Credo che dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sugli Inve­stimenti Sino-Europeo (CAI) questo non promuoverà soltanto l’approfondimento della coope­razione fattiva sino-europea, ma inietterà anche nuova linfa vitale per la ripresa economica mon­diale nel post-pandemia.

Attual­mente, tra Cina e UE esistono alcune problematiche che neces­sitano di risoluzione, ma questo non dovrebbe influenzare la rot­ta generale delle due parti che va verso rafforzamento del dialo­go e promozione della coopera­zione. Prima l’accordo entrerà in vigore, prima le imprese e i popoli ne beneficeranno.” è il messaggio di fiducia, che abbia­mo colto nell’intervista all’ Am­basciatore Li Junhua.

La Cina è stato il primo Paese a riprendersi dopo il crollo delle economie mondiali. Com’è la situazione dell’econo­mia cinese a distanza di un an­no dall’inizio dell’emergenza dovuta alla pandemia?

Nello scorso anno, la pande­mia da Covid-19 ha colpito il mondo intero, sconvolgendo l’e­conomica globale. Il Partito Co­munista Cinese ha guidato il po­polo cinese in una lotta tenace che ha permesso di contenere l’epidemia in un tempo abbastan­za breve e di spingere la ripresa delle attività produttive. L’eco­nomia cinese ha registrato una crescita del 2,3% nel 2020 ed è diventata l’unica tra le economie principali a segnare una crescita in positivo.  Attualmente, l’economia ci­nese mostra una forte resilienza e la stabilità. Nel primo trimestre di quest’anno, la produzione in­dustriale, il settore dei servizi e l’import-export commerciale del­la Cina hanno registrato tutti una crescita a doppia cifra rispetto al­lo stesso periodo del 2019. Il Purchasing Manager Index (PMI) si è mantenuto sempre so­pra il 50%. L’utilizzo e la produ­zione di energia elettrica hanno registrato un incremento superio­re al 20%. Nonostante i fattori di instabilità come la pandemia e quelli provenienti dall’esterno, la capacità dell’economia cinese di adeguarsi si è dimostrata sempre più forte. Ad oggi, al fine di pro­muovere uno sviluppo di alta qualità, la Cina è già entrata in una nuova fase di sviluppo in cui persegue uno sviluppo basato su innovazione, coordinamento, ecologia, apertura e condivisio­ne; e in cui costruisce un model­lo di sviluppo “a doppia circola­zione”, ossia quelle nazionale e internazionale.

Che tipo di difficoltà ci so­no, oggi, nelle relazioni com­merciali Italia -Cina?

L’andamento della coopera­zione commerciale Italia-Cina è molto incoraggiante. La Cina è il primo partner commerciale del­l’Italia in Asia. L’Italia è il quar­to partner commerciale della Ci­na nell’Unione Europea. L’Italia è divenuto il Paese membro UE con il maggior numero di accordi per l’esportazione di prodotti  agroalimentari in Cina. L’anno scorso, nonostante l’imperversa­re della pandemia, l’interscambio bilaterale ha toccato un nuovo record storico, superiore a 55,1 miliardi di dollari. Nel primo bi­mestre di quest’anno, le esporta­zioni italiane verso la Cina sono cresciute del 63%.  Ovviamente, dobbiamo conti­nuare a impegnarci ed a promuo­vere un ulteriore sviluppo della cooperazione commerciale bila­terale. Da un lato, dobbiamo eli­minare l’impatto negativo della pandemia sulla stabilità delle ca­tene di produzione e delle catene di fornitura globali. Incoraggia­mo le aziende cinesi e italiane a sviluppare ulteriormente l’e-commerce trans-frontaliero, le fiere online e ad utilizzare al massimo il China Railway Ex­press e le altre forme di trasporto per garantire i flussi commercia­li. Dall’altro lato, dobbiamo im­pegnarci per trasformare le molte intese di cooperazione in risultati concreti. Dobbiamo far sì che sempre più imprese cinesi e ita­liane, soprattutto PMI, partecipi­no ai processi di cooperazione, al fine di creare maggiori benefici concreti per i due popoli.

Il governo agevola gli inve­stitori esteri?

Negli ultimi anni, la Cina ha intrapreso una serie di misure per promuovere il commercio estero, come ad esempio la riduzione degli elenchi negativi per gli in­vestimenti esteri, la creazione di più aree di libero scambio e il porto di libero scambio di Hai­nan nonché l’organizzazione del­l’Expo internazionale dell’import della Cina (CIIE). All’inizio del­lo scorso anno, la Cina ha inizia­to ad attuare la nuova “Legge su­gli investimenti esteri” che forni­sce agli investitori stranieri in Cina migliori garanzie legali. I cancelli dell’apertura cinese non si chiuderanno, anzi, si apriranno sempre di più. Al contempo, spe­riamo che anche i cancelli degli altri paesi restino ugualmente ed equamente aperti per gli investi­tori cinesi.

