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La crisi innescata dalla diffusione della pandemia ha colpito l'economia dell'Emilia-Romagna in una fase di pronunciato rallentamento: il PIL in termini reali è aumentato nel 2019 dello 0,4 per cento, in base alle stime di Prometeia, a fronte di una crescita media di circa

il due per cento nel triennio precedente. La decelerazione ha riguardato tutti i settori, ma è stata più accentuata per il comparto manifatturiero che ha pressoché interrotto la sua crescita.

Le misure di distanziamento sociale e la chiusura parziale delle attività nei mesi di marzo e aprile hanno avuto pesanti ripercussioni sull'attività economica nazionale e regionale. Le stime più recenti fornite dall'indicatore ITER della Banca d'Italia segnalerebbero per il primo trimestre dell'anno in corso una forte diminuzione del PIL nelle regioni del Nord Est (circa il 5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), sostanzialmente in linea con la media italiana. Nel secondo trimestre la flessione dovrebbe accentuarsi per poi lasciare spazio a una ripresa nella seconda parte dell’anno; l’intensità di quest’ultima dipenderà da diversi fattori fra cui l’evoluzione del contagio, i suoi impatti sul sistema economico e l’efficacia delle politiche economiche nazionali e comunitarie.

Le imprese.   Le disposizioni dirette al contenimento del contagio hanno avuto una ricaduta rilevante su molti settori economici. Secondo nostre stime la quota di valore aggiunto regionale delle attività non essenziali interessate dal blocco della produzione del 25 marzo è stata pari al 30 per cento. Nell’industria e in alcuni comparti del terziario, quali il commercio non alimentare e i servizi di alloggio e ristorazione, la quota di valore aggiunto delle attività interrotte è stata più alta.

L'indagine straordinaria condotta dalla Banca d'Italia sugli effetti dell’emergenza sanitaria indica un ampio calo del fatturato nel primo semestre dell’anno: il 69 per cento delle imprese stima una riduzione delle vendite di almeno il 15 per cento. È inoltre emersa una significativa revisione al ribasso dei piani di investimento, che potrebbe accentuarsi a causa dell'elevata incertezza sull’evoluzione della pandemia e sui suoi effetti di medio e lungo periodo sul sistema economico. Anche le vendite all’estero, ancora in aumento nel 2019 per il decimo anno consecutivo, sono previste in forte flessione. Nei primi tre mesi del 2020 il calo è stato pari al 2,4 per cento, con una diminuzione più pronunciata in alcuni comparti di specializzazione regionale come la meccanica e i mezzi di trasporto. Secondo nostre stime l'interruzione dell'attività produttiva disposta dalla fine di marzo avrebbe coinvolto una quota rilevante di export, lasciando così prefigurare un ulteriore peggioramento nel secondo trimestre.

Il sistema produttivo regionale sta affrontando la crisi attuale in condizioni economiche e finanziarie migliori rispetto agli anni che hanno preceduto l’inizio della doppia recessione del 2008-2013, anche per l'uscita dal mercato delle imprese più deboli. La redditività operativa è tornata su livelli soddisfacenti. La leva finanziaria si è abbassata nell’ultimo decennio di nove punti percentuali e vi è stata una ricomposizione delle passività in favore della componente a media e a lunga scadenza; la percentuale di imprese finanziariamente vulnerabili è diminuita sensibilmente. I provvedimenti di blocco delle attività adottati a fine marzo scorso hanno tuttavia aumentato il fabbisogno di liquidità, soltanto in parte coperto da un maggior utilizzo delle linee di credito a breve termine. Secondo nostre stime, a quella data un quinto delle imprese appartenenti ai settori sottoposti a chiusura non disponeva di liquidità per un periodo superiore a un mese; si tratta prevalentemente di imprese più piccole, più rischiose e operanti nei servizi di alloggio e ristorazione. La maggiore domanda di credito per esigenze di liquidità e le misure di moratoria hanno dato luogo a una risalita dei prestiti bancari al settore produttivo nel secondo bimestre.

