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Il consolidamento e la diffusione della ripresa mondiale proseguono oltre l’estate. I dati qualitativi di fiducia e ordini anticipano un autunno molto favorevole all’incremento della domanda e dell’attività produttiva. Gli impulsi espansivi vengono trasmessi da un paese all’altro attraverso il

commercio internazionale di sistemi economici altamente integrati. L’ampliamento del numero di economie che si uniscono al coro delle dinamiche positive comporta, quindi, un rafforzamento dell’intensità della crescita. Tra i mercati avanzati, continua l’espansione USA a ritmi moderati (con ormai 100 mesi consecutivi è tra le più lunghe del dopoguerra), accelera ancora l’Area euro e il Giappone procede a un passo superiore alla media pre-crisi. Nei mercati emergenti i dati puntano tutti verso l’alto, a partire dai BRIC. In questo contesto molto positivo, il segnale di allerta viene dagli anomali bassi tassi di interesse che BCE e FED stanno con cautela puntando a normalizzare. E dagli alti debiti, pubblici e privati. Il quadro delineato dal CSC a settembre viene, comunque, confermato. Per l’Italia i rischi restano sbilanciati verso una revisione all’insù delle stime di aumento del PIL. La produzione industriale sale più dell’atteso e la forbice tra i dati qualitativi e quelli quantitativi si chiude verso l’alto. Anche l’occupazione aumenta più del previsto e, diffondendo ottimismo e potere di acquisto, sostiene i consumi. Le condizioni per investire e le commesse di beni strumentali migliorano. Il credito bancario alle imprese ha smesso di cadere, ma non sostiene il rilancio del Paese; la stretta regolatoria, di recente accentuata sulle sofferenze, fa danni. La Legge di bilancio, nella composizione e nella dimensione, agisce, invece, da supporto, mentre avrebbe potuto (ed era attesa) essere restrittiva. Gli esiti elettorali in Germania, Austria e Repubblica Ceca ricordano che è concreto il pericolo di politiche nazionalistiche in risposta al profondo disagio sociale e alle paure in vasti strati di popolazione; in Europa ci sono evidenze aneddotiche di strisciante erosione del mercato unico. Il voto politico italiano nel 2018 sarà un banco di prova decisivo.

 

APPROFONDIMENTO.  La produzione industriale italiana è salita dell’1,2% in agosto, portando a +2,0% la variazione acquisita nel 3° trimestre (+1,4% nel 2°); le attese (saldo a 17,8 in ottobre da 16,2 nel 3°) e gli ordini in volume (+5,7% in luglio-agosto sul 2° trimestre) anticipano ulteriori progressi dell’attività. Le costruzioni cresco-no dell’1,8% in agosto e l’acquisito nel trimestre è di +1,2% (da - 1,0%). Tali andamenti delineano un’accelerazione del PIL nei mesi estivi, dopo il +0,3% nel 2°, con forti rischi al rialzo rispetto alle recenti stime CSC (+0,45% nel 3° e +1,5% nel 2017).

Il PMI composito segnala significativa espansione dell’attività: in settembre l’indice si è attestato a 54,3 (da 55,9 in agosto); nel 3° trimestre è a 55,5 (come nel 2°). Il PMI manifatturiero è rimasto stabile in settembre (56,3), con produzione e ordini in robusta crescita ed è avanzato nel 3° trimestre (a 55,9 da 55,5). L’indice PMI terziario è diminuito su agosto (a 53,2 da 55,1); nel trimestre è rimasto stabile su livelli elevati (54,9). L’anticipatore OCSE, in recupero da 5 me-si, preannuncia un rafforzamento della crescita a inizio 2018.

In agosto l’export italiano è salito, a prezzi costanti, del 4,2% su luglio (quando era sceso dell’1,0%). La variazione acquisita nel 3o trimestre è pari a +1,6% sul 2o (dopo +0,6%). In aumento le vendite italiane in tutte le principali macroaree di destinazione: Eurozona, altri paesi UE e mercati extra-UE. Tra i principali comparti la crescita più alta si registra nei pro-dotti intermedi (+3,3% acquisito nel 3o trimestre); seguono i beni di consumo (+1,7%) e quelli strumentali (+0,3%).

Buone indicazioni per l’ultima parte dell’anno dagli indicatori qualitativi sugli ordini manifatturieri esteri: sui massimi dal pre-crisi i giudizi delle imprese in ottobre e in area ampia-mente espansiva la componente PMI (a 56,1 in settembre).

