La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

Milano, traino della ripresa economica italiana: continuano a crescere gli indicatori dell’economia milanese nel 2016, secondo il rapporto annuale “Milano Produttiva”, a cura del Servizio Studi e Statistica della Camera di Commercio, giunto alla 27° edizione. Crescono le imprese del +1,5%, il doppio

rispetto al valore nazionale dello 0,7%, con un saldo positivo di 5.514 imprese e superano quota 296 mila. Aumentano in particolare le società di capitali (+2,5%), le imprese femminili (+1,5%), quelle straniere (+6,2%) e le start up tecnologiche (+38%). Positivo anche l’andamento della ricchezza prodotta dalla città metropolitana, +1,1% (contro il +0,9% del PIL italiano) e l’export, +3,9% (+1,2% il valore nazionale). Migliorano i dati relativi al lavoro: 32 mila unità in più su base annua (+3,2%) con il tasso di disoccupazione che si contrae dello 0,5% e si attesta al 7,5%. E dopo 4 anni torna positivo anche il trend che riguarda i giovani con età compresa tra 15 e 29 anni, sono 9 mila gli occupati in più e scende il tasso di disoccupazione giovanile al 18,6% (era al 22%), quasi dieci punti in meno rispetto al tasso italiano (28%).

Una Milano sempre internazionale e innovativa, con 3.599 imprese a partecipazione estera, che danno lavoro a 279 mila dipendenti e creano un giro d’affari di 168 miliardi di euro e il 15% delle start up innovative italiane che concentrano il 23% del fatturato nazionale.

“I dati dell’economia milanese sono positivi e confermano la capacità di ripresa del nostro sistema imprenditoriale – spiega Elena Vasco, segretario generale della Camera di Commercio di Milano –. In particolare appare rilevante la crescita dell’occupazione giovanile e l’aumento delle start up tecnologiche e delle imprese straniere. Tutti segnali significativi che permettono di guardare al futuro con più fiducia e sottolineano la nuova forza attrattiva del nostro territorio”.

E la ripresa, secondo le previsioni per il periodo 2016 – 2019, continuerà: dalle attese per l’interscambio estero (+4,2% le esportazioni e +7,4% le importazioni) al mercato del lavoro (con un tasso di disoccupazione previsto entro il 2019 al 6,9%), con una crescita del reddito disponibile attesa al +2,2% e un reddito familiare che raggiungerà i 35.900 euro, 1.400 euro in più tra 2017 e 2019.

LE IMPRESE MILANESI: MORFOLOGIA E TREND DEMOGRAFICO.  Sebbene l’economia italiana viva ancora una fase d’incertezza, il nostro sistema imprenditoriale registra nel 2016 un andamento positivo: sono 363.488 le nuove attività aperte nel Paese, con un saldo tra iscrizioni e cancellazioni positivo per 41.354 unità. Anche a Milano il bilancio tra iscritte e cessate è positivo: 5.514 unità e un tasso di crescita dell’1,5%, performance che doppia sia il risultato regionale che quello nazionale. Le nuove iscrizioni sono state 23.689 (il 41% del totale lombardo), mentre le 18.175 cessazioni hanno interessato soprattutto le ditte individuali e il settore dei servizi.

A fine 2016, il registro delle imprese conta 296.404 imprese attive, a conferma della leadership milanese sul territorio nazionale. Le società di capitali sono in espansione (42% delle nuove iscrizioni 2016): 117mila imprese, il 2,5% in più rispetto al 2015. Nella dinamica dei settori produttivi ambrosiani, i servizi rappresentano la spina dorsale con 146.571 operatori (la metà del totale generale): si segnala la buona prestazione dell’Ict e delle attività professionali tecnico-scientifiche; in aumento il segmento dell’alloggio e della ristorazione, sulla scia positiva ereditata da Expo. Il commercio segna un aumento delle imprese attive (+1,4%) mentre la manifattura subisce un calo (-0,8%) pur essendo caratterizzata da una marcata propensione internazionale (9% dell’export nazionale, un terzo di quello lombardo): nonostante un ridimensionamento progressivo per effetto della terziarizzazione e della concorrenza estera, concentra il 17,6% degli addetti milanesi.

