I rapporti di investimento so­no molto vivaci. “Riguardo gli investimenti italiani in Australia, abbiamo visto un numero cre­scente di aziende italiane che si sono decise a investire in Austra­lia nell’ultimo decennio”. I motivi per cui molte azien­de straniere investono in Austra­lia sono ben noti,

a cominciare da quella crescita economica consistente di cui parlavo prima. “Ma possiamo anche aggiunge­re: una forza lavoro multicultu­rale e multilingue a cui attinge­re, un ambiente aziendale sicuro e stabile, e una qualità della vita che vede regolarmente le città australiane tra le città più vivibi­li al mondo”. Poi posso citare “il fortissimo potere di attrazione del “Made in Italy” per gli australiani. A parte le circostanze attuali, è ri­saputo che agli australiani piace viaggiare, soprattutto in Europa, e non saranno molti gli austra­liani che lasceranno l’Italia fuori dalla loro lista di luoghi da visi­tare in Europa”.

 

Ambasciatore Twomey, l’Australia e la pandemia: qual è stato l’impatto sull’economia e sul business?

Le ultime statistiche mostra­no come la produzione economi­ca australiana si sia rapidamente ripresa dall’impatto dell’emer­genza sanitaria del 2020 e, non dimentichiamo, i devastanti in­cendi boschivi che hanno colpito il paese poco prima. L’economia è cresciuta dello 0,8% rispetto al periodo prece­dente ad entrambe queste emer­genze. Questo è il risultato delle solide basi economiche che l’Au­stralia ha costruito negli ultimi tre decenni. Vale la pena ricorda­re che, se non fosse stato per il Covid-19, l’Australia festegge­rebbe attualmente 30 anni di cre­scita economica ininterrotta.  Ci piace dire che “siamo sulla buona strada per tornare” ed il Governo ha canalizzato i suoi programmi di sostegno per man­tenere il potere d’acquisto delle famiglie, consentire alle aziende di trattenere il personale durante la crisi e compiere ulteriori passi per rendere l’economia ancora più resiliente, fornendo, ad esem­pio, incentivi per gli investimenti e facilitando la ricerca e lo svi­luppo, in particolare nelle tecno­logie mediche e biotecnologiche.  Come è noto, l’Australia è riuscita a superare la tempesta dovuta al Covid-19 a costi infe­riori, sia umani che economici, rispetto ad altre parti del mondo. Siamo, tuttavia, una nazione che si basa sul commercio, nel cuore della regione che negli ultimi an­ni ha guidato la crescita econo­mica mondiale ed abbiamo biso­gno quindi di tutti i nostri partner commerciali per riprenderci da questa emergenza. Grazie alla diffusione del vaccino, per cui l’Australia sta assistendo anche i suoi vicini nella regione, stiamo gradualmente iniziando a vedere tale ripresa.  L’Australia continuerà a im­pegnarsi sulla scena economica globale, promuovendo anche l’ordine internazionale basato su regole nei settori del commercio e degli investimenti.

 

Può dirci qualcosa sui rap­porti rap­porti di investimento tra Au­stralia e Italia?