Il mercato del lavoro e le famiglie.   L'emergenza sanitaria ha colpito il mercato del lavoro regionale in una fase positiva che durava da circa sei anni. Nel 2019 l'occupazione, pur mostrando segnali di indebolimento nel secondo semestre, è aumentata. Il tasso di occupazione e quello di attività hanno raggiunto livelli fra i più elevati in Italia; il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5 per cento, un valore storicamente contenuto. Nel primo trimestre del 2020 il numero di occupati si è ridotto in misura marginale; il calo è stato contenuto dai provvedimenti governativi di sospensione dei licenziamenti e di estensione della Cassa integrazione guadagni. I dati sulle Comunicazioni obbligatorie mostrano tuttavia una significativa riduzione delle nuove assunzioni nel periodo successivo allo scoppio della pandemia. L’emergenza sanitaria ha inoltre scoraggiato la partecipazione al mercato del lavoro aumentando il numero di inattivi.

Le famiglie emiliano-romagnole affrontano la crisi economica con una ricchezza netta complessiva pari a 9 volte il reddito disponibile, un valore più alto rispetto alla media italiana ma in leggero calo negli ultimi anni per effetto della flessione dei prezzi delle abitazioni. La quota di famiglie in povertà assoluta è fra le più contenute del Paese; la distribuzione dei redditi in regione si caratterizza per un livello di disuguaglianza relativamente basso.

L’indebitamento delle famiglie, in costante aumento nell’ultimo quinquennio, ha rallentato nel primo trimestre dell’anno in corso. Le nuove erogazioni di mutui hanno registrato un significativo calo, in concomitanza con la riduzione delle compravendite immobiliari in marzo; anche il flusso di nuovi crediti al consumo è diminuito in misura consistente, riflettendo il deterioramento delle condizioni reddituali e il calo della spesa. I debiti complessivi rappresentano meno della metà del reddito disponibile, un'incidenza inferiore alla media italiana e largamente al di sotto di quella dei paesi dell’area dell'euro.

Il mercato del credito.   È proseguito il ridimensionamento della rete tradizionale degli sportelli bancari; gli intermediari operano in modo sempre più diffuso attraverso il canale telematico. Nostre analisi mostrano che nell’ultimo decennio la distanza geografica fra la banca che concede il prestito e l'impresa che lo riceve è leggermente aumentata. Nel 2019 il credito al settore privato non finanziario ha continuato a crescere a ritmi modesti, in presenza di una minore propensione delle imprese a contrarre debito e di un'offerta concentrata sui prenditori meno rischiosi. La qualità dei prestiti ha continuato a migliorare, con un tasso di deterioramento che si colloca su livelli bassi in prospettiva storica; vi ha contribuito un significativo mutamento della composizione degli affidati verso imprese di maggiore dimensione e con bilanci più solidi. Anche il tasso di copertura dei crediti deteriorati è rimasto su livelli elevati, permettendo alle banche di affrontare la crisi in atto in condizioni rafforzate rispetto al passato. Nel primo trimestre dell'anno in corso il tasso di deterioramento del credito è rimasto stabile; in prospettiva il forte peggioramento delle condizioni economiche potrebbe avere ripercussioni sulla capacità di rimborso di famiglie e imprese.

La finanza pubblica decentrata.   Nel 2019 la spesa degli enti territoriali è aumentata sia nella componente corrente sia in quella in conto capitale. Il superamento dei vincoli alla spesa degli enti, introdotti in passato per contenere i disavanzi a livello nazionale, ha favorito una ripresa del turnover della compagine lavorativa e degli investimenti, soprattutto in opere pubbliche. Le entrate correnti sono leggermente diminuite ed è proseguito il calo del debito delle Amministrazioni locali, la cui incidenza rispetto alla popolazione è rimasta inferiore alla media delle altre regioni.

Alla vigilia dello scoppio dell'epidemia in Emilia-Romagna il personale sanitario e il numero di posti letto, in rapporto alla popolazione, erano superiori alla media sia delle Regioni a statuto ordinario sia delle sole regioni del Nord, l'area del Paese dove si sono concentrati i casi di contagio. Tra marzo e maggio la dotazione di personale è stata significativamente potenziata e i posti letto in terapia intensiva sono stati pressoché raddoppiati. I bilanci degli enti territoriali del 2020 risentiranno negativamente degli effetti diretti e indiretti della pandemia sulle spese e sulle entrate. Per i Comuni la perdita di gettito potrebbe arrivare, secondo nostre stime, fino al 14 per cento delle entrate correnti dell’anno; l’impatto sui bilanci degli enti sarà attenuato dalle misure adottate dal Governo.