Per fronteggiare l’impatto economico della pandemia “il Governo ha messo in campo un pacchetto di stimoli senza prece­denti: 92,9 miliardi di dollari di Singapore (59,6 miliardi di euro)corrispondenti a quasi il 20%del Gdp del paese, finanziati in gran parte da riserve moneta­rie”.

Il piano ha consentito di so­stenere i salari e l’occupazione, di mantenere la liquidità per le imprese attraverso programmi di prestito rivolti alle Pmi e politi­che creditizie espansive dell’au­torità monetaria di Singapore (Mas) a tassi di credito agevolati.  Tra marzo e dicembre sono stati in questo modo erogati 17,4miliardi di dollari di Singapore(10,8 miliardi di euro) a circa20.000 imprese. Il governo ha anche istituito un programma di posti di lavoro e competenze con l’intento di creare fino a 40.000opportunità di lavoro per i lavo­ratori colpiti da licenziamenti e fornito incentivi per la trasfor­mazione digitale delle Pmi”.

Ambasciatore Langella, Singapore rappresenta il siste­ma economico più avanzato trai Paesi del Sud-Est asiatico. Che cosa vuol dire in termini economici, di sviluppo e tecno­logico?

Singapore è riuscita continua­mente a trasformare il proprio modello di sviluppo muovendola sua produzione sempre più in alto nella catena del valore. Que­sto le ha consentito in poco più di cinquanta anni di diventare una Smart City globale, all’avan­guardia nella ricerca e sviluppo,centro universitario d’eccellenza e punto di riferimento internazio­nale in materia di digitalizzazio­ne dei servizi a persone e impre­se e delle tecnologie applicate ai servizi finanziari (Fintech). An­che grazie alla sua posizione geograficamente strategica e aduna infrastruttura fisica in conti­nua espansione, Singapore si è affermata come l’hub finanzia­rio, logistico e commerciale di tutto il Sud Est asiatico, porta d’accesso per fare affari in un’a­rea che con i suoi 650 milioni di abitanti rappresenta una delle re­gioni in più rapida espansione al mondo.

Come si configura e qual é il ruolo del sistema bancario e finanziario di Singapore?

La piazza di Singapore è una delle più dinamiche dei mercati asiatici e fornisce capitali e liqui­dità alla regione, favorendone la crescita economica. Gli interme­diari finanziari forniscono servizi nelle gestioni patrimoniali, sono attivi sui mercati dei cambi, dove contribuiscono alla determina­zioni dei prezzi delle valute in orari in cui sono chiusi i mercati europei e negli Usa e intermedia­no i capitali privati nel settore delle infrastrutture in Asia utiliz­zando strumenti finanziari inno­vativi. L’Autorità monetaria intende rafforzare l’ecosistema finanzia­rio per soddisfare la domanda crescente delle imprese asiatiche di finanziamenti off-shore, favo­rendo il collocamento di Asian bond e di strumenti di finanzia­mento ecocompatibili (green).Nel 2019, il mercato dei cambi ha registrato un turn over giorna­liero medio pari a 499 miliardi di$, mentre la borsa di Singapore,aveva una capitalizzazione di697 miliardi di $, pari al 187%del Pil del paese. 

Tra le altre cose, Singapore si presenta con un Pil pro-capi­te tra i più alti al mondo, am­biente business-friend e aperto al commercio internazionale. Un’isola felice?

Per un paese privo di risorse naturali di ridotte dimensioni co­me Singapore, l’elevata apertura verso l’esterno che ne consegue,può rappresentare un elemento di vulnerabilità in grado di avere, in caso di shock, effetti dirompenti sul suo sistema economico.  Già nel 2019, con il rallenta­mento della crescita cinese e glo­bale, il mercato interno é aumen­tato dello 0,7% rispetto al 3,1%del 2018. Nel 2020, lo scoppio della pandemia e le disposizioni restrittive adottate per contenere la diffusione dei contagi hanno non solo avuto un impatto nega­tivo sul Pil (le stime per il 2020prevedono una caduta del 6 percento), come era prevedibile, ma hanno messo in discussione il suo ruolo di piattaforma privile­giata d’accesso ai mercati del Sud Est asiatico.  Le rigide misure adottate per entrare nel Paese, chiuso da mar­zo ai visitatori e con complesse procedure per l’ingresso dei resi­denti, unitamente alle nuove nor­me in materia di quote del mer­cato del lavoro che riducono le possibilità di assunzione di lavo­ratori non singaporiani, hanno infatti colpito in maniera asim­metrica la componente straniera rispetto a quella locale, intaccan­do l’immagine di “patria dell’e­spatriato” costruita negli anni,che è stata indiscutibilmente tra i principali fattori del suo succes­so.

Recentemente Ue e Singa­pore hanno firmato una serie di importanti accordi: l’Accor­do di libero scambio (Fta),l’Accordo per la protezione de­gli investimenti (Ipa) e l’Accor­do di Partenariato e Coopera­zione (Pca). Che cosa vuol dire per gli investitori italiani?

