Nel contesto pre-Covid si può affermare “che lo scenario imprenditoriale spagnolo mar­cava le sue differenze da quello italiano per una serie di macro fattori quali: maggiore dinami­cità in termini di riforme e in­vestimenti strategici in infra­strutture e reti, una migliore macchina statale-amministrati­va,

una maggiore capacità di utilizzare i fondi europei, mino­re costo del lavoro, meno con­tributi a carico di lavoratori e aziende e conseguente incre­mento degli investimenti dall’e­stero”. Si notano similitudini nei rapporti imprenditoriali: “Si continua a privilegiare un rap­porto tra fornitore e cliente ba­sato sulla fiducia, mentre le tradizionali gerarchiche strut­ture aziendali stanno lasciando il posto a organizzazioni molto più orizzontali e trasversali specie se parliamo di ruoli in ambito tecnologico e startup”.

Presidente Garzesi, l’anno appena trascorso è stato un periodo difficile sotto molti aspetti. Come, la Camera ha dovuto “convertirsi” e riadat­tarsi?

Nel corso del 2020 le moda­lità di lavoro e di appoggio al sistema imprenditoriale italiano da parte delle Camere di Com­mercio sono cambiate.  La nostra Camera, ad esem­pio, ha trasformato molti dei suoi servizi sfruttando le poten­zialità della rete e la flessibilità dello smart working. Abbiamo fornito assistenza alle aziende attraverso webinar informativi di attualità; realizzato campa­gne di comunicazione per pro­dotti e servizi nati durante la pandemia; promosso il settore agroalimentare italiano - nel quadro della campagna True Italian Taste - attraverso inizia­tive strutturate in formato vir­tuale, affiancando ad esse an­che la promozione del territorio italiano; organizzato b2b online tra aziende italiane e operatori spagnoli.

Quali sono le prospettive future e per l’anno in corso?

L’attuale emergenza sanita­ria ha provocato un contesto di cambiamento, forti turbolenze e incertezze. Le aziende si trova­no ad operare in una situazione di crescente complessità che ri­chiede punti di riferimento soli­di nei mercati globali: ora piú che mai sono necessarie com­petenze specifiche che agevoli­no lo sviluppo della strategia e strutture che favoriscano la flessibilità e rendano più fluido l’approccio al mercato delle aziende pronte ai processi di in­ternazionalizzazione.  La limitazione alla circola­zione degli individui e alla pos­sibilità di spostamento per i viaggi di affari, ad esempio, ac­cresce il bisogno da parte delle aziende di appoggiarsi a dei partner affidabili e sicuri per l’accesso ai mercati di riferi­mento.  L’emergenza sanitaria, inol­tre, ha accelerato un processo già in atto da tempo, quello del­la digitalizzazione. Le aziende abili a sfruttare il canale digita­le e le strategie di vendita onli­ne potranno rafforzare la pre­senza del Made in Italy nel mercato spagnolo ridisegnando azioni di marketing mirate a co­municare dalla forza del brand, l’eccellenza e la qualità dei pro­dotti italiani.

Come ha reagito il settore imprenditoriale italiano pre­sente in Spagna all’interno del vostro distretto?

Le aziende italiane presenti nel nostro territorio appartengo­no a numerosi settori. La diver­sità del tessuto imprenditoriale italiano presente determina quindi una diversità nella capa­cità di reazione alla crisi Covid-19.  Il settore agroalimentare ha visto un peggioramento del ca­nale fisico ma un’accelerazione dell’e-commerce: l’acquisto di prodotti italiani ed i servizi di delivery offerti da molti risto­ranti e importatori hanno coper­to il vuoto creato dalla chiusura della ristorazione italiana ed of­ferto la possibilità di consumare i prodotti italiani nel proprio domicilio.  I settori legati al canale retail (moda, design, arredo) hanno subito una drammatica contra­zione dovuta al lockdown.  Altri settori, come quello della logistica, il tecnologico o il farmaceutico (settori strategici per la nostra area di competen­za) hanno invece potuto raffor­zare e confermare la propria pre­senza nel territorio durante que­sto difficile periodo.

­Settori: dove e come crede ci sia spazio per le nostre im­prese nel sistema Spagna?

Aree importanti per le im­prese italiane continuano ad es­sere l’industria chimica e i com­ponenti per l’industria automo­bilistica, apparecchiature e com­ponenti elettronici, ma anche l’abbigliamento e le autovetture, senza dimenticare agroalimenta­re e bevande.  Interessanti scenari in evolu­zione riguardano settori come quello navale, farmaceutico e dei servizi di informazione e co­municazione, che rappresentano il trend dei nuovi investimenti. Altri sottosettori che stanno registrando crescite interessanti per gli investimenti italiani sono quello delle macchine per l’edi­lizia e le opere pubbliche (+22,4%), quello della gioielle­ria (+20,62%), quello dei mac­chinari per l’industria alimentare (+20%).

Italia-Spagna un binomio che sotto l’aspetto imprendito­riale, commerciale si presenta come…?

Da sempre Italia e Spagna vivono un legame di prossimità e scambio che esercita una reci­proca influenza, resa possibile grazie anche a profonde affinità culturali e sociali.  Nel primo trimestre del 2020 l’export italiano verso la Spagna ha raggiunto un valore comples­sivo di 5.5 miliardi di euro, mentre l’import si è attestato po­co sopra i 5.2 miliardi.  In particolare, nel territorio in cui opera la Camera Italiana di Barcellona, le importazioni catalane dall’Italia nel 2019 hanno raggiunto più di 7.000 milioni di euro. Il peso delle importazioni ca­talane dall’Italia rappresenta il 7,6% di tutte le importazioni. Da parte sua, la Catalogna esporta veicoli in Italia (14,9%), plasti­ca, 8,9% e moda, 7,3%. Sul tota­le dell’export, l’8,9% è realizza­to in Italia.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica  del 29 marzo 2021

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