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Dopo mesi di lockdown riusciamo a sprecare, buttare, spazzare via in modo assurdo il tempo prezioso, l’aria, la vita che ci è stata sottratta da un qualcosa di più grande di noi in un modo banale e allucinante: mettersi in coda.  

Forse sono matto io. Certo, ovvio, che dopo mesi in casa le

persone hanno tutte le ragioni e tutta la voglia di uscire e tentare, quanto prima possibile, di riprendere una pseudo normalità che, forse, non abbiamo ancora capito, dev’essere o sarà diversa da prima. Almeno, sicuramente per un certo periodo di stabilizzazione. Però mi chiedo (e veramente faccio una fatica immensa a comprendere): dopo mesi in casa, mi spiegate il senso di stare in coda per ore al fine di entrare in una nota catena di mobili, o negozi/catene di abbigliamento, in altrettanti noti fast food per mangiare un hamburger o entrare in un centro commerciale, ecc.?

Ciò non vuol dire che non bisogna andarci, ma, il buon senso mi dice che se vedo una coda chilometrica, sono un folle a pensare di mettermi in fila dopo mesi che non esco di casa. Per come la vedo io: il senso del non senso.

Come in una canzone di Vasco Rossi: “Ci vuole quello che io non ho no, ci vuole “pelo” sullo stomaco”.

 

Francesco Bartolini Caccia

Direttore Tribuna Economica