Le attività imprenditoriali che fanno capo a giovani under 35 a Milano sono 25.684, in calo dello 0,4% rispetto al 2015; prevalentemente di piccola dimensione, ditte individuali per il 70,8%. Le imprese rosa attive sono 52.175 unità, concentrate per il 60% nei servizi e per il 26,5% nel commercio: incidono per il 17,6% del totale dell’area metropolitana e segnano anche un’ottima performance (+1,5% in un anno) rispetto alla media regionale e nazionale (rispettivamente +0,8% e +0,5%). Le imprese straniere, cresciute del 6,2%, si dimostrano ancora come le più performanti nello scenario locale (45.458 unità, il 15,3% del totale dell’area metropolitana), operanti per il 37,4% nei servizi, seguiti da commercio (31,5%) ed edilizia (25%). Milano si conferma terreno fertile anche per le start up tecnologiche, che si sviluppano con un ritmo decisamente superiore alla media: a febbraio del 2017 risultano cresciute del 38% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e, tra le 6.785 unità presenti in tutto il Paese, il 15,8% è attivo nella sola città metropolitana di Milano. Circa un’impresa milanese su quattro ha natura artigiana (68.556 unità), categoria che però è assai più diffusa nella media lombarda (30,5%); il 2016 è stato un anno positivo per il comparto (+0,5% la variazione percentuale), tradizionalmente più fragile del sistema nel suo complesso.

Nel corso del 2017 le Camere di Commercio di Milano, Monza- Brianza e Lodi si accorperanno e daranno vita a una nuova Camera che sarà la più grande d’Italia in termini di imprese: rappresenterà circa il 46% delle aziende operanti in Lombardia e più di un quarto di quelle del Nord-Ovest. Significativo sarà il suo peso anche in termini di addetti, pari al 59% circa del totale regionale e al 13% del nazionale.

MILANO NEL MERCATO GLOBALE: LA DINAMICA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE.  Il bilancio 2016 dei rapporti internazionali sorride a Milano che inforca nuovamente i binari della crescita e riporta le sue esportazioni ai livelli del 2012: le merci meneghine vendute oltreconfine valgono 38,5 miliardi di euro, il 3,9% in più rispetto al 2015 e oltre tre punti percentuali sopra la performance esportativa della Lombardia, ferma al +0,8% in un anno. Il commercio ambrosiano copre così il 9,2% del totale nazionale e il 34,3% di quello regionale, confermando la leadership sul fatturato extra-confine tra le province della Lombardia. L’industria manifatturiera assorbe da sola il 97% dei flussi in entrata e uscita da Milano, con risultati positivi in quasi tutti i comparti. A fronte dei dati del 2015, cresce l’esportazione di meccanica (+1,5%), moda (+9,9%), metalli e derivati (+6,9%), prodotti chimici e farmaceutici (rispettivamente +6,1% e +9,8%); in controtendenza soltanto la computeristica (-7,4%) e la produzione di mezzi di trasporto (-3,4%).

Per quanto riguarda le direttrici geografiche delle merci milanesi si può rilevare invece una riconfigurazione delle tratte commerciali: sebbene infatti i principali acquirenti di merci meneghine restino per oltre la metà del valore i Paesi del Vecchio Continente, migliorano notevolmente i mercati asiatici (+10,1%) e in particolare il Giappone (+29% nell’ultimo anno), tanto che Medio ed Estremo Oriente assorbono ora rispettivamente il 7,2% e il 15,9% dei flussi commerciali in uscita dalla città metropolitana. Infine, sul fronte delle importazioni, l’area metropolitana certifica un saldo lievemente negativo (-0,9%): l’Europa resta la piattaforma commerciale di maggior rilievo, con Germania, Olanda e Francia fornitori privilegiati. Diminuisce sensibilmente l’approvvigionamento dalle Americhe (-10,5%) e dall’Africa (-12,1%), mentre resta stabile la quota di prodotti in arrivo dal continente asiatico, nonostante il marcato crollo del 44,1% evidenziato dalle esportazioni mediorientali.

L’ATTRAZIONE DI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI.  Dai dati estraibili dalla banca dati Reprint – sorta grazie all’interazione tra r&p e il Politecnico di Milano – sul censimento delle attività multinazionali delle imprese italiane, risulta che la Lombardia pesi per il 26,9% delle esportazioni nazionali e per il 31,4% delle importazioni. Sul fronte dell’internazionalizzazione ‘attiva’ (le partecipazioni italiane all’estero), le partecipate all’estero dalle imprese lombarde rappresentano il 33,5% di tutte le imprese estere partecipate da imprese italiane: quote che salgono al 46,8% sul lato della dell’internazionalizzazione ‘passiva’ (le partecipazioni estere in Italia). Milano è dunque la provincia italiana con il maggior numero di imprese multinazionali a base italiana e di imprese da queste partecipate all’estero (4.556 aziende, 255.600 dipendenti e 59,7 miliardi di euro di fatturato).

