La presente informativa è resa, anche ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” (“Codice Privacy”) 
e degli artt. 13 e 14 del Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”), a coloro che si collegano alla presente edizione online del giornale Tribuna Economica di proprietà di AFC Editore Soc. Coop. 

Leggi di più

Gli investimenti provenienti dall’estero sono all’origine del 36% della ricchezza prodotta nell’UE e di 7,6 milioni di posti di lavoro. Nel 2016 l’Unione europea ha ricevuto 280 miliardi di euro in investimenti esteri. La Svizzera (55 miliardi di euro) e gli Stati Uniti (54 miliardi di euro) sono i più grandi investitori. Anche se questi investimenti hanno

dato forse un po’ di respiro ai paesi vittime della crisi, le acquisizioni di infrastrutture strategiche da parte di compagnie straniere preoccupano i governi europei. Ci possono essere investimenti russi o cinesi, ad esempio, dietro gli acquisti di infrastrutture per l’energia e il trasporto.

Il monitoraggio degli investimenti stranieri diretti.  Dodici stati europei, fra cui l’Italia, dispongono di meccanismi per esaminare i rischi legati agli investimenti stranieri diretti. Anche alcuni altri paesi, come gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina, la Russia e l’Australia monitorano gli investimenti stranieri diretti.

In seguito a una richiesta del Parlamento europeo e degli stati membri, il 13 settembre 2017 la Commissione europea ha presentato una proposta per un quadro normativo per il monitoraggio degli investimenti stranieri. L’ordine e la sicurezza pubblici sono le ragioni citate per questo monitoraggio.

La proposta contiene un quadro europeo per l’esame degli investimenti diretti da parte degli stati membri e un meccanismo di cooperazione fra la Commissione e gli stati per valutare l’impatto sulla sicurezza anche in paesi UE terzi e per aumentare la trasparenza delle acquisizioni.

 

Alcuni investimenti che riguardano programmi quali Horizon2020 e Galileo sarebbero soggetti a questo esame.