Robusto il traino del commercio mondiale (+1,4% acquisito nel 3o trimestre), sostenuto dall’accelerazione del manifatturiero. L’euro forte, seppure in calo dopo BCE, potrebbe agire da freno: 1,16 sul dollaro, sopra i minimi di fine 2016 (1,04).

Prosegue robusto in Italia il recupero dell’occupazione: nel bimestre luglio-agosto le persone occupate sono aumentate di 108mila unità rispetto al trimestre precedente (+0,5%), +273mila complessivamente nei primi otto mesi del 2017. Continuano a crescere i lavoratori dipendenti: +356mila unità tra gennaio e agosto, di cui +275mila a ter-mine e +81mila a tempo indeterminato. Gli sgravi contributivi previsti in via permanente dalla Legge di bilancio, seppur limitati ai giovani, daranno dal 2018 nuovo slancio all’occupazione a tempo indeterminato.

Tasso di disoccupazione all’11,2% in agosto: dopo essere sceso di qualche decimo di punto, dall’11,8% di gennaio, è in stallo dalla primavera, a fronte di una forza lavoro in espansione, incoraggiata dai progressi occupazionali.

La dinamica del monte salari, trainata dal recupero dell’occupazione, resta anche nel 2017 al di sopra dell’inflazione. Ciò sostiene i bilanci delle famiglie e, insieme a una fiducia che nell’estate è tornata a puntare verso l’alto, migliora le prospettive per la spesa delle famiglie.

I dati sui consumi danno intonazione positiva per il 3° trimestre, dopo il +0,2% nel 2°. Le immatricolazioni di auto hanno guadagnato l’1,1% in settembre (+4,7% nel 3 trimestre) e l’indicatore Confcommercio è aumentato dello 0,3% tra giugno e settembre. Nei prossimi mesi dovrebbe proseguire l’espansione: il saldo dei giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni di consumo si è attestato a -9,8 in ottobre, come nel 3° trimestre (da -10,7 nel 2°); la fiducia dei consumatori è in deciso aumento: a 116,1 (+4,8 sul 3° trimestre). Tuttavia, la pro-pensione al risparmio è scesa a 7,5% nel 2° (-1,5 punti in un anno) e una sua eventuale risalita verso i valori pre-crisi (12%) frenerebbe la spesa delle famiglie.

Migliorano in settembre le condizioni per investire: il saldo dei giudizi è a 14,7 (da 8,9 in giugno); bene anche le attese a 3 mesi sulle condizioni in cui operano le imprese (saldo a 13,0 da 11,9) e le valutazioni sull’andamento degli investimenti nel 2° semestre (saldo a 15,9 da 8,9 a gennaio), in linea con le previsioni CSC. Il progresso dei giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni strumentali conferma la fase ascendente: -4,0 in ottobre, da -7,3 nel 3° trimestre (-13,3 nel 2°, ISTAT).

Nel 2018 la Legge di bilancio migliorerà i conti pubblici dell’Italia di 0,3 punti di PIL (invece degli 0,8 strutturali programmati ad aprile). Il deficit scenderà all’1,6% del PIL (dal 2,1% del 2017). È indicato allo 0,9% nel 2019 e allo 0,2% nel 2020. La manovra per il 2018 è di 0,3 punti di PIL, 0,22 per nuovi interventi e 0,49 da coperture.

Stando al Governo, la manovra avrà un impatto positivo sul PIL del 2018 pari a 0,32 punti percentuali. Costituirebbe un rischio al rialzo per la previsione CSC (+1,3%, senza manovra). Di essi, 0,18 vengono dalle spinte aggiuntive: incentivi agli investimenti privati, per 4 miliardi al 2020; sostegno all’assunzione dei giovani, per 1,9 miliardi al 2020; aiuti ai poveri, per altri 600 milioni nel 2018; rinnovo del contratto del pubblico impiego e altre spese, per 2,6 miliardi nel 2018.

L’annullamento degli aumenti delle imposte indirette (per 15,7 miliardi), che sarebbero scattati nel 2018, ridà 0,30 pun-ti percentuali alla crescita del PIL quale restrizione evitata. Le coperture, tagli di spesa e misure per aumentare la compliance fiscale, freneranno il PIL per 0,16 punti percentuali.

Nel 3° trimestre si espande a ritmi robusti l’economia dell’Area euro, sulla base dei dati qualitativi e quantitativi. La fiducia nel 3° trimestre ha raggiunto i massimi da 10 anni (indice ESI a 112,1; media storica 100,8) ed è coerente con un tasso di crescita trimestrale del PIL dello 0,7%. Altrettanto buono l’inizio del 4°: PMI composito a 55,9 in ottobre, 56,0 la media estiva.