Sul lato della multinazionalizzazione attiva, tra il 2009 e il 2016 le imprese milanesi hanno incrementato la consistenza delle proprie partecipazioni all’estero, con tassi di crescita superiori alla media lombarda e nazionale (tra il 10% e il 20%), anche se negli ultimi anni si rileva un preoccupante rallentamento. La ripartizione settoriale delle partecipazioni all’estero conferma la preminenza relativa dell’industria manifatturiera (1.238 unità e 130mila dipendenti) e del settore a essa strettamente collegato del commercio all’ingrosso (1.650 unità e 27mila e 500 dipendenti), soprattutto nei settori dell’editoria e della tecnologia di medio-alto e alto livello. Continuano ad assumere minore incidenza le iniziative nei Paesi dell’Europa centro-Orientale e in Africa, mentre si mantiene più elevato della media nazionale il peso dell’Europa Occidentale e degli altri Paesi europei (tra cui spiccano in particolare Svizzera e Turchia). Considerazioni speculari valgono con riferimento alla dinamica delle partecipazioni estere in entrata.

Riguardo all’origine geografica delle partecipazioni estere, Milano e la Lombardia continuano a caratterizzarsi per una netta predominanza delle IMN che originano da Europa Occidentale, Nord America e Giappone. La differenza di maggior rilievo consiste nel minor peso delle partecipazioni dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, a vantaggio soprattutto della Svizzera (inclusa nell’aggregato degli ‘altri Paesi europei’) e del Nord America, rispetto al quale Milano pesa per il 40% del totale nazionale in termini di imprese partecipate. Merita di essere segnalata la forte crescita degli investimenti cinesi: tra l’inizio del 2008 e l’inizio del 2016 il numero di imprese lombarde partecipate da investitori del Paese del Dragone è più che triplicato, passando da venti a settanta unità, mentre il numero dei loro dipendenti è cresciuto da poco più di 500 a oltre 3.600 unità.

IL MERCATO DEL LAVORO.  Il 2016 è stato un anno complessivamente positivo per il mercato nel lavoro nel nostro Paese: l’occupazione cresce a un ritmo più sostenuto rispetto al passato, lasciando presagire un reale superamento della profonda crisi del 2008. Gli occupati sono aumentati di 293mila unità (+1,3%), grazie principalmente al contributo delle regioni settentrionali e del Mezzogiorno, ma anche all’andamento della componente femminile, che è cresciuta più della maschile. Buona la performance del lavoro alle dipendenze e nello specifico dei tempi indeterminati rispetto a quelli a termine, mentre prosegue la crisi del lavoro autonomo.

Per quanto riguarda i dati sulla disoccupazione, nell’anno si è registrata una flebile contrazione delle persone in cerca di occupazione: -21mila unità (-0,7% rispetto al 2015). Il tasso di disoccupazione si è ridotto, passando dall’11,9% del 2015 all’attuale 11,7%.

Nel contesto nazionale, Milano prosegue la scia positiva che perdura da qualche anno: 32mila occupati in più, ovvero +2,3% rispetto al 2015, per un totale di un milione e 433mila (un terzo dell’intera Lombardia). Buono l’apporto degli stranieri (+3,6%), tra i quali aumentano soprattutto i maschi; in lieve flessione invece l’occupazione femminile immigrata rispetto all’italiana. Il tasso di occupazione della popolazione 15-64 anni è del 68,4%, sebbene persista una forte disparità di genere (rispettivamente 74,6% e 62,4%). Aumentano i dipendenti (+2,8%) e – in controtendenza rispetto al dato nazionale e regionale – tengono i lavoratori autonomi (+0,5%). Nel dettaglio del lavoro alle dipendenze, si constata un incremento dei contratti a tempo determinato (+11mila unità dalla scorsa rilevazione, +11,2%), soprattutto per gli uomini appartenenti alla classe d’età 15-34.

Le persone in cerca di occupazione (116mila unità) sono calate del 4,9% su base annua (6mila unità); tale diminuzione è imputabile prevalentemente ai maschi (-8,5%), mentre rimane inferiore a un punto percentuale la flessione delle donne in cerca di lavoro (-0,8%).

Il tasso di disoccupazione si è ridotto di mezzo punto percentuale rispetto al 2015, portandosi al 7,5%, e al di sotto della media nazionale. Infine, per quanto riguarda i giovani della fascia d’età 15-29 anni, il tasso di disoccupazione è calato di oltre tre punti nel 2016 portandosi al 18,6%, il dato più basso degli ultimi quattro anni e inferiore di dieci punti rispetto al valore nazionale (28,4%).

