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Categoria: Interviste

Un Paese in grande fermento. E' quello che si percepisce quan­do si entra nel vivo delle azioni portate avanti dal Regno Saudita per modernizzare il Paese. Una sorta di rivoluzione inimmagina­bile fino allo scorso decennio che porterà il Paese con le più grandi riserve di petrolio

al mondo a di­versificare la propria economia. Jiacc è l' associazione, che, in Ita­lia, ha l'obiettivo di aiutare le aziende a superare le difficoltà derivanti dall’approcciare il mer­cato saudita, creando le condizio­ni per permettere uno scambio economico e commerciale frut­tuoso e duraturo. Il Presidente di Jiacc, Cesare Trevisani , ha spie­gato, nel dettaglio, il mercato saudita e il compito che si è posto l'Associazione.

 

Saudi Vision 2030 mira a di­versificare l’economia del Pae­se e a favorire nuovi insedia­menti produttivi, presidente Trevisani, che cosa sta acca­dendo di concreto, in Arabia Saudita, per quel che riguarda gli Ide?

Il più recente rapporto sullo stato degli investimenti nel Paese ha evidenziato come nella secon­da metà del 2021 siano state rila­sciate in totale 3.386 licenze per nuovi investimenti esteri, con un aumento annuo del 347,9% ri­spetto al secondo semestre 2020. Questo risultato ragguardevole premia gli sforzi messi in campo dal Regno per riformare il modo in cui vengono condotti gli affari nel Paese, favorire la diversifica­zione degli investimenti e ridurre la dipendenza dal petrolio e da al­tre risorse naturali. La “National Investment Stra­tegy”, che il principe ereditario Mohammed bin Salman ha lanciato lo scorso settembre, è una parte importante di questo pro­cesso di trasformazione, funzio­nale al raggiungimento degli obiettivi chiave della Vision 2030: diversificazione, creazione di posti di lavoro e sostenibilità. La strategia ruota attorno al "po­tenziamento" degli investitori privati, cui vengono offerte nuo­ve opportunità e soluzioni di fi­nanziamento competitive. I setto­ri interessati includono la produ­zione, le energie rinnovabili, i trasporti, la logistica, il turismo, l'assistenza sanitaria e le infra­strutture digitali. L'Arabia Saudi­ta prevede inoltre di istituire zone economiche speciali con regola­menti competitivi e incentivi per gli investitori in settori prioritari. Come risultato della strategia, il rapporto investimenti/PIL del re­gno dovrebbe salire al 30% nel 2030, dal 22% nel 2019.

 

La Green Economy è fra le priorità del Paese?

Negli ultimi anni, ha comin­ciato a prendere piede una sem­pre maggiore consapevolezza che il modello economico lineare do­minante – in cui quantità sempre maggiori di materie prime vengo­no estratte, lavorate e trasformate in prodotti che vengono poi scar­tati alla fine del loro ciclo di vita – è insostenibile. La Saudi Vision 2030 va anche in questa direzio­ne: riduzione della dipendenza dalle entrate petrolifere finalizza­ta ad una diversificazione econo­mica integrata con un più ampio programma di protezione am­bientale e di contrasto ai cambia­menti climatici. Attraverso la Saudi Green Initiative, il Regno ambisce infatti a svolgere il ruolo di forza trainante nel coordinare le risposte regionali per raggiun­gere gli obiettivi internazionali sui progetti ambientali.

 

Jiacc dedica molta attenzione alle StartUp. C'è voglia di inter­nazionalizzazione nel post pan­demia?

Jiacc ha costituito un proprio Startup Desk con l’obiettivo di creare punti di incontro tra gli ecosistemi dell’innovazione dei Paesi arabi associati a Jiacc e l’I­talia. L’obiettivo è quello di favo­rire il trasferimento di tecnologie e di know-how e la promozione di concrete opportunità di busi­ness, intercettando una domanda di internazionalizzazione da parte delle startup italiane non ancora presidiata in modo adeguato. Stiamo concentrando l’attenzione sugli Emirati Arabi e sull'Arabia Saudita, stringendo partnership con i principali player dell'inno­vazione locali, consentendo così un accesso privilegiato per le startup italiane a questi mercati e ai loro investitori.

 

La trasformazione digitale delle imprese ha un ruolo cre­scente anche sull’export?

L’esigenza di compiere un vero e proprio cambio di passo, con l’adozione di politiche e stru­menti che favoriscano questo tipo di transizione, si è fatta tanto più evidente con l’insorgere della cri­si pandemica mondiale. Tuttavia, la vocazione digitale delle nostre imprese e la consapevolezza ri­guardo il ruolo che le nuove tec­nologie possono giocare nei pro­cessi di internazionalizzazione è ancora limitata, complici le carat­teristiche del nostro tessuto pro­duttivo, fatto di piccole e medie imprese, nonché un ritardo infra­strutturale particolarmente signi­ficativo in alcune aree del sud. I processi di digitalizzazione ri­chiedono importanti investimenti e cambiamenti organizzativi, e le misure di sostegno introdotte a li­vello europeo e nazionale posso­no rendere tali investimenti più sostenibili.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 25 aprile 2022

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