La produzione industriale ha registrato un balzo ad agosto dell’1,4% congiunturale (+3,8% tendenziale). L’incremento è stato trainato dai due comparti più rilevanti in termini di peso relativo: +3,1% congiunturale i beni strumentali (pari al 29% dell’indice complessivo) e +1,3% i beni intermedi (34%). Le aspettative di produzione indicano una dinamica favorevole anche nei mesi invernali: 16 il saldo nel 3° trimestre (6 la media storica). Attese forti anche sull’export: 16 il saldo (7 la media storica). Nessuna evidenza ancora dell’impatto avverso dell’apprezzamento dell’euro sulle imprese esportatrici.

Domanda interna: la fiducia dei consumatori (-1,0 il saldo a ottobre, top dal 2007) contrasta con le vendite al dettaglio (ad agosto -0,5% congiunturale dopo -0,3% in luglio).

La dinamica annua dei prestiti alle imprese italiane è piatta: -0,1% in agosto (+0,3% a luglio), tenuto conto di cartolarizzazioni e altri crediti cancellati dai bilanci bancari. Il credito non è più un freno alla crescita, ma nemmeno la sostiene. Lo ostacola anche l’ulteriore stretta regolatoria in cantiere per le banche (in particolare le linee guida aggiuntive BCE sugli NPL) .

Lo stock di sofferenze bancarie è sceso in agosto a 121 miliar-di (16,6% dei prestiti alle imprese; 122 a luglio), dopo i forti cali nei due mesi precedenti (144 a maggio), ottenuti in buona misura con le cartolarizzazioni. Buon andamento anche per le grandezze al netto dei fondi rettificativi e relative ai prestiti a imprese, famiglie e altri settori: 65 miliardi, da 66 a luglio e 77 a maggio. Il flusso di nuovi NPL è sceso ai valori precrisi.

Costo del credito ai minimi: 1,6% in agosto per i nuovi prestiti alle imprese (3,5% a inizio 2014). Ciò favorisce la domanda. La BCE il 26 ottobre ha tenuto fermi i tassi ufficiali a breve (pari a zero) e ha annunciato la riduzione degli acquisti di titoli: 30mld al mese da gennaio a settembre 2018 (da 60); decisione ampiamente attesa dai mercati (BTP a 1,96% da 2,04%).

Nel 3° trimestre si espande a ritmi robusti l’economia dell’Area euro, sulla base dei dati qualitativi e quantitativi. La fiducia nel 3° trimestre ha raggiunto i massimi da 10 anni (indice ESI a 112,1; media storica 100,8) ed è coerente con un tasso di cre-scita trimestrale del PIL dello 0,7%. Altrettanto buono l’inizio del 4°: PMI composito a 55,9 in ottobre, 56,0 la media estiva.

La produzione industriale ha registrato un balzo ad agosto dell’1,4% congiunturale (+3,8% tendenziale). L’incremento è stato trainato dai due comparti più rilevanti in termini di peso relativo: +3,1% congiunturale i beni strumentali (pari al 29% dell’indice complessivo) e +1,3% i beni intermedi (34%). Le aspettative di produzione indicano una dinamica favorevole anche nei mesi invernali: 16 il saldo nel 3° trimestre (6 la media storica). Attese forti anche sull’export: 16 il saldo (7 la media storica). Nessuna evidenza ancora dell’impatto avverso dell’apprezzamento dell’euro sulle imprese esportatrici.

Domanda interna: la fiducia dei consumatori (-1,0 il saldo a ottobre, top dal 2007) contrasta con le vendite al dettaglio (ad agosto -0,5% congiunturale dopo -0,3% in luglio).

Rallenta la dinamica annua dei prezzi al consumo in Italia: +1,1% a settembre da +1,2% in agosto, molto più bassa dell’obiettivo BCE (+2,0%). Ciò è dovuto alla ridotta crescita dell’indice core (al netto di energia e alimentari), scesa al +0,8% annuo (da +0,9%). In particolare, la dinamica dei prezzi dei beni industriali è negativa (-0,1% annuo, da +0,1%), nono-stante il recupero dell’economia, date l’alta concorrenza e le ampie risorse inutilizzate, specie il lavoro. Anche i prezzi dei servizi frenano, ma la loro dinamica resta significativa (+1,3%, da +1,6%), soprattutto per quelli relativi ai trasporti e i ricettivi.

