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I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall'economia internazionale si stanno riducendo. Pesano tuttavia le persistenti incertezze sulle politiche economiche nelle diverse aree. La volatilità molto bassa osservata sui mercati finanziari può essere il segnale di un'eccessiva propensione al rischio degli investitori;

il verificarsi di eventi negativi potrebbe quindi innescare variazioni rilevanti dei prezzi dei titoli.

Nell'area dell'euro la ricalibrazione degli strumenti di politica monetaria ha attenuato l'incertezza. La soluzione delle situazioni di crisi di alcuni intermediari in Spagna e in Italia ha dissipato gran parte dei rischi sistemici. I premi per il rischio sui titoli di Stato si sono notevolmente ridotti.

In Italia la vulnerabilità finanziaria delle famiglie e delle imprese è diminuita; continuerà a ridursi con il consolidamento della crescita. Un peggioramento potrebbe materializzarsi nel caso, particolarmente sfavorevole, di un forte rallentamento della congiuntura accompagnato da un rialzo dei tassi di interesse.

Diminuiscono i rischi nel settore bancario. La soluzione della crisi di alcuni intermediari durante l'estate si è riflessa in un aumento dei corsi azionari e nel calo del costo della raccolta. Con il proseguimento della ripresa economica si riducono i nuovi crediti deteriorati; anche le consistenze sono in forte diminuzione. Sono state completate alcune operazioni di cessione di sofferenze; sono in corso di definizione altre operazioni per importi elevati. Il grado di patrimonializzazione complessivo ha ripreso ad aumentare.

Nei prossimi mesi i rischi più rilevanti per le banche restano legati soprattutto alle prospettive dell'economia: un forte rallentamento della crescita influirebbe negativamente sui ricavi e sulla qualità del credito. Le pressioni sulla redditività, ancora molto bassa, renderebbero più difficile il reperimento di capitale di rischio sui mercati. Il costo del capitale dei principali intermediari, pur in significativo calo negli ultimi mesi, rimane più elevato di quello medio delle altre banche europee.

L'indice di solvibilità delle assicurazioni italiane è in aumento. Le compagnie sono meno esposte di quelle degli altri principali paesi europei a un rialzo dei tassi di interesse, per effetto del buon allineamento della durata finanziaria di attività e passività. L'elevato peso dei titoli di Stato nel portafoglio le rende tuttavia vulnerabili a fronte di un ipotetico riemergere di tensioni sulle obbligazioni sovrane.

Un eventuale aumento dei rendimenti di mercato, se in linea con il miglioramento della congiuntura, è ampiamente sostenibile dall'economia italiana. La capacità delle famiglie e delle imprese di rimborsare i debiti rimarrebbe elevata anche nell'eventualità di sostenuti rialzi del loro costo. Le analisi effettuate dalle autorità di vigilanza indicano che banche e compagnie di assicurazione italiane sono poco esposte al rischio di un aumento dei tassi. Una riduzione del rapporto tra debito pubblico e prodotto appare conseguibile anche nell'ipotesi di rialzo dei rendimenti, che si rifletterebbe lentamente sul costo medio del debito. Un alto livello del debito pubblico costituisce tuttavia un fattore di vulnerabilità; resta cruciale la credibilità dell'impegno a ridurlo.

 

Il miglioramento delle condizioni di famiglie, imprese e banche italiane, insieme al consolidamento intrapreso dalle finanze pubbliche, ha indotto alla fine di ottobre l'agenzia di rating Standard & Poor's a rivedere al rialzo il merito di credito sovrano del Paese e di alcune tra le principali banche e compagnie di assicurazione.