Belt and Road Initiative è fra i cantieri infra strutturali di maggior portata per l’area Asiatica. Proseguono i lavori nonostante il rallentamento causato dall’emergenza sanita­ria?

Nell’ultimo mezzo secolo, dall’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, i due Paesi si sono sempre basati su rispetto e fiducia reciproci, mutuo vantaggio, apprendimento e sostegno reciproci. L’anno scorso, Italia e Cina si sono aiu­tate e sostenute a vicenda, af­frontando insieme le avversità generando un modello di coope­razione internazionale per la lotta alla pandemia. Nel futuro prossimo le due parti devono continuare a lavora­re insieme per dare un nuovo im­pulso alla costruzione del Belt and Road e per contribuire dando l’esempio a sostegno del multila­teralismo. Non solo, potranno avere un nuovo ruolo importante per la promozione del dialogo e della cooperazione tra culture e civiltà diverse. La Cina sostiene la Presidenza italiana del G20 ed è disponibile a rafforzare coordi­namento e collaborazione con la controparte italiana per fornire un contributo proattivo su temi come la cooperazione globale per la lotta alla pandemia, la pro­mozione della ripresa economica post-pandemica e il perfeziona­mento della governance globale.

Quali prospettive nel breve-medio termine per lo sviluppo dei rapporti bilaterali e investi­menti?

Sono molto ottimista in meri­to alle prospettive di sviluppo delle aziende italiane sul territo­rio cinese e credo la mia visione sia riassumibile in 3 parole chia­ve. La prima è “dimensione”. La Cina ha una popolazione di 1,4 miliardi di persone, con un ceto medio che conta 400 milioni di persone. Rappresenta dunque un enorme mercato in crescita che racchiude infinite opportunità di business. Nei prossimi 10 anni, la Cina spera di importare pro­dotti per un valore superiore a 22 mila miliardi di dollari. La se­conda parola chiave è “apertura”. La Cina sta accelerando la sua apertura nei confronti degli inve­stimenti esteri in molti settori, compresa la finanza e l’ambiente di business viene ottimizzato sempre di più. Nel 2020, la Cina ha registrato un incremento del 81% degli investimenti esteri. La terza parola chiave è “potenzia­lità”. Sviluppo innovativo, digi­tal economy, ecologia e tutela ambientale, sanità e salute saran­no i settori al centro della cresci­ta futura e vantano tutti un enor­me potenziale per la cooperazio­ne. L’anno prossimo si svolge­ranno l’anno della cultura e del turismo Italia-Cina e le Olimpia­di Invernali di Pechino, che si terranno in Italia nel 2026. Tutto questo genera un enorme spazio per lo sviluppo della cooperazio­ne in ambito di turismo, cultura e sport tra Italia e Cina. In genera­le, la cooperazione fattiva sino-italiana può e deve avere un ruo­lo importante per aumentare le opportunità di business per le imprese dei due paesi, soprattut­to per le PMI, per uscire dal­l’ombra della pandemia e per ri­vitalizzare le economie

La firma dello storico ac­cordo EU-China Comprehensi­ve Agreement on Investment  (CAI) che cosa porterà in ter­mini concreti ai mercati Euro­peo e Cinese?

Dovremmo innanzitutto con­siderare che i flussi di investi­menti tra Cina e Unione Europea sono ancora relativamente conte­nuti. Gli investimenti europei in Cina rappresentano solo intorno al 5% del totale degli investi­menti esteri. D’altro canto, gli in­vestimenti cinesi in UE rappre­sentano soltanto il 3,4% del tota­le di investimenti esteri che l’UE attrae. Questi dati non sono per nulla allineati con la portata delle due economie né con il loro desi­derio di cooperazione. Inoltre, Cina ed UE hanno mostrato la massima buona fede e raggiunto un accordo sugli investimenti completo, equilibrato e di alto li­vello. L’accordo include quattro aspetti principali tra gli altri co­me l’impegno per l’accesso ai mercati, la regolamentazione del­l’equa concorrenza, lo sviluppo sostenibile e la risoluzione delle controversie. Si auspica che l’ac­cordo porterà importanti oppor­tunità di investimento in settori come finanza, manifattura, co­municazioni, salute ed ecologia. Ad esempio, la Cina, per la pri­ma volta, ha promesso apertura alle aziende di tutti i settori ricor­rendo alla forma degli elenchi negativi. Le due parti, UE e Ci­na, hanno stabilito nell’assoluta maggioranza dei settori di non imporre limitazioni sul manage­ment o sulla ricerca e sviluppo locale e di creare un ambiente di operativo per il business regola­mentato.  Speriamo e crediamo che il Parlamento Europeo si baserà su­gli interessi propri della UE per svolgere una valutazione ragio­nevole e giungere alla scelta cor­retta.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica  del 26 aprile 2021

(© Riproduzione riservata)