I prezzi energetici al consumo crescono del 3,4% annuo a settembre (da +4,5%), gli alimentari dell’1,3% (da +0,7%), ri-flettendo le dinamiche delle materie prime. Il petrolio Brent è salito a 57,1 dollari al barile in ottobre, da 55,6 a settembre (quando in euro registrava un +10,4% annuo), spinto dall’incertezza sull’estrazione nel Kurdistan iracheno. Le quotazioni delle commodity non-oil in dollari segnano un +0,5% in ottobre (+7,6% annuo), con un +1,3% per gli alimentari e un +2,1% per i metalli non ferrosi; calano, invece, le materie prime agricole non-food (-6,4%).

In UK gli indici PMI indicano espansione in settembre sia per il manifatturiero (55,9 da 56,7 in agosto) sia per i servizi (53,6 da 53,3, minimo da undici mesi). Più preoccupante la dinamica delle costruzioni, dove il PMI cala da quattro mesi consecutivi e fa presagire una contrazione dell’attività (48,1). Lo stallo nelle negoziazioni per l’uscita dall’UE e la debolezza del Governo May tengono alta l’incertezza e premono al ribasso la sterlina sull’euro (-13,6% dai livelli pre-Brexit), l’inflazione accelera (+3,0% in settembre da +2,9%) e continua a deteriorarsi la capacità di spesa delle famiglie (HFI-Markit -42,8 in settembre, da -43,4).

In Giappone migliorano gli indici qualitativi sull’andamento dell’economia: Tankan +22 a settembre, ai massimi dal settembre 2007. Secondo la BoJ l’ottimismo è diffuso a tutti i settori dell’economia e a alle imprese di ogni dimensione e territorio. Ciò nonostante, la Banca centrale ha dichiarato di voler proseguire la politica monetaria fortemente espansiva per raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2%, ancora molto lontano (0,7% in agosto da 0,4%).

Le dinamiche di fondo dell’economia statunitense restano positive. Gli ordini di beni capitali in settembre sono saliti dell' 1,3% su agosto, prospettando per il 3° trimestre un au-mento tendenziale del 5,4% per gli investimenti industriali (dopo il +5,0% nel 2°). Le vendite al dettaglio in settembre sono aumentate dell’1,6% su agosto (netto recupero delle auto con +3,6%, da -2,1% di agosto).

Gli indicatori congiunturali di settembre scontano gli effetti degli uragani: consistenti gli aumenti dei nuovi ordini ISM (63,0 nei servizi da 57,1, 64,6 nel manifatturiero da 60,3) a causa dello sblocco delle consegne dei fornitori e del rimpiazzo dei beni distrutti. Scendono gli occupati (-33mila da +172mila in media al mese nell’ultimo anno) e i nuovi cantieri residenziali (1.127mila da 1.183mila annualizzato); per entrambi l’attesa è di un forte rimbalzo in ottobre.

In settembre l’inflazione core rimane all’1,7%, sotto il target FED del 2%. L’aumento dei salari (+2,9% annuo da +2,7% in agosto) e la bassa disoccupazione (4,2%) danno alla FED l’estro per attuare l’atteso rialzo dei tassi a dicembre.

I PMI manifatturieri di settembre indicano continuità nella fase di espansione corale dei BRIC: in Brasile si attesta a 50,9 (invariato da agosto), in Russia a 51,9 (da 51,6), in In-dia a 51,2 (invariato) e in Cina a 51,0 (da 51,6). Positivi anche gli ultimi dati sulla produzione industriale: ad agosto in Brasile si registra +4,0% su base annua (da +2,5%), in Russia +1,5% (da +1,1%), in India +0,9% (da +1,2%) e in Cina +6,0% (da +6,4%). Restano ampi gli spazi per politiche monetarie espansive, grazie alla bassa inflazione registrata in settembre, rispettivamente: 1,6%, 3,0%, 3,3% e 1,6%.

 

Il XIX Congresso del Partito Comunista cinese rafforza la leadership di Xi Jinping, sciogliendo ogni dubbio che spaccature interne al partito potessero indebolirlo. Emergono le linee future di politica economica ed estera: restituire al Paese un ruolo geopolitico più corrispondente al suo peso economico; spostare la manifattura verso produzioni concentra-te sulla parte medio-alta delle catene globali del valore; la-sciare spazio al mercato nel fissare tassi di cambio e d’interesse; aumentare gli IDE in uscita e in entrata.