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Una buona notizia per chi ama fare shopping sulla rete: dalla fine del 2018 le restrizioni geografiche -come il reindirizzo automatico- non esisteranno più. Fare acquisti online è ormai un’abitudine per molti europei. Che si tratti di vestiti, prodotti elettronici, arredamento o elettrodomestici, il 57% degli europei ha comprato qualcosa online nel 2017.

Per chi frequenta la rete, lo shopping è una delle attività preferite: il 68% degli utenti di internet hanno comprato da negozi online nel 2017. Lo shopping online è un’attività che non conosce frontiere: nel 2017 un terzo dei consumatori ha fatto acquisti in negozi in un altro paese UE. Tuttavia in questo caso esistono ancora diverse barriere che impediscono ai consumatori di comprare ciò che desiderano nel negozio e nel paese di loro scelta.

Uno studio della Commissione europea ha analizzato migliaia di siti internet di e-commerce in tutta l’UE e ha scoperto chesolo nel 37% dei casi gli utenti di un paese UE sono riusciti a completare gli acquisti su un sito di un altro paese UE. Nel resto dei casi gli utenti si sono trovati di fronte a qualche tipo di restrizione, chiamata appunto geo-blocking o blocco geografico.

Cos’è il geo-blocking?  I blocchi geografici, o geo-blocking, sono restrizioni di diverso tipo che i siti di e-commerce applicano in base alla nazionalità, al luogo di residenza o di connessione dell’utente.

Ad esempio, una persona in Italia vuole comprare un capo di abbigliamento su un sito francese. Lo mette nel carrello, controlla di aver scelto la taglia e il colore giusti e clicca su “Procedi all’acquisto”. A quel punto sullo schermo appare il messaggio “la stiamo reindirizzando sulla pagina italiana del sito” e automaticamente appare la versione italiana del sito, in cui l’articolo scelto però non è disponibile. Questo è il re-indirizzo automatico ed è uno dei tanti modi in cui si manifestano i blocchi geografici, impedendo ai consumatori di scegliere i negozi online che preferiscono.

 Questa discriminazione dei consumatori basata sul luogo può avere anche altre forme. Alcuni siti di e-commerce non accettano modalità di pagamento (ad esempio carte di credito) di un altro paese europeo, oppure, nei siti in cui esiste la registrazione, l’utente non riesce a registrarsi se ha un indirizzo in un altro paese UE.

Cosa sta facendo il Parlamento europeo?  Il Parlamento europeo vuole che questo tipo di discriminazione cessi. I cittadini devono poter vivere in un mercato unico veramente integrato, sia che si tratti di negozi reali o di negozi “virtuali” di e-commerce Gli eurodeputati votano martedì 6 febbraio il regolamento che pone fine ai blocchi geografici per gli acquisti online. Grazie alle nuove regole i negozi online in tutta l’UE devono dare accesso a beni e servizi in vendita a tutti i consumatori UE indipendentemente da dove si trovino nell’Unione.

Le nuove regole si applicano a un larghissimo spettro di prodotti e servizi. Riguardano infatti non solo la vendita di beni materiali come vestiti, accessori, arredamento ed elettrodomestici, ma anche quella di servizi online come l’acquisto di spazi per siti internet e servizi di cloud. Le regole assicurano inoltre che non ci siano blocchi geografici e discriminazione nell’acquisto di servizi che l’utente utilizzerà nel paese del venditore: biglietti per concerti, ingressi a mostre e parchi di divertimento, noleggi di auto. Le nuove regole entreranno in vigore prima della fine del 2018.

 

E per altri beni e servizi?  Il Parlamento europeo si è assicurato che la Commissione europea effettuerà una valutazione sulla fine dei blocchi geografici entro due anni dall’entrata in vigore delle nuove norme. La valutazione considererà anche se introdurre i prodotti ancora esclusi, cioè quelli coperti da diritti d’autore, come musica e e-books, e i prodotto audiovisivi.