L’Arabia Saudita è un Paese in grande fermento. “Saudi Vi­sion 2030” è l’ambizioso pro­gramma che il Governo Saudita sta portando avanti per aprire il Paese a investimenti internazio­nali, turismo, riforme. Questa apertura, che è una sorta di rivo­luzione praticamente inimmagi­nabile

fino allo scorso decennio,, porterà il Paese con le più grandi riserve di petrolio al mondo a di­versificare la propria economia. E il Regno sta già raccogliendo i frutti di questo cambiamento, a dispetto della crisi globale, a tal punto che prevede di raggiungere i propri obiettivi anche prima del 2030.  Per capire meglio le dinami­che che regolamentano l’indu­stria, il commercio, le relazioni bilaterali con l’Italia e molto al­tro, Tribuna Economica ha inter­vistato l’Ambasciatore del Re­gno dell’Arabia Saudita in Italia, Malta e San Marino, S.A.R. il Principe Faisal S. bin Abdulaziz Al Saud.

Ambasciatore, che cosa è cambiato nel suo Paese con l’avvento del Covid-19 e quali azioni sono state fatte per so­stenere le imprese in tempo di pandemia?

Negli ultimi anni, il governo saudita ha implementato pro­grammi per realizzare riforme strutturali, economiche e finan­ziarie nell’ambito del piano di riforme Saudi Vision 2030, che mira a diversificare l’economia del Paese. Tali sforzi hanno svol­to un ruolo cruciale nella sosteni­bilità dell’economia in questo periodo di crisi globale.  All’inizio dell’epidemia di COVID-19, il governo saudita ha lanciato un pacchetto di stimoli finanziari di 31,9 miliardi di dol­lari per mitigare la crisi econo­mica. Il pacchetto comprende iniziative di sostegno al settore privato, tra cui l’esenzione e il rinvio di alcune imposte gover­native per fornire liquidità. Il Saudi Industrial Development Fund (SIFD), il principale stru­mento finanziario dell’Arabia Saudita per la sua trasformazione industriale, ha sostenuto proatti­vamente le piccole, medie e grandi imprese e ha offerto ini­ziative finanziarie su misura per le loro specifiche esigenze. Nel 2020, SIDF ha approvato 4,5 mi­liardi di dollari in prestiti per cir­ca 200 aziende nei settori dell’in­dustria, delle miniere, dell’ener­gia e dei servizi logistici. I pre­stiti approvati hanno interessato diverse categorie, e sono stati in­dirizzati principalmente alle pic­cole e medie imprese.

Il Principe ereditario ha re­centemente annunciato: “The Saudi Green Initiative e The Middle East Green Initiative” ci vuole spiegare di che cosa si tratta?

La Saudi Green Initiative prevede un piano per le energie rinnovabili che aumenterà la quota di energia pulita nella pro­duzione energetica nel Regno dallo 0,3% al 50% entro il 2030. L’Iniziativa comprende anche progetti per la tecnologia degli idrocarburi puliti, che si stima elimineranno più di 130 tonnella­te di emissioni di carbonio, oltre ad aumentare il tasso di recupero dei rifiuti dalle discariche in Ara­bia Saudita fino al 94%.  La Green Middle East Initia­tive definisce invece una tabella di marcia regionale. L’iniziativa mira a contrastare il cambiamen­to climatico stabilendo diversi obiettivi concreti, tra cui il lancio del più grande piano di rimboSaudschimento al mondo e la riduzio­ne delle emissioni regionali del 60%, contribuendo così a una ri­duzione delle emissioni globali di oltre il 10%. Il governo saudi­

Saudi Vision 2030” è un progetto molto ambizioso che pone l’accento su riforme strutturali, privatizzazioni e sviluppo delle Pmi. Che cosa succederà, in concreto, nell’e­conomia saudita, grazie a que­sto progetto?

