I dati degli scambi commer­ciali del 2020 sono aggiornati so­lo a novembre, e questo permette di fare un esercizio stimato ma comunque piuttosto preciso. “L’export italiano verso il Mes­sico ha subito un calo di circa il22%, mentre l’import italiano dal Messico ha avuto una flessio­ne del 25%.

Storicamente la bi­lancia commerciale fra i due paesi è estremamente favorevole al Bel Paese. L’Italia vende al Messico circa 4 volte quello che acquista dal paese nordamerica­no”. Le nostre esportazioni sono composte principalmente da macchinari per l’industria, segui­te da parti e accessori per il setto­re delle auto, prodotti chimici di base, materia plastiche e gomma sintetica in forma primaria e infi­ne beni di consumo. Le importazioni dal Messico sono principalmente di autovet­ture, computer e unità periferi­che, prodotti chimici e bevande, come la birra e il tequila.

Presidente Vianello, il 2020è stato un anno di problemati­che totalmente differenti a quanto, esempio, vissuto negli ultimi 70 anni. Come hanno reagito le aziende italiane in Messico?

Il Messico è stato uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia, che ha causato danni alla produ­zione, alterazioni nelle catene di approvvigionamento e un forte impatto sulle aziende. Per quanto riguarda le società italiane nel paese, abbiamo ri­scontrato situazioni e reazioni di differente tipo. Le aziende commerciali han­no sofferto diminuzioni impor­tante delle loro attività, con forti crisi di liquidità e necessità di ri­strutturazione e ridimensiona­mento nelle proprie organizza­zioni. Commercio, ristorazione, turismo e servizi sono stati setto­ri in cui le aziende italiane in particolare sono state molto col­pite. Le società di produzione con principale mercato di sbocco gli Usa hanno invece visto un incre­mento delle richieste e dei fattu­rati, che ha causato importanti problemi organizzativi e logistici a causa del lock down dei mesi fra aprile e giugno. L’implemen­tazione di tutta una serie di misu­re igieniche e di protezione del proprio personale sono state complicate e costose, ma ad ogni modo ripagate dai risultati otte­nuti a fine anno.

In questo contesto, come, la Camera, ha assistito il nostro tessuto imprenditoriale nel Paese?

Una continua diffusione dei marchi e dei prodotti dei Soci via i canali di comunicazione uf­ficiali della CCIM, che compren­dono la newsletter, il servizio di mailing personalizzato alla pro­pria rete di contatti e l’accesso alle pubblicazioni sui social network. Ciò consente di creare uno spazio in cui i membri pos­sono condividere i propri eventi, prodotti e promozioni con una comunità in costante crescita in­teressata al settore italiano in Messico. Abbiamo fornito formazione sugli effetti del Covid-19 su rap­porti di lavoro, leadership, soste­gno fiscale ed economico, nuove tendenze occupazionali, tra le al­tre cose. In più occasioni abbiamo tra­smesso al governo messicano le preoccupazioni delle aziende ita­liane che investono in Messico, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo delle società in questio­ne.

Qual è il grado di penetra­zione dell’Italia in termini in­dustriali, commerciali e civili in Messico rispetto a competi­tors?

Dobbiamo partire dal presup­posto che il Messico ha una rela­zione strettissima, in tutti gli am­biti, con gli Usa. Nonostante questo, per il Messico l’Italia è il secondo partner commerciale di tutta l’Unione Europea, solo do­po la Germania. Inoltre il Messi­co è stato negli ultimi anni il se­condo mercato di sbocco per l’I­talia in tutto il continente ameri­cano, dopo gli Usa. Per quanto riguarda gli inve­stimenti stranieri diretti, negli ul­timi anni l’Italia ha visto una crescita della propria partecipa­zione, questo dovuto fondamen­talmente alle forti opportunità offerte dal Nafta, recentemente rinegoziato in modo molto posi­tivo per il Messico. Infine dal punto di vista civi­le, il Messico non è un paese con una storica e forte emigrazione italiana. Ad ogni modo negli ul­timi 25 anni, a partire dalla firma del Nafta e dell’apertura dell’e­conomia messicana, il numero di residenti italiani in Messico è praticamente raddoppiato, per arrivare a circa 45-50mila nel­l’attualità.

Come si stanno “ristruttu­rando” le aziende in Messico e quali i settori dove l’Italia può trovare nuovi spazi?

I settori che hanno visto una forte crescita negli ultimi anni sono principalmente l’industria­le, con forte specializzazione nel settore automotive, aerospaziale e della produzione alimentare. In crescita e con ancora ampli spazi l’import nei settori enogastrono­mico, mobili, abbigliamento e accessori. Considero che ci siano inol­tre spazi molto importante nel settore dell’infrastruttura turisti­ca, dove spagnoli e americani la fanno da padroni. In declino, purtroppo, il set­tore energetico. Questo aveva vi­sto uno sviluppo importantissi­mo negli ultimi 10 anni, grazie all’apertura degli scorsi governi agli investimenti privati e esteri. Sfortunatamente le politiche pro­tezionistiche del nuovo governo, in carica da oramai quasi 3 anni ,hanno bloccato qualsiasi iniziati­va in questo ambito.

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica  del 22 febbraio 2021

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