Con questi tre accordi l’U­nione europea e Singapore hanno elevato il loro grado di coopera­zione ad un livello superiore ri­spetto a quello raggiunto dall’U­nione con qualsiasi altro paese dell’area. Se il Pca costituisce la cornice entro cui intensificare il dialogo politico su tematiche di comune interesse, il Fta, entrato in vigore lo scorso 21 novembre2019, e l’Ipa, non ancora in vigo­re, costituiscono il punto di rife­rimento per le nostre aziende ed investitori. Il Fta prevede la ri­mozione quasi totale dei dazi alle esportazioni, liberalizzazione dei servizi, uniformità o mutuo rico­noscimento di standard e regola­mentazioni tecniche, accesso al mercato degli appalti, tutela dei diritti di proprietà intellettuale e di quasi 200 indicazioni geogra­fiche, di cui ben 39 italiane. In­sieme all’Ipa, gli investitori po­tranno beneficiare di una miglio­re protezione degli investimenti,grazie anche alla creazione di un sistema giurisdizionale per la ri­soluzione delle controversie.

A proposito di investimenti,come sono caratterizzati quelli italiani nella Città-Stato (e vi­ceversa) e come si posizionano rispetto ai competitors?

Nel 2018, lo stock Ide pre­sente nell’isola è passato da1.567 a 1.737mld S$. Il paese con il maggiore stock di Ide sono gli Usa, seguiti da Cayman Islands, British Virgin Islands, Paesi Bassi e Giappone. I capitali sono investiti principalmente nel settore dei servizi finanziari e as­sicurativi (927mld S$), della di­stribuzione all’ingrosso e al det­taglio (272mld S$) e della mani­fattura (221mld S$). L’Italia è il14^ più grande investitore euro­peo a Singapore con uno stock, a fine 2017, di 1,3mld S$ (lo stock di investimenti tedeschi era paria 23mld S$). Gli investimenti singaporiani in Italia sono opera­ti principalmente dai due fondi di investimento statali, Temasek e Cig, che fanno oggi parte dei pri­mi dieci fondi sovrani più facol­tosi al mondo. La conferma an­che nel 2020, nonostante la pan­demia, tra gli investitori più atti­vi e di successo al mondo, in par­ticolare in settori come e-com­merce, life science, data center,agri e food tech, potrebbe aprire a nuove opportunità di investi­mento anche in Italia.

Quali sono le caratteristiche dei rapporti bilaterali Italia-Singapore?

Italia e Singapore sono legate da relazioni storiche. Siamo stati infatti uno dei primi paesi a rico­noscere Singapore dopo la sua indipendenza nel 1965. A dimo­strazione di questo eccellente rapporto di amicizia e coopera­zione, Singapore è stata invitata a partecipare come paese ospite al G20 di cui l’Italia detiene que­st’anno per la prima volta la Presidenza. Singapore è stato a sua volta lo scorso anno uno dei principali sostenitori della candi­datura dell’Italia a partner di svi­luppo dell’Asean, l’Associazione che raggruppa le dieci nazioni del Sud Est asiatico.  Approvata a settembre dai Ministri degli Esteri dei Paesi membri, questo status consentirà all’Italia di avere un rapporto privilegiato con una regione di crescente rilevanza strategica ed economica. Sul piano delle rela­zioni commerciali, si registra negli ultimi anni (escludendo il dato del 2020 con il fisiologico calo dovuto alla pandemia) una crescita costante dell’interscam­bio, pari a circa 2,4mld di euro nel 2019, che colloca Singapore al primo posto delle nostre esportazioni nell’area Asean (con una quota del 22,9% sul to­tale) e al quarto posto tra i mer­cati di destinazione nell’area Asia-Pacifico.  La cooperazione è solida an­che in ambito multilaterale, dovesi registra una comunanza di ve­dute su tematiche quali ad esem­pio la lotta al cambiamento cli­matico e il sostegno alle iniziati­ve per la produzione e distribu­zione equa e universale di test,vaccini e cure contro il Covid-19.

Settori ed investimenti. Do­ve può esserci spazio per le no­stre aziende e il nostro com­mercio?

Nella Città-Stato operano 600società italiane registrate, tra im­prese più piccole e grandi realtà internazionali, presenti in gran parte nei settori dei servizi, del­l’elettronica, della chimica e beni di consumo. Margini di crescita sono possibili in numerosi ambi­ti. Penso per esempio alla colla­borazione nell’ambito della dife­sa, a cui Singapore riserva an­nualmente ingenti investimenti. L’apertura quest’anno, nonostan­te la pandemia, dell’ufficio del­l’addetto militare presso la nostra Ambasciata, va certamente in questa direzione. Altre opportu­nità di cooperazione potrebbero nascere in settori in cui Singapo­re è significativamente all’avan­guardia. Fintech, green economy, digitalizzazione, ricerca applica­ta di IA e biotecnologie, agritech solo per citarne alcuni. L’ecosistema start-up, grazie alle numerose sinergie fra Go­verno, Università, Enti di ricerca e imprese private, è altrettanto attraente. C’è ampio spazio an­che per rafforzare la cooperazio­ne in materia universitaria e di ri­cerca. In tal senso, la recente en­trata in vigore dell’Accordo bila­terale per la cooperazione scien­tifica e tecnologica potrà offrire una cornice entro cui avviare nuovi progetti di collaborazione.

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 25 gennaio 2021

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