La mia ultima visita come tu­rista è stata ad agosto del 2019, prima di sapere che sarei venuta a vivere in Italia. L’Italia ha un fascino particolare per noi au­straliani. Nel business ciò è testi­moniato dalle numerose aziende italiane altamente qualificate e innovative. Nonostante io sia qui da poco meno di un anno, per la maggior parte del tempo rinchiusa, sono venuta in contatto con una serie di ottimi esempi. Uno è Sitael, la compagnia spaziale pugliese che è un partner fondamentale nelle ambizioni dell’Australia in que­sto settore economico in crescita.  Sitael è un importante inve­stitore nel South Australia, dove l’Agenzia Spaziale Australiana ha recentemente istituito la sua sede. Gli investimenti nella tec­nologia spaziale e nell’esplora­zione saranno un motore econo­mico per molti paesi e l’Austra­lia ha bisogno che aziende come Sitael collaborino con le nostre eccellenti società locali per for­nirci ulteriore know-how in mo­do da beneficiare al meglio di ta­le crescita.  Allo stesso modo, ho avuto la possibilità di incontrare Webuild, precedentemente noto come Sali­ni Impregilo. E’ l’appaltatore principale per il progetto idroe­lettrico di pompaggio Snowy 2.0 nel New South Wales.  Questo è un enorme progetto che sarà una parte importante del futuro delle energie rinnovabili in Australia. Il progetto ridurrà i prezzi dell’energia e ridurrà le emissioni di carbonio. Sono po­che le aziende al mondo che han­no la capacità di affrontare pro­getti infrastrutturali così impor­tanti e siamo fortunati che sia Webuild a guidarlo. È anche me­rito dell’azienda - e dei suoi part­ner australiani - che il progetto non abbia subito rallentamenti nell’ultimo anno, nonostante i problemi logistici globali. Potrei citare numerose altre meravigliose aziende italiane che hanno investito in Australia: Leonardo, Enel, Eni, Ghella, Monini, Cnh e così via. Sono tut­te aziende famose. E ciò che fa particolarmente piacere è che stiamo anche vedendo un nume­ro crescente di piccole e medie imprese nei settori hi-tech che fanno i loro primi investimenti o si aggiudicano i loro primi con­tratti in Australia.  L’emergenza sanitaria ci ha dimostrato che la distanza non deve essere un ostacolo per le aziende innovative. Nonostante le attuali difficoltà nei viaggi e nella logistica, le aziende italiane sono sempre più consapevoli che l’Australia è un posto dove stare, sia per le potenzialità del merca­to domestico sia come trampoli­no di lancio nella regione del­l’Indo-Pacifico.  E qui devo citare l’ottimo la­voro svolto da Naila Mazzucco, Console Generale e Austrade Trade&Investment Commissio­ner per l’Italia, a Milano. Naila e il suo team lavorano instancabil­mente con investitori italiani esi­stenti e potenziali, per aiutarli nel processo di investimento. È un servizio completo e so che è molto apprezzato dagli investito­ri italiani

 

Cosa può dirmi sugli inve­stimenti australiani in Italia?

Non abbiamo un gran nume­ro di investitori australiani qui, ma quelli che abbiamo tendono a investire su larga scala. Senza dubbio, molte persone in Italia avranno letto del ruolo del Gruppo Macquarie nell’inve­stimento guidato da Cassa Depo­siti e Prestiti recentemente ap­provato nel sistema di pedaggio autostradale, mentre c’è stata an­che una copertura mediatica del­la proposta di investimento del Gruppo nella società Open Fiber. Sono investimenti che fanno no­tizia, giustamente: parliamo di miliardi di euro di investimenti e di un contributo significativo in termini di know-how data l’espe­rienza di Macquarie in tutto il mondo.  Abbiamo anche investimenti di alto profilo a Milano da parte della società australiana Lendlea­se, che è responsabile per lo svi­luppo sia dell’area di Santa Giu­lia, sia del distretto dell’innova­zione Mind. L’approccio di Lendlease è costruito attorno alla sostenibilità e questo si riflette soprattutto nello sviluppo di Mind. Il progetto era già impor­tante prima del Covid-19 ma lo è ancora di più adesso. Il sito Mind ospiterà lo ‘Human Technopole’, un istituto di ricerca per le scien­ze della vita. Ospiterà anche il nuovo ospedale Galeazzi.  A febbraio di quest’anno, an­cora nel pieno della crisi sanita­ria, abbiamo visto l’impatto posi­tivo che Mind può avere con il lancio di ‘Federated Innovation’, uno spazio per l’innovazione aperta, che inizialmente coinvol­ge 32 aziende in 11 diversi setto­ri, tra cui la tecnologia per la transizione ecologica, finanza, agroalimentare, scienze della vita e sanità, mobilità e logistica, energia ed edilizia. La prospetti­va di un pensiero originale e in­novativo in queste aree, con il supporto dell’intero progetto Mind, è allettante.  Sono sicura che usciranno delle buone cose da questo pro­getto e in effetti uno dei primi ri­sultati, come riportato dai media italiani, è stato il ritorno di alcu­ne delle menti più brillanti italia­ne dagli istituti di ricerca all’e­stero. Mind continuerà ad attrar­re ricercatori italiani in Italia e porterà anche un gradito afflusso di ricercatori non italiani, tra cui spero alcuni australiani.

 

Com’è stato il suo primo anno da Ambasciatore d’Au­stralia in Italia?

Penso che frustrante sia la pa­rola migliore che posso usare. So che c’è un grande paese là fuori da esplorare, e non intendo solo per le sue impareggiabili attra­zioni culturali, ma finora non è stato possibile. Man mano che le cose migliorano, non vedo l’ora di visitare il paese e incontrare le persone che aiutano a guidare i rapporti commerciali e di investi­mento con l’Australia.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 28 giugno 2021

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