Dopo aver efficacemente adottato l’approccio “zero casi”,tipico di diversi paesi asiatici,l’ondata epidemica che ha travol­to il Paese nel maggio di que­st’anno ha indotto le Autorità a cambiare strategia. “Il nuovo modello intende promuovere la convivenza in sicurezza con il vi­rus,

come avviene nei Paesi eu­ropei”. I dati aggiornati indicano cir­ca 1 milione e 300 mila contagi accertati, oltre 26.000 decessi,una media di 13 mila nuovi con­tagi al giorno. “Dopo qualche iniziale ritardo, la campagna vaccinale procede speditamente:sono state sinora somministrate130 milioni di dosi, con il 55%della popolazione che ha com­pletato il ciclo”. L’Italia ha do­nato 2,8 milioni di dosi attraver­so la Covax facility, il meccani­smo multilaterale per un’equa di­stribuzione dei vaccini nel mon­do, che vede il nostro Paese tra i principali contributori.

 

Ambasciatore Alessandro, come si presenta oggi l’econo­mia del Paese e quali sono le prospettive del 2022?


Nell’ultimo decennio il Pil del Vietnam ha registrato un tas­so di crescita medio del 7%. An­che nel 2020 il Paese è cresciuto quasi del 3%. Nel maggio di quest’anno il Vietnam è stato colpito da una forte ondata pan­demica che ha rallentato le atti­vità economiche, ma si registra­no buoni segnali di ripresa e i da­ti indicano una crescita del Pil nel 2021 intorno al 4%. Il Paese ha fondamentali ma­croeconomici molto solidi, è be­ne integrato nelle catene globali del valore grazie ai numerosi ac­cordi di libero scambio di cui è parte, continua a beneficiare di elevati flussi di investimenti di­retti esteri, soprattutto dai Paesi asiatici, ed è infine ben avviato sulla strada di importanti rifor­me, tra cui la transizione energe­tica e l’industria 4.0. Gli analisti confidano in un prossimo anno molto positivo, con una crescita superiore al 6%. Il sistema imprenditoriale ita­liano può continuare a dare un contributo assai rilevante alla crescita del Vietnam, che rappre­senta un partner economico-commerciale di primo piano in questa parte del mondo.

 

Sta funzionando l’attuazio­ne dell’Accordo di libero-scambio EU-Vietnam?


L’Accordo di libero scambio con l’Unione Europea (Evfta), entrato in vigore il 1° agosto2020, è il più articolato mai fir­mato dalla Ue con un Paese emergente. Esso elimina progres­sivamente la quasi totalità di dazi e tariffe nel commercio bilatera­le, sia per i beni che nei servizi. Si aggiungono disposizioni per la semplificazione delle procedure,la protezione delle denominazio­ni di origine, l’eliminazione delle barriere non tariffarie, l’innalza­mento degli standard ambientali e di protezione dei lavoratori,l’accesso al procurement. La crisi pandemica non ha consentito all’Accordo di espli­care interamente i suoi effetti su­gli scambi bilaterali, che comun­que sono tornati ai livelli pre-Co­vid. Insieme all’Unione Europea siamo impegnati in un dialogo continuo con le Autorità vietna­mite per accelerare l’integrale at­tuazione di tutti i capitoli del­l’Accordo e rimuovere le barrie­re non tariffarie, in particolare per i beni agroalimentari e far­maceutici.

 

Partenariato di sviluppo Italia-Asean: possiamo definire il Paese come “porta” per l’a­rea?


Il Sudest asiatico sta acqui­sendo sempre maggiore rilievo negli equilibri internazionali. Il nostro Paese è impegnato a rafforzare le relazioni con la re­gione. Nel settembre 2020, du­rante la presidenza di turno viet­namita, l’Italia è divenuta “Part­ner di Sviluppo” dell’Asean,con un programma di lavoro in sei pilastri: sicurezza; connetti­vità; cultura; agricoltura e am­biente; salute; cooperazione allo sviluppo e umanitaria. Intendia­mo inoltre contribuire attivamen­te all’attuazione della nuova“Strategia dell’Unione Europea per la Cooperazione nell’Indo-Pacifico”. Il Vietnam rappresenta un at­tore di primo piano in questo am­bito. Numerose aziende italiane hanno stabilito qui la loro base produttiva per l’intera area dell’Asia-Pacifico. Tra le iniziative che vedono un partenariato Italia – Vietnam rivolto alla regione, vorrei men­zionare il “Dialogo” Italia-Asean sui temi dello sviluppo sub-re­gionale e in particolare il bacino del Mekong. Tale forum metterà in contatto enti e imprese di Ita­lia e Paesi Asean per condividere esperienze e capacità nei settori rilevanti per lo sviluppo sosteni­bile dell’area.

