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Le aziende angolane possono ora assumere lavoratori stranieri non residenti in accordo con il termine stabilito nel contratto di lavoro.  In discussione è il Decreto Presidenziale 151/17, del 4 luglio, in cui si afferma che "il visto di lavoro può essere concesso fino alla fine del contratto di lavoro,

in base alla durata del contratto stabilito tra il datore di lavoro e il lavoratore ed eventuali rinnovi".

Lo stesso decreto "abroga tutte le leggi in contrasto con le disposizioni del presente decreto presidenziale, in particolare il paragrafo 1 dell'articolo 75 del DEcreto Presidenziale nº 108/11, del 25 maggio", che regolava l'esercizio della professione di lavoratore straniero non residente, e mirava, secondo il testo del documento, a "regolare" questa attività, "al fine di consentire un trattamento più equilibrato tra cittadini ed espatriati."

La crisi diffusa nel Paese, a causa del calo dei proventi del petrolio, la mancanza di valuta estera e il congelamento delle rimesse ha portato alla fuga precipitosa di molti espatriati. A ciò si aggiunge la difficoltà causata dal Decreto Presidenziale del 25 maggio, che ha limitato il soggiorno dei lavoratori stranieri nel Paese a 36 mesi. Questo nuovo decreto crea un'opportunità sia per chi impiega sia per chi è assunto per lavorare in Angola.

 

Per  lavoratore straniero non residente s'intende un cittadino di un'altra nazionalità, che "non residendo in Angola, abbia le qualifiche professionali, tecniche o scientifiche, in cui il Paese non sia autosufficiente, assunto in un Paese straniero per esercitare la sua attività professionale in territorio nazionale per un tempo determinato."  (ICE LUANDA)