Deloitte e l’Università Luiss Guido Carli presentano i risultati dello studio “Le infrastrutture sostenibili: confronto internazionale, finanza e rating”, la quarta edizione dell’Osservatorio annuale sui settori regolati e le infrastrutture, con l’obiettivo di contribuire concretamente

al dibattito per un miglior funzionamento dei settori critici per lo sviluppo del Paese. L’indagine, condotta da Luca Petroni, partner di Deloitte, con e dal Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari (CASMEF) dell’Università LUISS “Guido Carli”, approfondisce il tema delle infrastrutture sostenibili come fattore chiave nel processo di ripresa del Paese post-pandemia, analizzandone stato dell’arte, strumenti di finanziamento e proponendo un sistema di rating nazionale basato sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, per incentivare comportamenti virtuosi e stimolare il progresso tecnologico.

Infrastrutture sostenibili: cresce la domanda globale. Come emerso dall’Osservatorio, la domanda globale di investimenti in infrastrutture sostenibili è destinata a crescere del +38% entro il 2030, con il 50% del totale che sarà destinato all’Africa e a Paesi in via di sviluppo. Secondo l’OCSE, in riferimento all’SDG 9 (Infrastrutture Sostenibili), l’Italia si colloca nella seconda metà della classifica, con circa il 67% del target 2030 raggiunto. Cresce il fabbisogno infrastrutturale del trasporto ferroviario italiano. Secondo CASMEF e Deloitte, si rileva in Italia una costante crescita del divario tra gli investimenti programmatici e quelli necessari a soddisfare il fabbisogno infrastrutturale nel settore dei trasporti. Dal 2016 al 2040, oltre il 50% del gap negli investimenti infrastrutturali dovrà essere destinato al trasporto ferroviario, sebbene anche quelli navali ed aerei siano caratterizzati da un fabbisogno considerevole. Il settore stradale, per contro, risulta in linea con la spesa programmatica per investimenti da qui al 2040.

Anche le infrastrutture energetiche necessitano di investimenti significativi. In Italia, il secondo settore che richiederà maggiori interventi è quello delle infrastrutture energetiche: questa tendenza potrebbe portare a un gap di 39 miliardi di dollari entro il 2040. Secondo CASMEF e Deloitte, il metodo più efficiente per colmarlo potrebbe essere lo sviluppo di sistemi che permettano un maggiore uso di energie rinnovabili. In generale, tra il 2010 ed il 2018, in Europa la percentuale di utilizzo di energie rinnovabili è aumentata passando dal 13% al 18%.  Telecomunicazioni: carenze sulla rete fissa, eccellenza nel 5G. Secondo l’indicatore DESI della Commissione Europea, l’Italia sconta forti ritardi nel digitale, a causa delle basse competenze nell’utilizzo di internet da parte della popolazione. Di contro, l’offerta di servizi pubblici digitali (e-Government) registra un livello alto (77% vs 66% EU), anche se non sfruttato dalla bassa interazione con il pubblico. L’Italia segna poi un ampio divario rispetto ai peer EU sulla rete fissa con diffusione a banda larga (61% di copertura vs media europea del 78%). Tuttavia, i dati sulla rete mobile pongono l’Italia in una situazione di eccellenza: la copertura del 4G arriva in Italia al 97% (vs 96% EU), mentre sulla preparazione al 5G l’Italia si colloca seconda con il 60% dietro alla Germania (media UE 21%).