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Nel corso del 2021 si è gradualmente rafforzata la ripresa dell'attività economica. L'espansione non ha consentito di recuperare i livelli registrati prima della diffusione della pandemia di Covid-19. Nella prima parte del 2022, l'insorgere del conflitto in Ucraina ha determinato un

brusco aumento dell'incertezza tra gli operatori economici, generando un progressivo deterioramento delle aspettative.

Il quadro macroeconomico.     Nelle Marche, come nel resto del Paese, il 2021 è stato caratterizzato da una ripresa dell'attività economica dopo la fase recessiva innescata dalla pandemia. Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia, nel 2021 il prodotto marchigiano sarebbe cresciuto del 6,4 per cento, sostanzialmente in linea con la media nazionale (6,6 per cento in base ai dati Istat). Dopo il forte rimbalzo nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2020, connotato dal lockdown, il recupero è proseguito nella seconda parte dell'anno.

Le imprese.     Nell'industria si è registrata una significativa ripresa dell'attività, dopo il pesante calo del 2020. Tra i principali settori di specializzazione della manifattura regionale, la dinamica è stata più vivace per le imprese del legno e mobile e della meccanica, risultando invece più contenuta nel calzaturiero. Il recupero della produzione industriale, sebbene ancora incompleto, si è accompagnato a una ripresa della spesa per investimenti. Nel corso del 2021 sono tuttavia emerse difficoltà connesse con l'approvvigionamento di fattori produttivi e con i rincari dell'energia. La guerra in Ucraina ha acuito tali difficoltà e influenzato negativamente la domanda, contribuendo al peggioramento delle aspettative per l'anno in corso in un quadro di elevata incertezza. Nel 2021 gli incentivi pubblici per la ristrutturazione e la ricostruzione post-sisma hanno sostenuto la crescita del settore delle costruzioni avviata nella seconda metà dell'anno precedente, consentendo di superare i valori della produzione del 2019. Nel terziario la ripresa dell'attività nel 2021 è stata insufficiente a recuperare i livelli pre-pandemia, pur in presenza di una dinamica favorevole dei consumi delle famiglie.

Il contenimento della crisi pandemica ha determinato un recupero della redditività delle imprese e le disponibilità liquide hanno raggiunto un nuovo 
massimo storico. È proseguito, seppure meno intensamente, l'aumento del ricorso al credito in atto dall'inizio della pandemia. L'attuale quadro congiunturale potrebbe influire negativamente sulla situazione economica e finanziaria delle imprese.

Il mercato del lavoro.     Nel corso del 2021 le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate, anche se in misura non sufficiente a riassorbire gli effetti della pandemia. Nella media dell'anno l'occupazione è cresciuta, come nel resto del Paese; sono aumentati sia i lavoratori dipendenti sia gli autonomi, ma per questi ultimi è più ampio il divario con la situazione pre-crisi. La creazione di posizioni di lavoro dipendente nel settore privato non agricolo è stata sostenuta principalmente dai contratti a tempo determinato ed è risultata diffusa tra i settori, con particolare intensità nell'edilizia. All'incremento del tasso di occupazione si è associata una diminuzione del tasso di disoccupazione. Il ricorso alle integrazioni salariali, benché ancora nel complesso elevato, è progressivamente diminuito. La partecipazione al mercato del lavoro è risultata in ripresa, sebbene meno che nel resto del Paese e in misura solo parziale rispetto al calo del 2020. Non si è riassorbito l'incremento, registrato a seguito della pandemia, del divario tra uomini e donne nei tassi di attività, divario che risente anche dell'asimmetrica ripartizione degli oneri di cura all'interno della famiglia e che tende ad ampliarsi in presenza di figli piccoli.

Le famiglie.    Il reddito disponibile delle famiglie è tornato a crescere; la sua espansione in termini reali è stata però frenata dalla perdita del potere d'acquisto dovuta all'aumento dei prezzi. Beneficiando anche dei miglioramenti del quadro epidemiologico, i consumi hanno mostrato una chiara ripresa, seppure insufficiente a riportarsi sui livelli pre-crisi. La propensione al risparmio, notevolmente salita durante le fasi più acute della pandemia, si è parzialmente ridotta. Nell'anno in corso, la dinamica dei consumi potrebbe risentire dei rincari e del peggioramento della fiducia in relazione alla guerra in Ucraina. Per via della diversa composizione del paniere di spesa, l'aumento dei prezzi incide in misura più severa sulle famiglie meno abbienti.

La crescita dei finanziamenti alle famiglie si è rafforzata. Le erogazioni di nuovi mutui sono aumentate in misura marcata, in connessione con il buon andamento del mercato immobiliare. La ripresa della spesa delle famiglie ha sostenuto la dinamica del credito al consumo.

Il mercato del credito.     Nel 2021 i prestiti erogati a clientela residente nelle Marche sono aumentati in misura contenuta per effetto del netto rallentamento del credito al settore produttivo. In presenza di condizioni di offerta ancora distese, la domanda di credito da parte delle imprese è stata frenata dall'abbondante liquidità accumulata a fini precauzionali già dalle prime fasi della crisi pandemica. Gli indicatori della qualità del credito hanno risentito solo marginalmente degli effetti della pandemia: lievi segnali di peggioramento sono rinvenibili solo per quelle imprese che nell'ultimo biennio hanno beneficiato delle misure governative di sostegno alla liquidità, in particolare per quelle con moratorie ancora in essere alla fine dello scorso anno. In prospettiva, la qualità del credito alle imprese potrebbe risentire degli accresciuti costi operativi determinati dall'incremento dei prezzi dei beni energetici, in risalita anche prima dello scoppio della guerra in Ucraina. I depositi bancari, seppure in rallentamento, rimangono comunque su livelli storicamente elevati, confermando la preferenza di famiglie e imprese per la liquidità in contesti di incertezza.

La finanza pubblica decentrata.     Nel 2021 la spesa primaria degli enti territoriali marchigiani è cresciuta nella componente corrente e, soprattutto, in quella in conto capitale sospinta dagli esborsi dei Comuni. Le spese in alcuni rilevanti comparti di attività beneficeranno, dal 2022, delle risorse messe a disposizione nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). L'andamento delle entrate ha continuato a essere influenzato dagli ingenti trasferimenti statali volti a fronteggiare le esigenze dettate dalla pandemia. Dopo il forte aumento registrato nell'anno precedente, gli incassi non finanziari degli enti territoriali delle Marche nel 2021 sono rimasti sostanzialmente stabili. Il debito, attestato su un valore pro capite inferiore alla media nazionale, ha continuato a calare, in controtendenza rispetto all'andamento nazionale, proseguendo nella riduzione in atto in regione dal 2013.