Nel primo trimestre di quest’anno l’Italia si è posiziona­ta al primo posto per volume commerciale, il quale ha visto un aumento del 43% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, attestandosi a 1,4 miliardi di eu­ro. Le esportazioni croate in Italia sono cresciute del 29%

e le importazioni dall’Italia hanno registrato un aumento pari al54%. L’Italia detiene una quota del 13% nell’interscambio totale e 18% nell’interscambio con l’Ue. “I prodotti che l’Italia es­porta maggiormente in Croazia sono petrolio e prodotti derivati, vestiti e accessori di abbiglia­mento, mentre i prodotti princi­pali importati sono accessori di abbigliamento, cereali, sughero e legno. Inoltre, l’Italia è tra i primissimi investitori stranieri nel Paese. Quindi i rapporti commerciali possono essere visti come stabili e radicati, però con un elevato potenziale di ulteriore crescita”. Ne sono prova circa330 milioni di euro in totale di nuovi investimenti italiani quest’anno nella Rimac e nel­l’ampliamento degli stabilimenti produttivi dell’acciaieria Abs Sisak e del produttore di macchi­nari Wam a Breznički Hum.

 

Ambasciatore Sacco, la Croazia in Europa e la Croazia nell’euro. Quali sono i punti fondamentali per questi due te­mi?

La Croazia è, dal punto di vista geografico, storico, cultur­ale ed economico, ben integrata nel tessuto comunitario. Consid­erato l’alto tasso di eurizzazione del Paese, l’adozione dell’euro come moneta ufficiale sembrava un passo logico da compiere. La forte determinazione politica da parte del Governo croato verso l’entrata nell’eurozona è stata an­che alimentata da un buon anda­mento dell’economia, un quadro macroeconomico favorevole, sta­bilità finanziaria e un migliora­mento progressivo del rating. Pure in questi tempi avversi, contrassegnati dal susseguirsi di crisi gravi come la pandemia, l’inflazione e la guerra ai confini dell’EU, la Croazia ha dimostra­to grandi capacità di resilienza. Per cui non sorprende la luce verde data a metà giugno dalla Commissione europea all’ade­sione della Croazia all’eurozona. Il mercato croato è di dimen­sioni limitate per cui dal punto di vista economico, la Croazia sarà una piccola aggiunta all’econo­mia dell’eurozona ma comunque importante nella prospettiva di rafforzamento della moneta uni­ca. La Croazia, inoltre, si è di­mostrata un attore importante nel contesto della crisi energetica. Speriamo che nel prossimo fu­turo vedremo anche l’ingresso della Croazia nello Spazio Schengen e la sua adesione al­l’Ocse, ai quali percorsi l’Italia ha già espresso il suo pieno ap­poggio.

 

Possiamo affermare che il Paese è tra i maggiori attori dell’est Europa?

Assolutamente sì. Ho già menzionato il settore energetico. Grazie all’infrastruttura es­istente, in particolare l’oleodotto Janaf e il terminal Gnl, ambedue sull’isola di Veglia, e la loro ca­pacità di espansione, la Croazia ha veramente il potenziale di di­ventare un hub energetico non solo dell’est Europa ma europeo. Alla luce del progetto di rad­doppiare la capacità del terminal Gnl, confermato dal primo min­istro Plenković nel corso dell’ul­timo vertice dell’Iniziativa dei tre mari, il quale garantirebbe le forniture di gas alla Slovenia,Bih e Ungheria, il Paese potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza energetica europea dalla Russia. Negli ultimi anni ci sono stati notevoli investimenti anche nelle infrastrutture nel corridoio di trasporto Vc e nei porti, in parti­colare quello di Fiume, Zara e Ploče. Sempre nel contesto della crisi bellica in Ucraina, lo sbocco sul mar Adriatico e le capacità di stoccaggio e trasporto per merci di tutti i tipi, la Croazia potrebbe diventare anche uno snodo strategico per il traffico di merci verso e dall'Ue per mare. Occorrono ancora ingenti investimenti nel potenziamento delle infrastrutture ferroviarie a servizio del porto, su cui la Croazia si sta impegnando attingendo anche ai fondi europei.

 

Che cosa vuol dire investire nella piazza finanziaria croa­ta?

Nel mercato croato in gen­erale si osservano negli ultimi anni delle opportunità d’investi­mento sempre più diversificate, specialmente per quanto riguardai settori che fanno incrementare di più il flusso d’investimenti e di nuovi capitali dall’estero. Questo ampio ventaglio di settori che spazia dai canali digitali di comunicazione alla produzione automotive, dall’energia all’in­dustria metalmeccanica, per menzionare solo alcuni, ha un fi­lo comune: innovazione. Il panorama delle startup si sta evolvendo e irrobustendo a ritmi velocissimi. In tutta la Croazia spuntano nuovi centri ecampus di eccellenza e d’inno­vazione, incubatori e accelera­tori, zone imprenditoriali e clus­ter. Negli incontri che ho avuto con le autorità regionali e locali ho notato uno spirito d’iniziativa davvero spiccato volto a rendere le infrastrutture più efficaci e adatte all’attività imprenditoriale al fine di attrarre nuovi investi­menti nelle proprie zone. Sebbene si tratti di un mercato di dimensioni contenute, esso offre ancora spazi di sviluppo e di crescita. Al momento il princi­pale fattore di rischio per gli af­fari – e questa è una cosa che l’I­talia e la Croazia hanno in co­mune – è la carenza di manod­opera. Va ricordato che, oltre alla pandemia, cinque contee croate gravitanti intorno alla capitale e alla città di Sisak sono state col­pite da due forti sismi che hanno causato ingenti danni agli edifici pubblici e privati. Gli esperti ital­iani in materia hanno fornito as­sistenza e supporto ai colleghi croati già nelle prime ore dopo le scosse e adesso il nostro settore edile potrebbe contribuire alla ri­costruzione dei luoghi distrutti.

