La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

La Banca Mondiale ha rivisto al rialzo le stime di crescita sulla Cina e sull'Asia-Pacifico per il 2017 e per il 2018. Per il 2017, l'Asia orientale e' data in crescita al 6,4%, contro una precedente stima del 6,2%, mentre nel 2018 viene vista in crescita del 6,2% in rialzo di un decimale rispetto alla

precedente previsione di crescita del 6,1%, secondo l'ultimo East Asia and Pacific Economic Update.

 

La Cina, invece, viene data in crescita del 6,7%, quest'anno, e del 6,4% nel 2018, contro le precedenti stime che fissavano per il 2017 e 2018 una crescita del 6,5% e del 6,3%. Per il periodo 2018-2019, la crescita cinese viene vista in ribasso moderato dalla Banca Mondiale, come riflesso del cambio di modello di sviluppo, da un'economia fondata sugli investimenti e sulle esportazioni a una fondata piu' sui consumi interni. L'aspettativa economica per la regione rimane positiva e beneficera' di un ambiente esterno migliorato e di una forte domanda interna", e' il commento della Banca Mondiale, che evidenzia, pero', anche alcuni fattori di rischio per la crescita, tra cui un crescente protezionismo commerciale e le tensioni geopolitiche dovute alla crisi missilistica e nucleare della Corea del Nord. "A causa del ruolo centrale della regione nelle spedizioni globali e nella filiera di produzione e distribuzione globale, l'escalation di queste tensioni potrebbe interrompere i flussi del commercio globale e l'attivita' economica" e avere come riflesso un aumento della volatilita' sui mercati. Oltre allaCina, sono date in crescita anche Malaysia e Thailandia, nel sud-est asiatico, mentre il Myanmar e le Filippine hanno avuto una revisione al ribasso. La prima subisce la scarsa chiarezza dell'agenda economica del governo e mette in conto la possibilita' di un calo degli investimenti stranieri nel caso in cui si protragga la situazione di instabilita' nello Stato Rakhine, mentre Manila subisce soprattutto un ritardo nell'attuazione del suo programma di sviluppo infrastrutturale.  (ICE PECHINO)