli investimenti complessivi, si evince che con una quota del 4,1% l’Italia si colloca alla 7ma posizione tra i principali Paesi investitori.

Come, le istituzioni italiane nel Paese, proteggono e aiuta­no il nostro tessuto imprendito­riale nell’approccio al Paese?

Le Ambasciate sono un im­portante punto di riferimento per le imprese italiane in quanto possono fornire una visione complessiva sull’andamento economico, sulle attività più ri­levanti, sui rischi operativi e sul­le potenziali opportunità offerte dal mercato. Inoltre, quali unici soggetti deputati ad avere rela­zioni diplomatiche, le Amba­sciate sono anche un punto di accesso e di orientamento verso le Autorità governative e tutte le altre strutture presenti nel Paese in quanto ne coordinano l’azione e sono in grado di stabilire con­tatti con le altre realtà italiane presenti.  L’Ufficio di Budapest di Ice Agenzia, in stretto raccordo con l’Ambasciata, fornisce un’ampia gamma di servizi con la finalità di sviluppare e rafforzare le rela­zioni tra Italia e Ungheria. Tra questi, l’identificazione di possi­bili partner, incontri commerciali con aziende italiane, visite di de­legazioni ungheresi in Italia, par­tecipazioni ufficiali a fiere e mo­stre locali, forum e seminari con esperti italiani e anche specifiche ricerche e analisi di mercato.

Ci sono oggi, settori più in­teressanti a cui fare riferimen­to per opportunità di investi­mento o di commercio?

Nei prossimi dieci anni il Go­verno ungherese intende attuare una serie di programmi di svilup­po infrastrutturale, finanziati con fondi nazionali e/o europei, che interessano la rete ferroviaria, stradale e ciclabile del Paese, con l’obiettivo di garantire la mobi­lità di merci e persone in maniera più efficiente. Vi è inoltre inte­resse per gli investimenti ad alta intensità tecnologica nel compar­to dell’automotive con le auto a guida autonoma e nell’Ict. Nel settore dell’edilizia è prevista la realizzazione di una serie di pro­getti per lo sviluppo di impianti sportivi e di smart cities.  Tra le priorità governative rientra anche lo sviluppo delle infrastrutture dei servizi sanitari nell’Ungheria centrale (Program­ma Budapest Sana), inclusa la Capitale e la Contea di Pest. Al­tri programmi, che mirano a fa­vorire il ricorso ad energie alter­native, in particolare quella sola­re, riguardano il sostegno agli in­vestimenti residenziali e indu­striali. Tale contesto di sviluppo potrebbe offrire alle aziende ita­liane interessanti opportunità per la fornitura di macchinari, mate­riali e la commercializzazione di apparecchiature tecnologiche.  

Più in particolare, dove si concentra l’interesse delle im­prese italiane che si rivolgono ai vostri uffici?

Nel 2019 e nel periodo gen­naio novembre del corrente anno gli operatori economici hanno formulato circa 800 richieste di assistenza manifestando princi­palmente interesse nei comparti dell’agro-alimentare, nella misu­ra del 40%, in quello degli im­pianti, macchinari ed attrezzature (14%), cosmetica (10%), costru­zioni edili (8%), arredi (7%) e servizi (4%). Oltre alle attività di informazione sul mercato e di promozione, nel periodo di rife­rimento è stata altresì fornita as­sistenza a più di 350 operatori ungheresi interessati a ricercare clienti o partner italiani.  A causa dell’emergenza sani­taria, sono stati effettuati diversi interventi finalizzati ad assicura­re il transito dei mezzi di traspor­to per evitare interruzioni nella catena degli approvvigionamenti dall’Italia.

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 7 dicembre 2020

© Riproduzione riservata