 

Come è strutturata la pre­senza italiana nel Paese e quali nuove opportunità ci sono perle nostre imprese?

Il Vietnam figura tra i Paesi prioritari della Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione ed è oggi il nostro primo partner com­merciale tra i paesi Asean, con un interscambio intorno ai 4,5miliardi di euro l’anno. Le prin­cipali voci delle esportazioni ita­liane includono il tessile, i pro­dotti in pelle, i macchinari e l’a­gro-alimentare. Nel 2020 risulta­vano in varie forme circa 100imprese italiane in Vietnam, con oltre ottomila addetti. In anni recenti il Vietnam si è dotato di strategie per sviluppare l’industria 4.0, l’aerospazio, l’in­telligenza artificiale, le smart ci­tiese i servizi digitali. Le azien­de italiane devono guardare an­che alle opportunità che emergo­no in questi settori avanzati. A sostegno dei nostri rapporti opera una presenza articolata del Sistema Italia: oltre all’Amba­sciata in Hanoi e al Consolato Generale in Ho Chi Minh City,vi sono l’Ufficio Ice, l’Aics (Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo) e la Camera di Com­mercio. Vi sono inoltre specifiche professionalità,come l’Addetto Scientifico e Uni-Italia. Altri strumenti sono previsti per il prossimo futuro,tra cui l’Istituto Italiano di Cultu­ra in Hanoi. In questo contesto si inse­risce “Italy issimply extraordi­nary: beIT”, la nuova campagna di comunicazio­ne del Made in Italy promossa dalla Farnesina e dall’Agenzia ICE in 26 paesi, tra cui il Viet­nam. Nel sito htt­ps://madeini­taly.gov.it/vi/be-it/sono disponi­bili contenuti in lingua vietnami­ta sui valori e le eccellenze italia­ne. Per cogliere appieno le op­portunità offerte dal dinamismo vietnamita è importante assicurare una stabile presenza fisica delle aziende e delle associazioni di categoria. Ciò ancor più alla luce delle stringenti misure anti-Covid in ingresso nel Paese, che rendono difficili le brevi missioni.

 

Molti non sanno che esiste un accordo di cooperazione scientifica e tecnologica Italia-Vietnam, con uno sguardo in particolare ai cambiamenti cli­matici. Può spiegarci meglio?


L’Italia è stato uno dei primi Paesi ad avviare, nel 1992, la cooperazione scientifica e tecno­logica con il Vietnam. Il pro­gramma triennale in corso, con­cordato nel luglio 2020, prevede11 progetti bilaterali in settori quali agricoltura, biotecnologie,cambiamenti climatici, tecnolo­gie dell’informazione e della co­municazione, materiali avanzati,industria 4.0, conservazione e re­stauro di beni culturali. Vi sono intensi contatti tra gli ambienti accademici dei due paesi, con più di 110 intese di ricerca e mo­bilità. Tra i settori in forte crescita vi è la transizione energetica. Il Vietnam ha preso degli impegni importanti alla COP26, tra cui la neutralità carbonica nel 2050. La Banca Mondiale stima in 270miliardi di dollari gli investimen­ti necessari per assicurare la tran­sizione “verde”. Il Paese dovrà ridurre l’energia prodotta da fon­ti fossili e incentivare le rinnova­bili, con interessanti opportunità per le aziende straniere,

 

Come viene affrontato il te­ma turismo vista la situazione Covid?


Fino all’avvento del Covid-19, i flussi turistici nei due sensi erano costantemente aumentati fino a raggiungere nel 2019 il numero di 65.000 presenze ita­liane in Vietnam e di circa 9.000visti di turismo a cittadini vietna­miti In attesa di poter riattivare i viaggi per turismo, siamo impe­gnati nella promozione presso il pubblico vietnamita della bellez­za e della diversità dei territori italiani, come fatto ad esempio nei mesi scorsi con la mostra“Italian Routes”, dedicata alle montagne italiane ed ospitata presso il Museo di Belle Arti di Ho Chi Minh City ed il Museo di Etnologia di Hanoi.



Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 13 dicembre

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