LE PERFORMANCE DELLE IMPRESE ATTRAVERSO I DATI DI BILANCIO.  Lo studio fornisce una panoramica del contesto economico milanese e lombardo, osservato attraverso alcune delle principali variabili finanziarie di un campione di società di capitali. Il periodo considerato parte dal 2010 poiché l’anno successivo, nella maggior parte dei settori, si è osservata a livello globale una ripresa che ha rappresentato l’apice centrale di quella double dip cui gli economisti fanno riferimento quando parlano della recessione cominciata in seguito alla crisi dei mutui subprime del 2007.

La rilevazione si estende fino al 2015, ultimo anno per cui i dati sono disponibili, date le norme del codice civile che disciplinano la tempistica di approvazione e deposito dei bilanci d’esercizio. In quest’anno, caratterizzato dall’avvento di Expo, sono stati registrati dati decisamente incoraggianti, che hanno permesso ai macrosettori esaminati di mostrare un fatturato in crescita rispetto al 2010: considerando la città di Milano, i risultati sono +3,5% per il comparto industriale e +12,2% per quello commerciale. Le variazioni del fatturato nel periodo sono state ancora migliori per quanto riguarda i servizi, che sono stati divisi in tre segmenti: le reti materiali e immateriali che hanno fatto segnare un +14,8%, superate dai servizi di supporto alla produzione (+15,3%) e da quelli operanti nell’ambito del turismo e della cultura, nonché dei servizi alla persona (+17,8%).

L’analisi dell’ebitda (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) utilizzato come proxy della ricchezza generata attraverso la gestione caratteristica, assieme a quella sull’andamento del patrimonio netto (in costante crescita) e del rapporto di indebitamento (in netto calo), ha permesso di identificare i processi in atto di ricapitalizzazione, razionalizzazione dei costi operativi e ricerca di indipendenza dai mezzi di terzi.

L’effetto positivo di Expo 2015 sembra essere stato evidente (come prevedibile) soprattutto nel settore del turismo, dove solo nell’ultimo anno l’ebitda ha visto un aumento del 31,8%. La sfida in atto per la città metropolitana è cogliere le opportunità offerte da questo scenario di ripresa, che sta trasformando la città in uno dei principali traini dell’economia italiana.

LE START UP INNOVATIVE A CINQUE ANNI DAL REGISTRO.  A cinque anni dal Decreto Legge 179/2012, altrimenti noto come ‘Decreto Crescita 2.0’, che ha introdotto una normativa riguardante l’imprenditoria innovativa ad alto valore tecnologico, per Milano e l’Italia è tempo di bilanci. Grazie alla banca dati unificata allestita da tutti i Registri Imprese delle Camere di Commercio dislocate sul territorio nazionale, si è rilevato un numero di start up quintuplicato nell’arco di tre anni. In particolare, esse si collocano soprattutto in Lombardia (22%), Emilia-Romagna (11,9%), Lazio (9,8%), Veneto (7,8%) e Campania (6,3%).

Nonostante il numero di imprese sia in aumento, il tasso di crescita è però in diminuzione. Per esempio, sebbene Milano ospiti il 15% delle start up del Paese, il 70% di esse risulta già iscritto entro il 2015: un chiaro sintomo di ‘invecchiamento’, confermato anche dal tasso di natalità in decrescita da ormai quattro anni un po’ dovunque.

In genere, i tre quarti delle start up innovative operano nei servizi (in particolare in servizi professionali alle imprese e attinenti l’Ict), ancor di più nella città metropolitana di Milano, dove la percentuale raggiunge l’83%.

 

Per quanto concerne il numero di addetti impiegati, al III trimestre 2016 a livello nazionale si contano soltanto 2.698 start up con addetti dichiarati, per un totale di 9.169 dipendenti (ma le informazioni a nostra disposizione sono limitate perché la maggior parte delle start up non dichiara il dato relativo agli addetti). Dunque, ogni impresa innovativa ha in media 3,4 dipendenti, mentre a Milano il dato è leggermente superiore (quattro dipendenti). Per ciò che riguarda la composizione dell’azionariato, le start up innovative hanno in media circa quattro soci a livello nazionale e circa cinque soci nel territorio di Milano. Per quanto riguarda i fatturati, nel 2015, circa 3.900 imprese in Italia hanno generato un fatturato di circa 607 milioni di euro. Il 23% di questo fatturato complessivo è stato prodotto nella sola città metropolitana di Milano, da 620 imprese. Inoltre, è da segnalare che a Milano sono attive 35 start up innovative che hanno registrato un fatturato superiore a un milione di euro.