Il cambiamento è già in atto e i primi risultati del piano di rifor­me sono tangibili in tutti i settori della società saudita. Il governo ha recentemente annunciato che l’Arabia Saudita si sta preparan­do a raggiungere gli obiettivi della Vision prima del 2030.  Negli ultimi cinque anni, il Regno ha aperto le porte agli in­vestimenti stranieri, ha ridefinito l’industria del turismo e realizza­to una serie di importanti riforme sociali e culturali, che erano im­possibili da immaginare un de­cennio fa. I mega progetti lancia­ti nell’ambito del piano di rifor­me, come Amala, Red Sea Project, Qiddiya, Diriyah Gate, NEOM e la sua pionieristica smart city The Line, aprono nuo­ve opportunità per gli investitori stranieri e forniscono uno sche­ma integrato per la sostenibilità e lo stile di vita. Nell’ambito del programma “Quality of Life”, il governo ha inoltre fornito nuove opportunità ai cittadini di godere di attività culturali, sportive e di intrattenimento. Ha riaperto cine­ma e ospitato concerti ed eventi sportivi internazionali, che hanno attirato milioni di visitatori.

Sempre in ambito del pro­getto Vision 2030, l’Arabia Saudita ha deciso di aprire le porte ai turisti di 49 stati del mondo, tra cui l’Italia. Come si sta sviluppando il settore turi­stico dopo questa svolta?

Il settore turistico è uno dei principali motori della Saudi Vi­sion 2030. Nei primi sei mesi dal lancio dei visti turistici avvenuto nel settembre del 2019, sono stati rilasciati più di 400.000 visti per turismo, classificando l’Arabia Saudita tra le destinazioni in più rapida crescita al mondo.  L’Arabia Saudita ha registra­to un totale di 40 milioni di visite nel 2019 e mira a raggiungere la quota di 100 milioni entro il 2030. Il governo punta anche ad aumentare il contributo del setto­re turistico al PIL di oltre il 10%, generando più di un milione di nuovi posti di lavoro.  L’Arabia Saudita può contare su destinazioni incontaminate ed eterogenee. Il paese ospita alcu­ne tra le migliori destinazioni di mare al mondo, siti UNESCO e migliaia di siti storici che risal­gono alle prime civiltà della pe­nisola arabica.  Le autorità stanno investendo in piani di sviluppo ambiziosi, come il Masterplan Journey Th­rough Time per la regione di AlUla, recentemente annunciato dal Principe Ereditario. Dopo il completamento del Masterplan nel 2035, AlUla contribuirà con 32 miliardi di dollari al PIL del Regno e l’80 per cento della re­gione sarà stata designata come riserva naturale con il ripristino della flora e della fauna.

Arabia Saudita e Italia han­no costantemente rafforzato la cooperazione bilaterale. Ci so­no stati rallentamenti causati dalla crisi economica mondia­le?

L’Arabia Saudita e l’Italia vantano una forte cooperazione in tutti i settori che dura da quasi 90 anni e che è stata rilanciata di recente con la firma del Memo­randum d’intesa per il dialogo strategico bilaterale, siglato, a gennaio 2021, in occasione della missione ad AlUla del Ministro degli Affari Esteri e della Coope­razione Internazionale, Luigi Di Maio.  L’Italia si colloca all’ottavo posto tra i fornitori dell’Arabia­Saudita, mentre il Regno è il se-condo partner commerciale perl’Italia nell’area Mena. In ter­mini aggregati, il commercio to­tale è sceso da circa 8 miliardi nel 2018 a circa 6 miliardi nel 2020.  I dati sull’andamento dei flussi commerciali tra i due paesi hanno registrato un saldo positi­vo per l’Italia nel 2020. Il valore totale delle importazioni saudite dall’Italia per il 2020 ha infatti superato i 3 miliardi di euro. Le voci maggiormente interessate dal paniere riguardano i beni strumentali nei settori dell’inge­gneria meccanica, alimentare, delle apparecchiature elettriche e domestiche e dei prodotti chimi­ci. Mentre il cardine del paniere delle esportazioni saudite verso l’Italia è tendenzialmente rappre­sentato dal petrolio e dai prodotti derivati dalla sua raffinazione.  E’ inoltre importante ricorda­re la notevole presenza di aziende italiane in Arabia Saudita, soprat­tutto nel settore dell’energia, del­le costruzioni, delle infrastrutture e dei trasporti. In aggiunta, i pro­getti lanciati di recente dal Regno offrono promettenti opportunità per la comunità imprenditoriale italiana in nuovi settori.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 24 maggio 2021

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