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I produttori di birra belgi, le “brasseries”,  hanno realizzato ottimi profitti sul fronte esportazioni lo scorso anno, prima di subire un duro colpo durante la crisi sanitaria degli ultimi mesi, che ha avuto un impatto negativo anche sui consumi interni. In particolare, secondo i dati

della Federazione dei produttori di birra belgi, se le esportazioni erano fortemente aumentate nel 2019 (+9,2%), il primo semestre del 2020 è stato invece caratterizzato da una diminuzione del 30% dei consumi (in volume), con un  calo che ha raggiunto il 56% negli hotel, nelle caffetterie e nei ristoranti e il 6% nella vendita al dettaglio.

I numeri del settore sono importanti, se si considera che, nel 2019, le brasserie attive sono  passate da 304 a 340 e impiegavano a fine dicembre circa 6.551 dipendenti diretti e 50.000 indiretti,  nel settore alberghiero e nella ristorazione. Sempre secondo la Federazione, il lungo periodo di confinamento ha gravato sulle brasseries, poiché molte di esse gestiscono contemporaneamente anche bar o caffetterie e, per quelle che  distribuiscono i loro prodotti soltanto nel settore alberghiero e nella ristorazione, il calo del fatturato raggiunge addirittura l’80%. 

I consumi sul mercato interno belga, dopo aver registrato un calo nel 2017, con 7,01 milioni di ettolitri, sono tornati a crescere a 7,02 milioni nel 2018 e a 7,03 milioni l’anno scorso, proprio grazie al settore alberghiero e alla ristorazione, che, per la prima volta in dieci anni, avevano cominciato a manifestare segni di ripresa.. La crisi ha impattato negativamente anche le esportazioni: nel 2019, sui 25,1 milioni di ettolitri di birra prodotti in Belgio, 18,1 milioni sono stati esportati, ovvero il 72% del totale (+9,2% rispetto al 2018).Il Belgio è stato il primo esportatore di birra in Europa nel 2017 e nel 2018 e probabilmente anche nel 2019, anche se i dati statistici europei sono ancora in fase di elaborazione. Nel 2019 il Belgio ha esportato in particolare nell’Unione europea, +14%, e i principali  partner commerciali sono rimasti, come nel 2018, la Francia, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti.Per quanto riguarda le prospettive tutto dipenderà dall’evoluzione del virus: un ritorno alla normalità potrebbe verificarsi nel 2021, se non ci sarà una nuova ondata, e per il 2022 e 2023 è addirittura ipotizzabile una crescita.  (ICE BRUXELLES)