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Quando i governi hanno iniziato ad attuare i tagli alla spesa e i finanziamenti privati si sono arrestati a causa della crisi, i fondi di coesione dell'UE hanno continuato a fluire verso gli Stati membri e le regioni, sostenendo gli investimenti per la crescita e l'occupazione. Questo è uno dei principali risultati della sesta relazione della

Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale che è stata votata dalla commissione per lo Sviluppo regionale del PE.

Più di un terzo del bilancio dell'UE viene utilizzato ogni anno in progetti che mirano a ridurre le disparità socio-economiche regionali - per promuovere la crescita, la competitività e la creazione di posti di lavoro, in particolare nelle regioni meno sviluppate economicamente.

 

Nel periodo 2007-2013, il Fondo di coesione dell'UE è pari a una media di circa 50 miliardi di euro annui. Fino al 2013 rappresentava circa il 20% degli investimenti pubblici nell'UE (e circa 60% nei paesi della coesione).
Le risorse sono stati utilizzati attraverso tre fondi principali: il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo sociale europeo. Le aree principali di investimento sono state: la ricerca e l'innovazione, l'agenda digitale, il sostegno alle PMI, un'economia a basse emissioni di carbonio.
Nella relazione del Parlamento adottata il 5 maggio i membri sottolineano l'importanza di un coordinamento di tutte le politiche di investimento dell'Unione europea. Sottolineando però il ritardo nei pagamenti, pari a circa 25 miliardi di euro per il periodo 2007-2013.
"Al fine di rilanciare la crescita e aumentare l'occupazione, è indispensabile porre fine ai problemi di liquidità legati alla politica di coesione", ha affermato il relatore ungherese Tamás Deutsch (PPE), aggiungendo che "la politica di coesione e il Fondo europeo per gli investimenti strategici devono essere complementari e rafforzarsi a vicenda ".