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Categoria: Interviste

Le relazioni commerciali fra Italia e Serbia sono ottime e si sono rafforzate particolarmente negli ultimi anni. Secondo i dati dell’Ufficio statistico serbo, “nel 2021 l’interscambio bilaterale è stato infatti di 4,1 miliardi di eu­ro, con 2,3 miliardi di export ita­liano (8,1% dell’import

totale della Serbia) e 1,8 miliardi di import italiano (8,5% dell’export totale della Serbia)”. L’Italia è stata il terzo partner commerciale della Serbia e, nel dettaglio, terzo Paese fornitore e secondo Paese acquirente. “Il saldo della bilancia commerciale si mantiene a favore dell’Italia ed è pari a 465 milioni di euro. Rispetto al 2020, c’è stata una crescita del 24% e del 7,8% ri­spetto al 2019”.  L’Italia non solo è tra i primi partner commerciali della Serbia, ma anche tra i primi investitori. “Secondo i dati dell’Agenzia per lo sviluppo della Serbia (Ras), l’Italia rappresenta anche uno dei primi investitori esteri in Ser­bia con una presenza di circa 600 aziende”.

 

Presidente De Venezia, quanto pesa e conta l’Italia im­prenditoriale in Serbia non ché i soci della vostra Camera?

Come già menzionato, l’Italia imprenditoriale conta molto in Serbia. Lasciando nuovamente il passo ai dati, dove oltre al settore automobilistico con Fca e il suo indotto, grande rilievo hanno an­che il bancario (Intesa Sanpaolo e Unicredit), l’assicurativo (Ge­nerali e Unipol Sai-Ddor osigu­ranje), il tessile (Gruppo Benet­ton, Calzedonia, Pompea, Gol­den Lady…) e l’agricolo, in cui ci sono buone prospettive di am­pliare la collaborazione nell’e­sportazione di macchine per l’a­gricoltura e il food-processing, e hanno, inoltre, investito nel Pae­se importanti gruppi come Ferre­ro e La Linea Verde. Affermiamo che le sole no­stre aziende associate sviluppano un fatturato complessivo pari a 3,6 miliardi di euro. Le attività dei nostri soci coprono vari am­biti di produzione nei settori tes­sile, agro-alimentare, energetico, metallurgico, automotive e packaging, per quanto riguarda il commercio, sono maggiormente impegnate negli ambiti alimenta­re, edile, farmaceutico, plastico e Ic Il ruolo della nostra Camera nel contesto imprenditoriale ita­liano e serbo è fondamentale, in quanto conferma la propria posi­zione di mediatrice di successo da ormai vent’anni tra i due mer­cati, visibile grazie alle numero­se richieste che riceviamo da parte di aziende italiane interes­sate a sondare le opportunità in Serbia e viceversa.

 

La Serbia, spesso, viene an­cora vista/confusa come un Paese arretrato o non sufficien­temente sviluppato per delle relazioni economiche; vicever­sa, che cosa possiamo dire ai nostri lettori?

In seguito alle negoziazioni con l’Unione Europea nel 2014, la Serbia ha cambiato decisa­mente passo negli ultimi sette anni, incoraggiando gli investi­menti stranieri e rafforzando la competitività dell’economia a li­vello globale. Grazie all’introduzione dell’Agenzia per lo sviluppo del­la Serbia (Ras), la quale ha lo scopo di creare un’economia for­te, innovativa e sostenibile, la Serbia incoraggia gli investimen­ti stranieri e permette alle azien­de estere di accedere ad incentivi statali per progetti Greenfield e Brownfield. Il Paese si sta impegnando nel raggiungere gli standard eco­nomici europei, difatti, i seguenti dati confermano lo sviluppo con­creto che sta vivendo il paese: il tasso di disoccupazione che nel 2015 era pari al 17.7%, nel 2022 ha raggiunto il 9,8%; la tassazio­ne sul profitto è da tempo in li­nea con la percentuale dei Paesi confinanti ed è pari al 15%, men­tre l’aliquota Iva ordinaria è fis­sata al 20%; infine, l’imposta sul passaggio di proprietà è al 2,5% e quella sui beni immobili al 0,4%. La presenza di 15 zone fran­che permette alla Serbia di attira­re maggiori investimenti e pro­getti, in quanto le zone garanti­scono un sistema amministrativo unico (one-stop shop) e ulteriori esenzioni da tasse e tributi regio­nali e comunali. Inoltre, in tali zone gli investitori sono esenti da Iva per merci in ingresso e servizi logistici, consumi elettrici e di gas, dai dazi doganali per prodotti importati al fine di tra­sformazioni produttive o costru­zioni. La Repubblica di Serbia pre­senta numerosi accordi di libero scambio, che rendono il paese un ideale hub produttivo per espor­tazione duty-free.

 

Parlando di banche e finan­za, quali ruoli hanno a soste­gno delle imprese?

Il peso delle Banche Italiane è decisivo, vediamo Banca Intesa al primo posto e Unicredit al ter­zo, le quali detengono il 27,1% del mercato locale. Gli investito­ri, tra questi anche l’Azienda che rappresento, si appoggiano con grande fiducia al nostro sistema italiano L’Unione Europea è un altro grande investitore nel paese, di­fatti, la Banca Europea per la Ri­costruzione e lo Sviluppo (Bers) e la Banca Europea per gli Inve­stimenti (Bei) in Serbia si con­centrano principalmente sul rafforzare il ruolo e la competiti­vità del settore privato, solidifi­care il settore bancario, ap­profondire l’intermediazione fi­nanziaria, e, inoltre, sviluppare servizi pubblici sostenibili ed ef­ficienti. Al momento, la Bers ha dato vita in Serbia a 140 progetti nel 2022, per un totale di 2,5 mi­liardi di euro in entrambi i settori pubblico e privato.

 

Ricordiamo che il Paese non fa parte della zona-Ue. Van­taggi e svantaggi?

Nonostante la Serbia non sia ancora all’interno dell’Unione Europea, i rapporti fra le due parti sono molto forti e il paese è ben integrato nell’economia eu­ropea. I vantaggi sono quelli di un una manodopera più economica rispetto ad altri stati europei, che è infatti uno dei fattori che attira maggiormente gli investitori. Co­me già menzionato, la Serbia presenta diversi vantaggi, tra cui la sua posizione strategica che permette di avere scambi più ve­loci con i paesi europei e il favo­revole sistema fiscale. Sono in vigore diversi accordi bilaterali commerciali con i paesi del Cef­ta (Central European Free Trade Agreement), dell’Efta (European Free Trade Association), del­l’Eaeu (Eurasian Economic Union) che è un accordo com­merciale tra Armenia, Bielorus­sia, Kazakistan, Kirghizistan e la Federazione Russa e con la Tur­chia. Aggiungo anche che il Paese fa di tutto per rendere agevole il processo di inserimento di un in­vestitore, rispettando le regole e le leggi che copiano quelle dell’Occidente e allineando la propria economia agli standard europei.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 25 aprile 2022

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