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L’economia globale è partita bene nel 2018. Fiducia e ordini indicano una crescita ancora in accelerazione. Vi par-tecipano coralmente tutti i principali paesi, con ritmi molto alti nell’Eurozona, dove tutte le componenti di domanda sono in ulteriore espansione. Negli USA, pendente il braccio di ferro politico sul bilancio pubblico,

la crescita trarrà alimento dall’export, favorito dall’indebolimento del dollaro, e soprattutto dallo stimolo derivante dalla riforma fiscale. Le esportazioni fanno da volano alla crescita anche delle economie emergenti. A trainare l’attività globale sono il settore manifatturiero e gli investimenti (in rapido aumento), entrambi grandi attivatori di scambi globali. Riman-gono molto favorevoli le stesse condizioni finanziarie: salgono le Borse negli USA (con quotazioni ancora più “ricche”), in Europa e Asia e una correzione è da mettere in conto; restano bassi i tassi, inclusi quelli sul BTP decen-nale, e lo spread con il Bund. Turbolenze potrebbero scaturire dall’accelerazione della normalizzazione monetaria o da shock geopolitici. Tuttavia, la BCE, visti inflazione bassa ed euro forte, resterà alla finestra per alcuni mesi; men-tre la FED, dopo l’aumento del tasso a dicembre, è decisa a proseguire i rialzi con gradualità, data la disoccupazione ai minimi. Il prezzo del petrolio è balzato a gennaio per una serie di fattori; è insieme termometro e redistributore della domanda, frenando negli avanzati quella domestica; verrà calmierato dall’estrazione di shale oil americano.

L’Italia partecipa al rinnovato slancio dell’economia globale, attraverso l’ottima perfomance dell’export (confermata dagli ordini) e degli investimenti (saliti i giudizi sulle commesse interne e le attese dei produttori di beni strumentali). Il buon avvio nel nuovo anno controbilancia il minor trascinamento dal 2017, dovuto alla dinamica sotto le attese della produzione industriale nel 4° trimestre. Restano positive anche le prospettive per l’occupazione, stando alle inten-zioni delle imprese, ma sono contrastanti i segnali sull’irrobustimento dei consumi. Per consolidare la risalita italiana, che resta molto inferiore a quella europea, sono decisive le scelte di politica economica dopo le elezioni