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Le prospettive di crescita a breve termine dell’economia mondiale sono favorevoli; gli scambi commerciali internazionali, in ripresa, tornerebbero a crescere nell’anno più del prodotto. I rischi per l’economia globale derivano dall’eventualità di un brusco rialzo della volatilità sui mercati finanziari,

attualmente ai minimi storici, e dal possibile acuirsi di tensioni geopolitiche. È aumentata l’incertezza sull’inflazione negli Stati Uniti, risultata inferiore alle attese nel corso dell’estate.

Nell’area dell’euro si rafforza l’attività economica, ma non l’inflazione.  Nell’area dell’euro la crescita si è rafforzata. L’inflazione è tuttavia rimasta all’1,5 per cento in settembre (all’1,1 al netto delle componenti più volatili); le pressioni di fondo sono frenate dalla dinamica salariale, che in molte economie dell’area è ancora moderata e si accompagna a margini di sottoutilizzo del lavoro tuttora ampi. Il Consiglio direttivo della BCE ritiene necessario mantenere un elevato grado di accomodamento monetario; deciderà riguardo alla calibrazione degli strumenti di politica monetaria oltre la fine dell’anno tenendo conto delle condizioni necessarie a un ritorno stabile dell’inflazione verso valori inferiori ma prossimi al 2 per cento.

Nostre stime indicano il proseguimento della crescita in Italia…  Secondo nostre stime basate sull’andamento favorevole di molti indicatori (quali la produzione industriale, il traffico commerciale e i consumi elettrici) e sulle informazioni tratte dai sondaggi, nei mesi estivi sarebbe proseguita la crescita dell’economia italiana: il PIL sarebbe aumentato a un ritmo superiore a quello del secondo trimestre e in linea con la tendenza di fondo emersa dalla fine dello scorso anno. La crescita appare diffusa: vi avrebbe contribuito l’incremento del valore aggiunto sia nei servizi sia nell’industria in senso stretto.

…sostenuta dalla domanda interna.  Gli indicatori disponibili suggeriscono che l’espansione produttiva continua a essere sostenuta dalla domanda interna. Una crescita dei consumi nel terzo trimestre, a un ritmo lievemente superiore rispetto a quello del periodo precedente, è indicata dal clima di fiducia delle famiglie e dalle immatricolazioni di autoveicoli. Nostri sondaggi presso le imprese, condotti nel mese di settembre, suggeriscono condizioni di investimento favorevoli e in ulteriore miglioramento, unitamente a un’accelerazione della spesa in beni capitali nella seconda metà del 2017.

L’attivo di conto corrente contribuisce alla riduzione del passivo con l’estero.  L’avanzo di conto corrente ha raggiunto nei dodici mesi terminanti in agosto il 2,7 per cento del prodotto e sta contribuendo a una rapida riduzione della posizione debitoria netta del Paese verso l’estero. Nei primi otto mesi dell’anno è ripreso l’interesse degli investitori esteri per i titoli italiani.

Prosegue l’aumento dell’occupazione, ma resta ampio il sottoutilizzo del lavoro.  Secondo le indicazioni congiunturali più recenti, l’incremento dell’occupazione registrato nel secondo trimestre è proseguito nei mesi estivi. Il numero degli occupati è tornato su livelli prossimi a quelli precedenti l’avvio della crisi globale; le ore lavorate sono però oltre il 5 per cento al di sotto del livello pre-crisi, segnalando un sottoutilizzo ancora ampio del fattore lavoro. Nella prima metà dell’anno le retribuzioni contrattuali e di fatto nel settore privato non agricolo sono cresciute in misura contenuta (rispettivamente dello 0,5 e dello 0,7 sul corrispondente periodo del 2016).

L'inflazione al consumo rimane debole, anche in prospettiva.  L’inflazione in Italia ha recuperato rispetto ai livelli minimi raggiunti negli anni precedenti, ma resta bassa; si è collocata all’1,3 per cento in settembre, all’1,1 per la componente di fondo. I nostri sondaggi segnalano che famiglie, imprese e operatori professionali non se ne attendono un rafforzamento significativo nei prossimi dodici mesi.

Crescono i prestiti a famiglie e imprese, ad eccezione del settore delle costruzioni.  Sono aumentati sia i prestiti erogati alle famiglie sia quelli alle imprese industriali e dei servizi; continuano invece a contrarsi i finanziamenti al comparto delle costruzioni, caratterizzato da attività ancora debole e da maggiore rischiosità. Nel complesso il credito al settore privato non finanziario è cresciuto di circa l’1 per cento in ragione d’anno in agosto. I sondaggi presso le banche e quelli presso le imprese indicano che le condizioni di accesso al credito sono accomodanti.

Con il consolidarsi della ripresa migliora la qualità del credito…  Il miglioramento delle condizioni macroeconomiche si riflette positivamente sulla qualità del credito delle banche italiane. Con il consolidamento della crescita il tasso di deterioramento del credito è tornato in linea con i valori precedenti l’avvio della crisi finanziaria. Si è al contempo accentuata la riduzione dell’incidenza dello stock di crediti deteriorati sul totale dei prestiti (scesa all’8,2 per cento, al netto delle rettifiche di valore, nel secondo trimestre), anche per effetto dell’esito della liquidazione di due istituti condotta in giugno. Le operazioni di cessione in corso di conclusione forniranno nei prossimi mesi un ulteriore significativo contributo al calo dei crediti deteriorati.

…e hanno recuperato le quotazioni delle banche italiane.  Le condizioni dei mercati finanziari italiani sono migliorate, grazie ai segnali favorevoli sulla crescita, al buon andamento degli utili e alla marcata attenuazione delle tensioni nel settore bancario. Nel corso degli ultimi dodici mesi le quotazioni delle banche italiane sono cresciute del 51 per cento, più di quelle della borsa italiana e delle altre banche europee. In ottobre, a seguito del comunicato del Consiglio di vigilanza della BCE relativo alla consultazione su una possibile integrazione alle nuove linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati, i corsi dei titoli bancari italiani si sono tuttavia indeboliti.

Il Governo conferma la riduzione dell’indebitamento netto per quest’anno…  Nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017 il Governo stima per l’anno in corso un indebitamento netto pari al 2,1 per cento del PIL, in linea con l’obiettivo indicato lo scorso aprile, e una diminuzione del rapporto tra il debito e il prodotto di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016 (al 131,6 per cento), più pronunciata di quanto stimato in primavera. 

 

…e prevede un aggiustamento più graduale nel prossimo triennio.  Nei programmi dell’Esecutivo l’aggiustamento dei conti pubblici sarebbe nel prossimo triennio più graduale di quanto prefigurato in aprile. Il sostanziale pareggio di bilancio verrebbe raggiunto nel 2020; nello stesso anno il rapporto tra debito pubblico e PIL scenderebbe al 123,9 per cento. Nostri esercizi di simulazione confermano che nel medio periodo una rilevante riduzione del rapporto tra debito e prodotto è possibile, sotto ipotesi realistiche circa l’evoluzione futura dell’economia italiana e delle condizioni finanziarie e in presenza di adeguati avanzi primari.