 

Il margine operativo di al­leanza commerciale e bilat­erale è ancora molto ampio. Dove fare leva?

Il primo business forum bilat­erale che si è tenuto a Roma il 24maggio ai margini del Comitato di coordinamento dei ministri si è focalizzato su tre settori che presentano più opportunità sia per gli scambi commerciali tra i due paesi sia per gli investimenti diretti esteri. Questi sono: tec­nologie per i processi industriali con focus su food processing, poi il settore Ict e digitalizzazione e, infine, infrastrutture, trasporti e costruzioni. Inoltre, i due paesi, insieme alla Slovenia, si stanno impeg­nando per rafforzare la cooper­azione trilaterale tra i porti del nord Adriatico e integrarli meglio nella rete Ten-T. Nel set­tore energetico, il Friuli Venezia Giulia ha avviato il percorso di collaborazione con la Croazia e la Slovenia per la creazione di una valle d’idrogeno trans­frontaliera nel nord Adriatico. Insieme al Consolato Generale di Fiume, l’Ice e la Camera di com­mercio italo-croata, l’Ambascia­ta d’Italia a Zagabria è sempre attiva nella promozione di scam­bi e affari tra i due paese anche in altri settori, come ad esempio navalmeccanico, siderurgico e tessile. Certo, anche il Pnrr croato, che prevede stanziamenti per un totale di 9,9 miliardi di euro des­tinati a 76 riforme e 146 piani di investimento focalizzati preva­lentemente sulla transizione verde, trasformazione digitale, coesione sociale e ricostruzione post-terremoto, rappresenta la porta d’ingresso per gli impren­ditori italiani

 

Come si muove il comparto bancario e finanziario?

Intesa SanPaolo e Unicredit attraverso le loro controllate Privredna banka Zagreb e Zagre­bačka banka rispettivamente de­tengono circa la metà del merca­to finanziario croato. Grazie al­l’estensione della possibilità di finanziare iniziative d’inter­nazionalizzazione anche nei paesi dell’Ue, Sace e Simest, in col­laborazione con Intesa SanPaolo e Privredna banka Zagreb, hanno presentato durante il Business Forum un documento in cui han­no individuato i settori croati più attrattivi per nuovi investimenti che questi istituti intendono fi­nanziare. Nel settore di assicurazioni Generali osiguranje è la sesta compagnia assicurativa in Croazia con una quota di merca­to pari a circa il 9%. Nel corso del 2020 ha rafforzato la sua po­sizione sul mercato croato con due acquisizioni potenziando così il proprio canale distributivo e l’offerta in segmenti mirati, quello di assicurazione auto e vi­ta.

 

Turismo: quali sono le principali novità per risolle­varsi dopo il duro colpo inflitto dal covid-19?

Come attestato dalla con­ferenza in tema di transizione verde e digitale nel settore turis­tico, organizzata dall’Ambascia­ta lo scorso 13 giugno a Zagabria, le principali strategie si concentrano sullo sviluppo di un turismo più sostenibile, auten­tico e responsabile che concorra a mitigare il fenomeno dell’over­tourism e, conseguentemente, anche gli effetti negativi del tur­ismo sul tessuto ambientale e so­ciale locale. Grazie agli autorevoli espo­nenti del mondo istituzionale, imprenditoriale e delle associ­azioni di categoria che hanno in­tervenuto sono state scambiate idee sulla promozione delle di­verse forme di fruizione turistica delle aree rurali e naturali all’in­segna del rispetto del territorio e dell’ambiente. Allo stesso tempo è stato posto l’accento sul bisog­no di un approccio digitale più integrato al fine di stimolare un turismo di qualità più alta. Alla luce della prossimità ge­ografica e delle complementari­età culturali, storiche e gastro­nomiche della loro offerta turisti­ca, ci sono ampie possibilità di sinergia tra l’Italia e la Croazia su cui si concentrerà il Gruppo di lavoro sul turismo deciso dal Comitato di coordinamento dei ministri tenutosi a Zagabria nel2020. Sono sicuro che anche l’imminente incontro dei due ministri del turismo a margine della prima edizione del Forum Globale del Turismo Giovanile a Sorrento, il 29 e 30 giugno, darà degli esiti costruttivi.

 

Intervista pubblicata nell'edizione cartacea di Tribuna Economica del 27 giugno 2022

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